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Politica e media.
Ognuno faccia la sua parte

Basilicata

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GENTILE direttore, gentili lettori,
non so se i dirigenti del Pd (coma auspica Alfredo Reichlin, citato da Antonio Ribba e molto apprezzato da me), debbano scrivere editoriali per far conoscere le proprie idee. Di certo non possono pensare di far politica senza interagire e confrontarsi con il mondo della comunicazione e dell’informazione. Con tutti i rischi, ma anche con le opportunità che ciò comporta.
Quindi, senza giri di parole, veniamo subito ai fatti. Le diverse notizie e le opinioni su episodi o fatti connessi a singoli esponenti del Pd, più che al Pd stesso, e da ultimo a Giovanni Casaletto, e i silenzi da te deprecati (o la reazione brusca di Roberto Speranza) vivono e si alimentano in un clima di sfiducia che investe le istituzioni e la politica italiana e lucana nel contesto di una crisi economica e sociale senza precedenti. A questo si aggiunge il clima di smarrimento che si respira in Basilicata sul tema dell’ambiente, che rimane una questione fondamentale, addirittura di carattere identitario, sia per la connotazione e per la storia del popolo lucano, che per grandi fatti socio - politici quali la battaglia di Scanzano.
Prima la politica. Non so come uscirà l’Italia da questa fase difficilissima, ma mi sento confortato come tanti dall’azione incisiva e dalla moderazione del presidente della Repubblica Napolitano.
Sono convinto che servirebbe un accordo fra tutte le forze per un governo transitorio che metta l’Italia al riparo dalle speculazioni finanziarie e rimetta in moto l’economia, il lavoro e lo sviluppo. Ma in ogni caso la democrazia è la vera medicina del male italiano, e come è già accaduto in altri Paesi il ricorso alla responsabilità del corpo elettorale può comunque aiutare.
In Basilicata si è votato appena un anno e mezzo fa, con un responso elettorale chiaro, che ha assegnato ancora una volta il governo della Regione al centrosinistra confermando il forte ruolo del Pd. Da noi quindi non è all’ordine del giorno il tema delle elezioni e di conseguenza la discussione politica riguarda altre questioni, che, per il rispetto che si deve agli organismi dirigenti del Pd, mi riprometto di affrontare nelle sedi opportune. D’altra parte il presidente De Filippo conduce con autorevolezza, anche nelle relazioni nazionali, il governo regionale che è impegnato su molti fronti. Qui voglio solo riportare qualche domanda, che mi sembra di cogliere nell’ampia platea di persone a vario titolo interessate alla politica lucana e al Pd: ma non sarà che il problema risiede proprio nella continuità di governo (16 anni) da parte del centrosinistra? E una prolungata mancanza di alternanza non contribuisce ad allentare la relazione tra il “partito - regione” e i cittadini? O magari il Pd, sentendosi “invincibile”, allenta i meccanismi di controllo interno? Oppure in un centrosinistra multiforme quale è quello lucano tutte le contraddizioni e tutti i dissensi si scaricano sul Pd? Qualunque ipotesi si voglia fare (queste o altre altrettanto interessanti) il gruppo dirigente del Pd deve operare una analisi profonda, capace di inquadrare la funzione del partito e del suo gruppo dirigente nella fase che viviamo; deve saper approntare soluzioni credibili ai nodi irrisolti e ai problemi che si addensano avendo la capacità di far prevalere fino in fondo le esigenze della comunità e lo spirito pubblico, mettendo da parte la competizione interna (e la troppa attenzione rivolta alla ricerca del consenso) che rischia di fare della grande ricchezza del pluralismo politico la ragione prima della sua crisi.
Non credo sia giusto caricare solo sul giovane segretario Roberto Speranza le responsabilità che attengono alla storia collettiva di un gruppo dirigente di un partito complesso e portatore di contraddizioni ed esperienze diverse. Il Pd deve chiamare alla partecipazione attiva e alla responsabilità gli uomini e le donne che governano gli enti locali, deve saper trasmettere a manager pubblici, burocrati e tecnici un messaggio chiaro per il rispetto rigoroso e sostanziale della imparzialità dell’operare pubblico, in particolare sul tema del lavoro. Le attuali difficoltà del gruppo dirigente del Pd non autorizzano però nessuno a descrivere un partito fatto di migliaia di militanti come una sorta di associazione finalizzata a perseguire interessi dei singoli.
