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Cosenza, inchiesta "Orchi" su abusi
ad un disabile mentale. Pm: «vanno condannati»

Basilicata

La difesa dice che i rapporti erano consensuali, tutto si gioca sulla capacità d’intendere della vittima. Il pm chiede 20 anni di carcere per il gruppo che abusò di un disabile: «Gli orchi vanno conda

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Era diventato un giocattolo sessuale, da utilizzare a proprio piacimento; la storia è quella di un ragazzo di 27 anni, con disagi psichici, e ieri c'è stata la richiesta pene del pm Antonello Bruno Tridico per le dieci persone che hanno scelto il rito abbreviato. Altri tre protagonisti di questa vicenda, maturata in un contesto di incredibile degrado sociale, hanno scelto invece il rito ordinario. Tutti sono accusati di violenza sessuale, anche di gruppo, aggravata da pratiche particolarmente violente.
Abbiamo a che fare, ha ricordato il gip Marletta nella sua ordinanza, con rapporti anali, orali e sadomaso. Gli attuali indagati avrebbero utilizzato a loro piacimento Antonio, costretto a partecipare ai loro giochi erotici sia passivamente che attivamente. I luoghi sono i più disparati: dal chiosco per le fototessere alla palestra di via Milelli, passando per i casolari abbandonati della periferia. Un rapporto sessuale si sarebbe consumato anche all'interno di una roulotte, con un letto e le tende ai finestrini ha ricordato Antonio (il nome è di fantasia) ai carabinieri. Tale roulotte si trovava in via Popilia, nei pressi di uno sfasciacarrozze. Lì il giovane sarebbe stato costretto dal suo violentatore (che si faceva chiamare “Pinuzzo”) ad essere protagonista sia attivo che passivo di quell'abuso. E in un'occasione Pinuzzo, ex usciere del Comune di Cosenza, che aveva conosciuto tre anni prima in una pizzeria alle porte del centro storico, gli diede 20 euro a rapporto consumato; in un'altra, invece, pretese da Antonio la stessa cifra per comprare per sè una catenina d'oro. Dicendogli che era una cosa normale, uno degli indagati avrebbe portato Antonio a fare sesso in una casa abbandonata vicino all'Aci in via Popilia e anche alla palestra aperta della scuola di via Milelli.
Le pene richieste sono state di quattro anni di reclusione per Giuseppe Santoro, 55 anni, a cui il pm ha contestato la scarsa collaborazione e pure la particolare violenza di alcune pratiche sadomaso messe in atto nei confronti della vittima. Tre anni sono stati invece richiesti per Massimo Lo Monaco, 39 anni, e Ferdinando Mele, 55, cui è contestata solo la violenza semplice e non di gruppo. 3 anni e 4 mesi per Pasquale Andali, 51, Giuseppe Pugliese, 49, Antonio Donvito, 35 Cosimo Pastorella, 46, Vincenzo Gagliano, 59. E’ stata stralciata invece la posizione di Aldo De Rose, 56 anni, per un impedimento professionale del suo avvocato Paolo Pisani. Un ultimo imputato, Antonio Santoro, 66 anni, aveva chiesto il rito abbreviato condizionato alla presentazione di ulteriori elementi di prova. La documentazione presentata dai suoi avvocati è stata però giudicata dal gip Salvatore Carpino irrilevante ai fini della vicenda.
La posizione dell’imputato quindi sarà definita nel corso del processo ordinario. Ovviamente tutto il processo di gioca sulla capacità della vittima di esprimere un valido consenso. I vari atti sessuali sono stati riconosciuti dagli indagati, i quali hanno affermato che la vittima era pienamente consensiente. Vi sono però le perizie effettuate, tre in tutto, che affermano che Antonio ha ritardi psichici e soprattutto non riesce a dire di no. Il processo riprenderà il prossimo 22 novembre, e il collegio difensivo proverà a smontare le tesi del pm Tridico.

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