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Zumpano, l'allarme di Legambiente
sui rischi del multisala

Basilicata

Il neo presidente di Legambiente Calabria, Francesco Falcone, lancia l'allarme sul Multisala di Zumpano: «A repentaglio la vita delle persone»

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«E’ singolare aver pensato di realizzare una infrastruttura di servizio, in un’area ad alto rischio ponendo ad eventuale repentaglio l’incolumità di centinaia di persone». Queste le parole preoccupate del neo presidente di Legambiente della Calabria, Francesco Falcone, circa la realizzazione a Zumpano del Centro Multisala Cinema in un’area ad alto rischio idrogeologico.
La cittadella commerciale di Zumpano, secondo Legambiente, è un ennesimo caso di sistema di gestione del territorio che non tiene conto del contesto geologico in cui insiste una struttura realizzata nelle immediate vicinanze del fiume Crati (il principale corso d’acqua della Calabria) e sotto una collina argillosa, che ad ogni pioggia registra movimenti franosi. Per queste peculiarità nel 2001 il Pai ha classificato l’area ad altissimo rischio franoso per quanto riguarda la parte collinare e a rischio alluvione per la vicinanza con il Crati.
«Purtroppo quello di Zumpano - aggiunge Falcone - non è un caso isolato di malsana gestione del territorio in provincia di Cosenza, che vede gran parte dell’area urbana aggredita da una cementificazione selvaggia, troppo spessa avallata da permessi e concessioni edilizie discutibili. A Rende nell’alveo del fiume Emoli presso la SS 19 in Via Volta, si sta realizzando un fabbricato condominiale di 10 piani».
A difesa dell’immobile sull’argine destro del fiume sono stati posizionati dei blocchi di calcestruzzo che dovrebbero deviare il corso del fiume e difendere in caso di piena il fabbricato. Il Presidente del Circolo di Legambiente Cosenza, Giuseppe Veltri, in una nota denuncia la «devastazione del territorio, l’aggressione ai fiumi, la messa in pericolo delle vite umane e i danni che potrebbero scaturire se tutto continua a permanere nello stato attuale: non vigilanza del territorio, non rispetto delle normative nazionali e regionali in materia urbanistica, silenzio e compiacenza delle istituzioni verso le lobby del cemento».

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