Le tante critiche espresse nei confronti di azioni o di persone del Pd, che il quotidiano ospita tutti i giorni, sono legittime e devono servire da sprone al partito. Sono tra l’altro espresse in gran parte da elettori del Pd e del centrosinistra, da progressisti che hanno militato in diverse epoche nei partiti di questo campo politico. Conosco personalmente molte di queste persone, con loro ho avuto modo di dialogare in diverse occasioni e sono convinto che il loro intento non è quello di distruggere il Pd anche perché penso che tanto gli editorialisti, quanto la stessa direzione e redazione del Quotidiano comprendano che la politica non può fare a meno dei partiti, che restano (al di là dei tanti limiti che sarebbe persino troppo semplice enumerare) un pilastro vero della democrazia, perché sono lo strumento che permette di far confrontare gli interessi dei territori, dei ceti sociali, delle diverse categorie. In tanti piccoli Comuni l’impegno politico e amministrativo è particolarmente difficile, e richiede uno spirito di servizio particolare. Certo, i partiti non sono l’unica forma attraverso la quale possono e devono esprimersi i cittadini che si interessano alla cosa pubblica. Ma attenti a demonizzarli, a non capre che un mondo che non riesce a riformare (e quindi a “salvare” i partiti) diventa sempre di più ostaggio di avventure ed avventurieri.
Vorrei ricordare che anche i temi ambientali di recente attualità e cronaca, oltre che vivere sulla stampa e in tv, sono stati oggetto di discussioni serrate in Consiglio regionale e nelle Commissioni, su richiesta dell’opposizione e del gruppo del Pdl in particolare che a norma di Statuto ha chiesto la convocazione di sedute straordinarie del Consiglio su questi temi e l’istituzione della Commissione speciale d’inchiesta. Chi ha seguito la seduta consiliare di giovedì 3 novembre, ha potuto assistere ad un confronto molto serio e rigoroso, nel quale le opposizioni hanno sottolineato le criticità dell’azione dei diversi governi regionali che si sono succeduti, ma è emersa anche la consapevolezza della capacità di impostazione e di analisi e di assunzione di responsabilità da parte dei consiglieri di maggioranza ed in particolare di quelli del gruppo Pd.
Le “relazioni corte”. Purtroppo in una regione piccola come la nostra, dove le relazioni corte finiscono per condizionare anche la percezione dell’agire politico, ed in tempi di crisi, che aumenta il bisogno del lavoro, tutto diventa “sospetto”. Anche ciò che un lavoro non è. Può accadere così che un giovane dirigente del Pd vinca una borsa di studio fra pochi concorrenti e questo diventi motivo di scandalo se non addirittura di criminalizzazione di questo ragazzo, fino al punto che l’iscrizione al Pd finisca per diventare motivo, a seconda dei punti di vista, o per accettare la disoccupazione o per essere usurpatore di bisogni altrui. Credo molti convengano sul fatto che viviamo una sorta di “guerra civile fatta con altri mezzi”, cioè con parole a volte fuori posto che diventano pietre scagliate nel mucchio. E che non colgono comunque la giusta esigenza avvertita in particolare nel Mezzogiorno d’Italia di un cambiamento vero, civile e democratico, che coinvolga le giovani generazioni indicando una prospettiva. Sia chiaro, la notizia non poteva essere non pubblicata. Semmai, più semplicemente, sarebbe il caso di evitare imprecisioni, che non aiutano a chiarire il senso delle questioni. E d’altro canto al mio amico Giovanni Casaletto suggerisco di non prendersela tanto sul piano personale perché al di là del singolo caso vi è un problema più complessivo che riguarda la credibilità del Pd e del centrosinistra lucano che va affrontata sul piano politico e con una assunzione collegiale di responsabilità. In una intervista del 15 settembre scorso a questo giornale Marcello Pittella ha spiegato molto bene a quali pressioni e a quali domande stringenti viene sottoposta la politica da parte di tante persone che cercano lavoro e risposte ai propri problemi. Storie di disperazione o semplici difficoltà quotidiane che «assediano» la politica e i rappresentanti istituzionali. E che molto spesso finiscono per mostrare il lato fragile delle «relazioni corte». Anche su questo dobbiamo fare autocritica ed offrire una risposta politica, che sappia coniugare diritti, regole e opportunità.
