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I Claps annunciano causa per
maxi-risarcimento: «Un milione per ogni anno»

Basilicata

Respinta la richiesta della curia potentina: la Chiesa non può costituirsi parte civile. Il legale dei Claps vuole la verità sui complici di Restivo

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POTENZA - Il prossimo passo sarà questo: chiedere a chi aveva l’obbligo di vigilare, che risarcisca i parenti di una sofferenza che si poteva evitare senza troppi sforzi. Se Don Mimì Sabia (nel riquadro)avesse controllato cosa facevano e dove andavano i ragazzi che frequentavano i locali della canonica della chiesa della Trinità forse Elisa non sarebbe morta. Di sicuro la madre avrebbe avuto un corpo su cui piangere la sua disperazione, mentre ha dovuto aspettare 17 anni solo per sapere che ogni speranza era andata persa poche ore dopo l’ultimo saluto a sua figlia, più un’anno e mezzo ancora per toccare quel feretro dipinto di bianco.
La famiglia Claps chiederà i danni per tutto questo. Li chiederà alla curia potentina o forse proprio al Vaticano. Lo ha annunciato ieri mattina l’avvocato Giuliana Scarpetta dopo avere incassato la decisione del gup Elisabetta Boccassini, che ha respinto la richiesta avanzata dalla diocesi del capoluogo e della chiesa della Trinità di costituirsi come parte lesa nel processo contro Restivo per l’omicidio di Elisa, assieme ai suoi familiari, al Comune di Potenza e all’associazione “Telefono rosa”.
Il giudice ha affermato la «negligenza», a suo dire evidente, di chi come Don Mimì Sabia, aveva il compito di controllare cosa succedeva tra le mura del tempio di via Pretoria. Ha aggiunto che di qui a breve potrebbe persino materializzarsi un conflitto con gli esiti dell’inchiesta bis sul giallo di Potenza, quella sulle eventuali complicità nell’occultamento del corpo. A introdurre la questione del fascicolo ancora aperto erano stati poco prima gli stessi pm che se ne stanno occupando, Rosa Volpe e Luigi D’Alessio. I due magistrati tra tutti i presenti ieri mattina nell’aula della Corte d’assise del Palazzo di giustizia di Salerno sono gli unici a conoscere fino in fondo gli elementi già raccolti dagli investigatori della squadra mobile di Potenza. Eppure avevano espresso parere favorevole alla costituzione della diocesi del capoluogo e della chiesa della Trinità. Ma il gup sul punto si è mostrato inflessibile: se ancora c’è un’indagine aperta, o la si chiude e si dice una volta per tutte che gli uomini di chiesa ne stanno fuori, o si deve prendere sempre in considerazione la possibilità che prima o poi ci rientrino anche loro. Agli atti del processo contro Restivo ci sono già le contraddizioni del viceparroco della Trinità, Don Wagno De Oliveira e Silva, quelle delle donne delle pulizie, senza prendere troppo sul serio l’equivoco del vescovo Agostino Superbo sul “cranio” della ragazza, e il fantomatico “ucraino” apparso nelle prime ore dopo il ritrovamento del corpo. L’avvocato Giuliana Scarpetta ha rincarato la dose indicando le dichiarazioni rese agli inquirenti dallo stesso Superbo e dal suo precedessore, Ennio Appignanesi, che hanno parlato di una chiesa “extraterritoriale”, fuori dal loro controllo, dove l’ultima parola spettava sempre a Don Mimì Sabia. L’occultamento del corpo qui non c’entra, ma secondo il legale della famiglia Claps i due vescovi avevano un obbligo di vigilanza ulteriore nel senso che se il parroco della Trinità non vigilava sulla sua chiesa loro dovevano vigilare sulle sue mancanze e rimuoverlo di lì non appena si sono accorti che sfuggiva alla loro guida. Invece si sono fatti soggiogare e adesso a rischio è l’intera diocesi del capoluogo.
Dunque il gup Boccassini ha riequilibrato il conto delle decisioni nella querelle tra la chiesa potentina e i Claps, dopo che aveva respinto la citazione della famiglia che pensava di processare le colpe dei sacerdoti già nel processo contro Restivo. Solo nel caso in cui fosse stato ancora vivo don Mimì Sabia, ad avviso del giudice, lui e soltanto lui si sarebbe potuto considerare come un eventuale responsabile civile, nel senso che nei suoi confronti si sarebbe potuto intentare una causa di risarcimento. Peraltro, sempre secondo la Boccassini, non essendo Danilo Restivo organico della Curia, i vescovi non avrebbero alcun tipo di responsabilità.
Servirà quindi una causa autonoma davanti a un giudice civile. «Chiederò 18 milioni di euro - ha annunciato l’avvocato Scarpetta con l’espressione di chi fa una battuta, ma neanche tanto - Un milione per ogni anno che è passato dal giorno della morte di Elisa».

Leo Amato

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