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Distrutto un uliveto nel Vibonese
dell’imprenditore Pietro Lopreiato

Basilicata

La cooperativa sociale Talità Kum ha precisato che "il terreno in oggetto non rappresenta un bene confiscato alla mafia e non è di poprietà della cooperativa che non lo accudisce a nessun titolo"

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La cooperativa sociale Talità Kum in merito alla notizia di ieri «Distrutto nel vibonese uliveto su terreno confiscato alla mafia», ha voluto precisare che «il terreno in oggetto non rappresenta un bene confiscato alla mafia e non è di poprietà della stessa cooperativa che non lo accudisce a nessun titolo. Il terreno oggetto della vile intimidazione appartiene all’imprenditore olivicolo Pietro Lopreiato, il quale intrattiene con la cooperativa rapporti di natura commerciale essendo uno dei fornitori della società impegnata nella commercializzazione di prodotti tipici calabresi, tra i quali olio extravergine di oliva biologico». La nota di precisazione è a firma di Giovanni Pileggi, presidente della cooperativa sociale Talità Kum.
Intanto in merito all'incendio e alle circa mille piante di ulivo distrutte in un terreno a Sant'Onofrio è intervenuto il segretario generale della Cgil di Vibo Valentia, Franco Garufi: «La misura è colma. La distruzione dell’oliveto dimostra che la 'ndragheta vibonese non sopporta la presenza nel territorio di iniziative economiche autonome ed innovative, capaci di rompere la subalternità e l’assuefazione ai voleri della criminalità organizzata».
«In diversi comuni della provincia di Vibo Valentia - prosegue la nota – gli attentati si ripetono a cadenza ormai quasi quotidiana e colpiscono chiunque tenti di alzare la testa e di affermare il diritto al lavoro ed alla legalità. La Cgil esprime la propria solidarietà ai soci della cooperativa ed ai parroci di Stefanaconi e di san Nicola da Crissa. Non è più possibile, tuttavia, limitarsi alle dichiarazioni: occorre costruire iniziative concrete e forti per contrastare il tentativo dellàndragheta di affermare nel territorio le sue regole violente. L’azione dello Stato è fondamentale, ma da sola non basta. Deve mobilitarsi la società civile che in questo territorio sembra a volte impaurita, altre ripiegata su stessa, ad occuparsi esclusivamente della propria quotidianità».
«E' una situazione – aggiunge Garufi – non più tollerabile che richiede un’immediata attivazione di tutte le forze sane. La Cgil propone a tal fine alle altre organizzazioni sindacali, alla Chiesa, all’associazionismo democratico, un’occasione di confronto per dare vita ad iniziative unitarie capaci di coinvolgere l’intera società civile vibonese».

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