Politica e media. La politica, quindi, deve fare la sua parte, costruendo posizioni e analisi, proponendo soluzioni ai problemi, confrontandosi con i cittadini, i soggetti sociali, le comunità. Utilizzando la vecchia formula delle assemblee e degli incontri, del dialogo e del colloquio con i singoli cittadini, deve saper comunicare con i tutti i mezzi che la società moderna e le tecnologie offrono, deve mostrare il coraggio della verità e di affrontare la realtà e anche le cose spiacevoli, trovando la forza di emendarsi e di andare avanti. E’ questa la vera funzione della politica.
Ci sono stati in questi anni rapporti complicati e non sempre “convenzionali” fra mondo dell’informazione e mondo della politica e delle istituzioni, connotati a volte da troppa vicinanza e da repentini allontanamenti, che non hanno fatto bene né all'uno né all’altro mondo. Vi sono esponenti politici, anche del Pd, che troppo spesso cercano di usare la stampa per dire e non dire cose che andrebbero dette in maniera chiara e trasparente nelle sedi opportune. E qualche volta i giornali entrano nel confronto politico interno sponsorizzando eccessivamente, fino ad assumerle, posizioni di correnti e sottocorrenti interne al Pd. Ovviamente reazioni che spostano il confronto su connotazioni geografiche non aiutano e tuttavia non ci si può soffermare più di tanto su una espressione colorita che è al di fuori dello stile moderato e misurato del segretario del Pd. Anch’io ho utilizzato in dibattiti pubblici espressioni colorite e dirette, che vanno considerate per quello che sono: battute ad effetto che servono ad alimentare il dibattito e la polemica di una sera. Se può servire a rasserenare gli animi, vorrei emendare qualche mia intemperanza. Anche perché spero che adesso si riducano i corti circuiti, che ognuno rientri di più nella propria parte, esercitandola con serenità, sapendo che l’informazione deve essere libera, e non certo neutrale (l’informazione non è mai neutra), e che fa il suo mestiere quando riporta i fatti e alimenta il dibattito. Può piacere o no (anche a me tante volte non piace, e non manco di segnalarlo agli interlocutori), ma, appunto, se si riportano fatti di interesse pubblico e se si alimenta la battaglia delle idee non ci si può proprio lamentare. I mezzi di informazione, nella loro autonomia, possono cioè decidere di assumere determinate posizioni, di sostenere campagne d’opinione, ed anche di dare l’impressione di sostenere questo o quel progetto politico. L’importante è che ciò avvenga in piena trasparenza.
E che chi fa politica deve accettare il rischio di critiche che a volte possono non avere fondamento. Per quanto mi riguarda lo stile migliore è risultato essere quello di Filippo Bubbico, che, a suo tempo, seppe resistere con fermezza e serenità a critiche talvolta feroci di alcuni amici opinionisti e talvolta politicamente interessati.
Vincenzo Folino
presidente del Consiglio regionale della Basilicata

«Al mio amico Giovanni Casaletto suggerisco di non prendersela tanto sul piano personale perché al di là del singolo caso vi è un problema più complessivo che riguarda la credibilità del Pd e del centrosinistra lucano che va affrontata sul piano politico»
«Per quanto mi riguarda lo stile migliore è risultato essere quello di Filippo Bubbico, che, a suo tempo, seppe resistere con fermezza e serenità a critiche talvolta feroci di alcuni amici opinionisti e talvolta politicamente interessati»
«Non credo sia giusto caricare solo sul giovane segretario Roberto Speranza le responsabilità che attengono alla storia collettiva di un gruppo dirigente di un partito complesso e portatore di contraddizioni ed esperienze diverse»

Vincenzo Folino

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