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Reggio, operazione "Astrea"
Pignatone: "20 anni di intrecci societari"

Basilicata

Il procuratore capo della Dda Giuseppe Pignatone descrive i contenuti dell’operazione «Astrea», eseguita dalla Guardia di finanza di Reggio Calabria

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«Con questo provvedimento del gip Tommasina Cotroneo si chiudono venti anni di attività di indagine sugli interessi economici della cosca Tegano e sulla zona grigia che in tutto questo tempo ha affiancato questo potente sodalizio criminale». Così nel suo intervento il procuratore capo della Dda Giuseppe Pignatone, per descrivere i contenuti dell’operazione «Astrea», eseguita la scorsa notte dalla Guardia di finanza del comando provinciale di Reggio Calabria che ha prodotto undici arresti in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa: «Le indagini – ha proseguito Pignatone – naturalmente non si fermano qui e successivamente saranno sempre più profonde, sotto il profilo penale, nei confronti di quella parte di società civile che favorisce le organizzazioni mafiose. Oggi, sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro a carico di numerose ditte impegnate in lavori edili, e in particolare, le quote intestate alla famiglia Rechichi, socio di minoranza della Multiservizi, società di cui detiene la maggioranza delle azioni il Comune di Reggio Calabria.
Voglio inoltre ricordare che Zumbo Giovanni e i suoi familiari arrestati stanotte, avevano in questi anni offerto numerose consulenze alla cosca Tegano con l’obiettivo di evitare provvedimenti di sequestro e di confisca di beni. Peraltro – ha aggiunto Pignatone – il ruolo del commercialista Giovanni Zumbo era emerso anche in una delle testimonianze rese dal collaboratore di giustizia Antonino Fiume e che descrivono i contatti che lo stesso Zumbo aveva con Giovanni De Stefano, figlio del boss Giorgio, assassinato nel 1977 in Aspromonte, che dimostrano la fluidità di significativi rapporti tra queste due persone. L’indagine – ha sottolineato Pignatone – ha fatto emergere che Zumbo Giovanni, l’avvocatessa Francesca Toscano, moglie, la sorella Maria Porzia Zumbo ed il marito di costei, Roberto Emo, a rotazione sono stati soci della società che gestisce una grande struttura sportiva di Parco Pentimele, realizzata dal Comune di Reggio Calabria. Le indagini hanno permesso di ricostruire vent'anni di costruzione e scomposizione di quote societarie, un sistema di scatole cinesi che siamo riusciti ad aprire e verificare fino alla conclusione della scorsa notte, con l’arresto di questa fetta di zona grigia che ha permesso alla cosca Tegano di costruire solide basi economiche».

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