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Reggio. Ricatti, depistaggie false prove
3 arresti, c'è anche un poliziotto

Basilicata

L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla violenza privata, tentata truffa, falso e sostituzione di persona

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Tre persone sono finite in manette tra cui un poliziotto. I tre manipolavano informazioni in loro possesso anche per ragioni d’ufficio e le offrivano, in una logica ricattatoria, ai congiunti di persone a vario titolo coinvolte, realmente o solo ipoteticamente, in vicende giudiziarie. Le tre persone sono state arrestate dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria per associazione per delinquere finalizzata alla violenza privata, tentata truffa, falso e sostituzione di persona.
Le persone arrestate sono Antonino Consolato Franco, 51 anni (in foto a sinistra) agente della Polizia all’epoca dei fatti contestati in servizio alla Questura di Reggio Calabria; Angelo Belgio (al centro), 40 anni, e Rosa Bruzzese, 42 anni (a destra) moglie di Franco, alla quale sono stati concessi i domiciliari.
I fatti addebitati risalgono al periodo compreso fra il gennaio e l’aprile del 2008. Gli arrestati avrebbero messo a segno una serie di truffe e di tentativi di estorsione facendo sapere ai destinatari di lettere anonime di essere a conoscenza di elementi che avrebbero potuto determinare la loro condanna o l’assoluzione in riferimento a vicende giudiziarie che li riguardavano. Durante l’operazione, sono stati sequestrati files, computers, memorie e documenti cartacei.

IL RUOLO DEL POLIZIOTTO E LE LETTERE AD ORSOLA FALLARA
Il poliziotto arrestato questa mattina insieme alla moglie e ad un odontotecnico, aveva inviato delle lettere anonime a Orsola Fallara, la dirigente dell’ufficio tributi del Comune di Reggio che si è suicidata nel dicembre scorso, facendole credere che stava per essere emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Nelle lettere, fatte arrivare a Paolo Fallara prima del suicidio della sorella, i tre si dichiaravano disponibili, in cambio di 30 mila euro, a consegnare all’interessata copia del provvedimento cautelare e dell’informativa su cui si basava e di farle sapere in anticipo il momento dell’arresto.
Paolo Fallara, però, si rivolse ai carabinieri che nel corso di un appostamento in una località dove doveva avvenire una prima consegna di 13 mila euro, fermarono il vice sovrintendente della polizia Antonino Consolato Franco e Angelo Belgio. Franco si giustificò dicendo che attendeva un informatore per ottenere notizie per la cattura di latitanti. Una giustificazione che non convinse i carabinieri, visto che il poliziotto, all’epoca, prestava servizio al Nucleo operativo di protezione.
La moglie di Franco, Rosa Bruzzese, impiegata nel negozio di telefonia «Top Line Service» di Reggio Calabria di proprietà del cognato di Paolo Fallara, aveva attivato sim card intestate a soggetti diversi dai reali utilizzatori, agevolando il marito. la donna, inoltre, aveva fatto pressioni su una collega per attivare altre schede.
Alcune schede, secondo l’accusa, sarebbero state fornite anche da Mihaela Motas, di 40 anni, romena, anche lei impiegata nel settore della telefonia. Oltre che alla Fallara, i tre hanno tentato di truffare anche alcuni familiari di Alessandro e Giuseppe Marciano, padre e figlio, condannati all’ergastolo in appello per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005, prospettando loro documenti comprovanti l’estraneità dei due in cambio di 10 mila euro.
Infine, Franco fece pervenire Mario Congiusta, padre del commerciante Gianluca ucciso a Siderno, una lettera anonima in cui sosteneva falsamente che esisteva materiale idoneo a dimostrare la colpevolezza di una famiglia e di conseguenza l'innocenza di Tommaso Costa, in relazione all’omicidio del figlio. Costa è stato condannato all’ergastolo in primo grado nel dicembre scorso. Nella lettera si diceva che se Congiusta non avesse pagato 50 mila euro, il materiale sarebbe stato consegnato ai Costa.

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