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Legalità, Magarò: "le mafie uccidono
i simboli della buona politica"

Basilicata

Il Presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta, Salvatore Magarò, è intervenuto all'incontro su «Legalità, giovani ed istruzione»

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Incontro su «Legalità, giovani ed istruzione» questa mattina al cineteatro di Lago, in provincia di Cosenza al quale ha preso parte il Presidente della Commissione regionale contro la 'ndrangheta. Salvatore Magarò ha sottolineato nel suo intervento che «le mafie uccidono i simboli della buona politica, i vassalli della legalità: quegli uomini e quelle donne che con il loro operato onesto, trasparente perfino appassionato, si impegnano a risolvere i problemi delle comunità, dimostrando così facendo, che un mondo diverso è possibile».
All'incontro ha partecipato anche don Luigi Merola, il sacerdote che ha avuto il coraggio di denunciare la camorra di Forcella, autore del libro «il cancro sociale: la camorra» e di Dario Vassallo, autore del libro «Il sindaco pescatore» che narra la storia del fratello, Angelo, sindaco di Pollica, ucciso nel corso di un attentato mafioso.
«I buoni esempi, l'istruzione e l’educazione alla legalità, – ha affermato Magarò – rappresentano per la 'ndrangheta i nemici da abbattere. Ma la mafia non potrà cancellare tutti i buoni esempi e nulla potrà nei confronti dei cittadini consapevoli, istruiti e soprattutto dotati di quella coscienza critica che consentirà loro di scegliere da che parte stare. La battaglia per la legalità e contro le mafie si vince se formiamo oggi, la consapevolezza dei cittadini di domani, se diamo ai giovani la possibilità reale di non cedere alle lusinghe del facile guadagno o peggio ai richiami di un potere effimero e mortale. Dobbiamo togliere alle mafie – ha proseguito – quella linfa vitale che si annida nella quotidianità fatta di indifferenza, di omertà, di silenzi colpevoli: è sui «non vedo, non sento, non parlo» che le organizzazioni criminali hanno agio di accrescere il loro potere che diventa, nelle nostre realtà, piccole o grandi che siano, una cappa nera di oppressione. Gli esempi di vita come quello del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, devono diventare il nostro grido di indignazione e il monito per continuare sul loro esempio. La storia di don Luigi Merola – ha sottolineato – deve diventare la nostra storia: deve convincerci che solo la determinazione e l’impegno quotidiano di tutti noi, a respingere i soprusi, a denunciare le violenze a dare voce ai tanti silenzi sono la via maestra per sconfiggere il cancro della nostra società».

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