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Lamezia Terme: operazione «Lex genucia»
contro un gruppo di usurai, 10 arresti

Basilicata

Dieci le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone accusate a di usura aggravata, tentata estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria

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E' scattata nella notte a Lamezia Terme, l'operazione della Guardia di Finanza che ha portato all'arresto di dieci persone per il reato di usura. In manette sono finite sia persone con precedenti penali che incensurate. Uno degli arresati avrebbe un’attività commerciale nel centro di Lamezia.
L'operazione è stata chiamata in codice «Lex genucia» e i finanzieri hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari, nei confronti di 10 persone di Lamezia Terme, di cui 6 tradotti in carcere e 4 sottoposti agli arresti domiciliari. I dieci sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di usura, tentata estorsione ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.
Le indagini sono state avviate dalle fiamme gialle lametine a seguito di un esposto presentato dal familiare di un commerciante lametino che si era allontanato dalla Calabria improvvisamente, abbandonando l’azienda senza informare la moglie della sua destinazione, per il timore di ritorsioni da parte delle persone nei cui confronti aveva contratto cospicui debiti.
Gli approfondimenti sulla vicenda, nonostante - sottolineano gli inquirenti – la reticenza dell’imprenditore, hanno consentito di delineare l’ipotesi che questi fosse finito in un vortice di prestiti usurari che lo aveva condotto al dissesto finanziario. Man mano che la esposizione debitoria cresceva, la vittima si rivolgeva a più usurai. Complessivamente, ne sono stati individuati 8 che avevano praticato prestiti con la tecnica della «vendita» o del «cambio» di assegni, cioè consegnando o facendosi dare titoli, d’importo tra i 3.000 ed i 6.500 euro e post datati di 30 giorni, pretendendo in cambio, oltre alla somma per la copertura del titolo alla scadenza, da 300 a 500 euro d’interesse, per un tasso annuo dal 100 al 200%, riccorrendo anche a minacce per indurre la vittima a pagare i debiti.
Peculiare è risultata la posizione di un usuraio, anch’egli imprenditore, cui la vittima si era rivolto per l’acquisto di autoveicoli a credito: a fronte della cessione di alcuni autoveicoli in cambio di assegni postdatati, sono stati anche riscossi corrispettivi esorbitanti rispetto al valore effettivo dei mezzi venduti, con scarti equivalenti a tassi d’interesse di oltre il 144% annuo. L’attività investigativa condotta dalla guardia di finanza, durata circa un anno e mezzo, supportata anche da attività tecniche d’intercettazione ambientale e telefonica nonchè da mirati accertamenti bancari, ha consentito di pervenire, nel corso di numerose perquisizioni presso presunti usurai e vittime, al sequestro di titoli di credito per circa 200 mila euro e di documentazione utile alle indagini. Gli accertamenti o hanno consentito ai finanzieri di portare alla luce un più vasto giro di prestiti illeciti ed attività usurarie, perpetrati da altri due pregiudicati lametini, dediti alla concessione di prestiti nei confronti di vari imprenditori locali in difficoltà finanziarie, sempre con il sistema del «cambio» di assegni e modalità e tassi analoghi a quelli inizialmente riscontrati.

LE PERSONE DESTINATARIE DEI PROVVEDIMENTI DI CUSTODIA CAUTELARE
Dieci i destinati dei provvedimenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, sei dei quali sono finiti in carcere. Si tratta di Vincenzino Lo Scavo, 54 anni; Bruno Gagliardi, 37 anni; Adriano Sesto, 37 anni; Bruno Cimino, 48 anni; Francesco Greco, 73 anni. Mentre ai domiciliari sono finiti: Fabio Zubba, 34 anni; Ferdinando Greco, 36 anni; Giuseppe De Fazio, 42 anni; Teresa Ferrise, 53 anni. Tra gli indagati anche alcuni imprenditori vittime dell’organizzazione di usurai e che non hanno collaborato con gli investigatori. Questi ultimi sono indagati per favoreggiamento.

"LEX GENUCIA" - LA CONFERENZA STAMPA
I particolari dell’operazione antiusura, portata a termine a Lamezia Terme, sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica, Salvatore Vitello, dal comandante provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro, generale Salvatore Tatta, ed dal comandante del gruppo di Lamezia Terme, maggiore Maurizio Pellegrino. Un’operazione chiamata in codice «Lex Genucia», che ha permesso di sgominare un’organizzazione di usurai che svolgeva la sua attività a Lamezia Terme ed altri centri della zona.
Il procuratore Vitello, facendo riferimento agli imprenditori ha detto: «Posso capire – ha detto Vitello – chi non collabora alle indagini, ma non lo giustifico. E questo perchè chi non fornisce il suo apporto alle indagini, malgrado l'evidenza dei fatti, inquina le indagini e noi dobbiamo fare fronte alle conseguenze che ne derivano». Le indagini sono partite dalla denuncia della moglie di uno degli imprenditori sottoposti ad usura che si era allontanato dalla Calabria abbandonando la famiglia e la sua attività. Lo stesso imprenditore, secondo quanto è emerso dalle indagini, era finito nel mirino di otto usurai. Le indagini che hanno portato agli arresti erano state avviate nel marzo del 2010 e sono andate avanti fino ai giorni scorsi «rivelando – ha detto il procuratore Vitello – un vasto giro di arricchimento illecito da parte degli usurai trasformatosi in un inferno per le vittime, costrette in alcuni ad allontanarsi dalla Calabria». L'indagine ha portato anche al sequestro di assegni per un totale di duecentomila euro.
I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip di Lamezia Terme, Carlo Fontanazza, su richiesta del procuratore della Repubblica, Salvatore Vitello. Secondo l’accusa, l’organizzazione concedeva prestiti ad imprenditori in difficoltà di Lamezia e del comprensorio applicando tassi di interesse che arrivavano a superare il 200% annuo.

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