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Cosenza, Operazione "Braking" su revisioni false
Il gip: «Sodalizio criminoso»

Basilicata

In azione la polizia stradale di Cosenza. Sequestrati sette centri e indagate ventuno persone nell'ambito dell'operazione "Braking"

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Operazione della polizia stradale di Cosenza ieri, denominata "Braking" ovvero "Frenata", che ha portato al sequestro di sette centri autorizzati alla revisione dei veicoli mentre ventuno persone sono indagate a piede libero per falso. False revisioni, con più di mille auto (1133 per la precisione, certe davvero ridotte male) che avrebbero passato i controlli senza averne i requisiti. Alcune, anzi, sarebbero state più adatte per lo sfasciacarrozze che per la circolazione.
Nel corso dell'operazione sono state anche poste sotto sequestro 1500 carte di circolazione contenenti l'attestazione di avvenuta revisione, secondo l'accusa ottenuta un modo fraudolento mediante l'alterazione dei dati da trasmettere on line a Roma.
I centri di revisione posti sotto sequestro sono “Tiano Revisioni” di Cosenza, “Socel snc” di Cosenza, “Autocentro di Rende e Capone” di Montalto Uffugo (Cs), “Mattia srl” di Torano Castello (Cs), “Lappano Bruno srl” di Rende (Cs), “Besidiae” di Bisignano (Cs) e il “Centro di revisioni Carrozzino Daniele” di Castiglione Cosentino.
Gli indagati sono i rispettivi titolari, responsabili tecnici e amministratori. Si tratta di Luciano Tiano, 59 anni di Mendicino (Cs), Francesco Gaudio, 33 di Mendicino (Cs), Angelo Gabriele, 52 di Montalto Uffugo (Cs), Gian Carlo Gallo, 45 di Montalto, Giovanni Gabriele, 24 di Cosenza, Eugenio Miceli, 23 di Cosenza, Giuseppe Roccamatisi, 32 di Rende, Bruno Lappano, 59 di Castiglione Cosentino (Cs), Pasquale Anelli, 29 di Rose (Cs), Roberto Mattia, 41 di Torano Castello (Cs), Natale Ritacco, 24 di Bisignano (Cs), Stefano Mattia, 26 di Torano Castello, Daniele Carrozzino, 39 di Belvedere Marittimo (Cs), Angelo Ferraro, 31 di Rende, Pietro Rende, 57 di Montalto Uffugo, Luigi Capone, 29 di Montalto Uffugo, Eugenio Bria, 36 anni di Rose, Fabio Rende, 24 di Montalto Uffugo, Mario Falco, 55 di Bisignano, Gianfranco Meringolo, 36 di Bisignano, e di Antonio Maiuri, 32 di Montalto Uffugo.

Il Gip Cristofano: "Un sodalizio criminoso"

Secondo il gip Livio Cristofano, del tribunale di Cosenza, che ha firmato la relativa ordinanza di sequestro preventivo, abbiamo a che fare con un vero e proprio sodalizio criminoso, specializzato appunto nella falsificazione delle revisioni. Durante le indagini i centri posti sotto sequestro sono stati controllati mediante l'installazione di numerose telecamere di videosorveglianza. I relativi video hanno permesso agli investigatori della Stradale di accertare che i vari addetti alle operazioni di revisioni non hanno portato a compimento tutte le rituali e obbligatorie operazioni previste dalla vigente normativa per emettere l’attestazione di avvenuta revisione con esito “regolare”. Inoltre gli agenti della Polizia stradale cosentina hanno accertato che in centinaia di casi le operazioni di revisione (soprattutto quelle relative all’impianto di frenatura e dell’emissione di gas) venivano effettuate su veicoli diversi, e ovviamente nuovi, allo scopo di ingannare il sistema informatico denominato Mctc-net. In altri casi ancora i veicoli non venivano nemmeno condotti presso il centro di revisione.
«L’operazione “Braking” - ha spiegato ieri durante la conferenza stampa il neo comandante della Sottosezione di Cosenza Nord, Angelo Straface - ha preso spunto dalla segnalazione delle nostre pattuglie distribuite su tutto il territorio provinciale, le quali hanno avuto modo di constatare durante i controlli su strada che numerosi veicoli di non recente immatricolazione e in cattive condizioni di uso e manutenzione risultavano essere stati sottoposti a visita di revisione con esito regolare, sebbene gli stessi erano da considerarsi dei veri e propri rottami. Ne abbiamo davvero viste di tutti i colori». Da qui la segnalazione alla Procura di Cosenza, col procuratore capo Dario Granieri che ha affidato il fascicolo al pm Tridico.
«Veicoli palesemente inefficienti - ha aggiunto sempre ieri il comandante della Polizia Stradale Antonio Provenzano - comparivano sulla carta regolari. Il fenomeno è rilevante e soprattutto preoccupante, in quanto hanno a che fare con la sicurezza delle persone. Molti incidenti stradali sono causa proprio di queste revisioni fatte con leggerezza». Per quanto riguarda le strutture poste sotto sequestro Provenzano ha aggiunto che «in molti si rivolgevano a queste strutture perchè sapevano che avrebbero passato la revisione. Anche queste persone possono essere perseguite. In questa vicenda - ha poi spiegato - ci ha guadagnato il cittadino, che non ha dovuto spendere soldi per mettere a posto l’auto, e i centri di revisione ora sotto accusa, che hanno guadagnato clienti. Come a dire: la quantità crea profitto».

I titolari della Socel: «Abbiamo sempre rispettato la legge»

Già qualche anno fa furono sequestrati, a Cosenza e provincia, alcuni centri di revisioni e indagati i rispettivi proprietari. Tra le ventuno persone indagate nell'operazione Braking, qualcuno ha voluto prendere la parola per proclamarsi innocene. Si tratta di Angelo Gabriele e Gian Carlo Gallo, titolari della società “Socel” di Cosenza, interessata dal provvedimento di sequestro preventivo firmato dal gip Cristofano. I due, difesi dall’avvocato Roberto Le Pera, ricordano che la “Socel”, «nel corso della pluriennale attività svolta ininterrottamente nel centro urbano di Cosenza, mai ha subito, da parte del ministero dei Trasporti, revoche o richiami di sorta, contraddistinguendosi, in verità, per la precisa e perentoria osservanza delle norme che disciplinano la particolare materia delle revisioni automobilistiche. Le autorizzazioni conferite alla “Socel” dalla Provincia di Cosenza previo nulla osta della Motorizzazione civile di Cosenza - continuano Gabriele e Gallo - costituiscono la riprova di un’attività, quella della “Socel”, esercitata sempre nel rigore della legge».
I titolari del centro specializzato nella revisione delle auto ripongono così «piena fiducia nei propri legali e nella stessa magistratura cosentina affinchè la vicenda giudiziaria in corso possa essere accertata in tempi brevi, così da consentire a un operatore commerciale quale la “Socel”, che quotidianamente fornisce servizi a centinaia di utenti e occupa decine di dipendenti, di continuare a essere una risorsa imprenditoriale in questo triste territorio caratterizzato da economia emergenziale».

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