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Restaino è un caso politico.
Si tenta l'azzeramento della giunta

Basilicata

I big democratici si sono “imballati” nei litigi la patata bollente ora è tutta di De Filippo. Il governatore non ha gradito il dibattito acceso e ora cerca una soluzione “bis”

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POTENZA - E’ ora? La riunione dei maggiorenti del Pd lucano non ha risolto il “caso” Restaino e offerto indicazioni sulla filosofia per la composizione della nuova giunta regionale. In buona sostanza il dibattito che Speranza auspicava di incardinare sui binari del “non facciamoci troppo male” e dell’autocritica morbida con lo “stratagemma” linguistico della «necessità di discontinuità» (per evitare di chiedere chiaro e tondo a Restaino di farsi da parte), è deflagrato violentemente. Sono volati stracci. Accuse. “Avvertimenti”.
Insomma per dirla senza troppi giri di parole si è partiti da una situazione complicata e si è arrivati in pieno “caos”. Da questo punto di vista la Direzione - Assemblea regionale del Pd non ha svolto il delicato ruolo a cui era chiamata. Lo si è compreso già ieri. Nei corridoi del palazzo del consiglio regionale (si è svolta la seduta dedicata al Question time) un pò tutti, anche gli esponenti stessi del Pd, avanzavano ipotesi, si facevano domande senza che emergesse una idea chiara sul come procedere.
Va da sè, che a De Filippo la “gestione” della seconda parte del dibattito in Direzione del Pd non per niente piaciuta. A caldo, nella replica finale della Direzione del Partito democratico (pochi prima di mezzanotte di lunedì scorso) il governatore ha stigmatizzato le parole di Restaino invitando chiunque veda “trame oscure” a denunciarle agli organi competenti.
Ma il disappunto principale del presidente della giunta è parso essere di natura politica. Sia perchè ora la “patata bollente” passa completamente nelle sue mani (ieri mattina a quanto pare ha ricevuto delega dal segretario democratico Roberto Speranza di avviare il confronto con le forze di maggioranza per cercare una soluzione) e sia perchè nonostante avesse fatto esplicita domanda durante la Direzione democratica sul come precedere nessuno ha ritenuto di chiarire il pensiero del partito.
Ma soprattutto De Filippo continua a insistere che un Pd forza di governo e di responsabilità deve essere una roccaforte unita e non il partito delle sfide e delle correnti.
Non è così. E ora la via è complicata. Innanzitutto l’assessore Erminio Restaino (al di là delle stilettate nella riunione del partito) rimane ben saldo nella sua volontà di restare in giunta. Lui non si muove. Lo ha ribadito ieri mattina al cronista. Oltretutto non sono uscite decisioni al proposito dalla Direzione del partito. La palla passa quindi alla mediazione. Ma non sarà semplice. Tutt’altro.
Restaino insomma non può essere defenestrato. Oltretutto ieri, molti sono stati tra assessori e frequentatori del Palazzo che hanno “battuto il 5” all’assessore in segno di stima e solidarietà.
Rimane quindi, la via della concertazione con i partiti del centrosinistra e un azzeramento totale della giunta per poi farla rinascere orfana di Restaino. Insomma un De Filippo bis basato su obiettivi programmatici (per rispondere alla crisi economica e sociale globale) semplici e chiari con una ripartenza generale. Ovvio che è una operazione che dovrebbe essere varata a stretto giro. Poi successivamente attraverso il dialogo con i segretari di partito presentare una nuova squadra di assessori. Evidentemente questo non escluderebbe di cambiare deleghe magari spostando qualche attuale assessore da un Dipartimento a un altro. Questa soluzione potrebbe permettere anche di “spostare” Agatino Mancusi dall’Ambiente a un altro Dipartimento: ormai non c’è dibattito consiliare in cui l’assessore non sia “vittima” del fuoco incrociato di consiglieri non “simpatizzanti” del segretario regionale dell’Udc. E’ una ipotesi. Probabilmente non la sola. Ma è chiaro a tutti che oltre a Restaino ci sono altri assessori (Mazzocco su tutti) in bilico.

Salvatore Santoro

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