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Crisi, come cambia Potenza

Basilicata

I problemi segnalati: il poco parcheggio e la liberalizzazione delle licenze.
A Castello negozi chiusi e riaperti. E poi ci sono le saracinesche che non si sono più alzate

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SOTTO i porticati di Palazzo Venezuela c’era una scuola guida, di fronte un fotografo e una ferramenta. Oggi le serrande sono abbassate. Già da diversi anni. A rione Castello, zona che dista pochi minuti dal centro cittadino, di negozi che chiudono e poi riaprono cambiando gestione o attività, ce ne sono molti. «Qui fino a un paio di anni fa - spiega un residente - c’era un negozio di computer. Prima ancora una lavanderia». Ora, da un paio d’anni, c’è una parrucchiera. E salendo lungo via Leonardo Da Vinci, di cambiamenti ce ne sono stati. Nel vicoletto utilizzato dai residenti come parcheggio, per esempio, c’è una palestra. Accanto, in un piccolo locale ora assorbito proprio dalla palestra, c’era una tipografia. Chiusa. Poi il locale è stato riaperto: negozio di abbigliamento sportivo. Chiuso anche quello. Salendo su si incontra un locale più ampio. Diversi anni fa era una delle ferramenta più attrezzate della città. «Poi il proprietario ha chiuso, il figlio se n’è andato in un’altra città». E così il vecchio proprietario ha chiuso quel grande spazio tanto attrezzato e per qualche anno ha continuato la sua attività da un’altra parte. Oggi la serranda è abbassata e i ragazzini si divertono a lasciare lì i loro messaggi scrivendo sulla polvere. Poco dopo un altro locale chiuso. Per qualche anno c’è stato un fotografo, poi anche lui ha deciso di chiudere. Difficile poter tenere aperta un’attività in una zona in cui è praticamente impossibile fermarsi con la macchina. C’è chi ricorda ancora via Leonardo Da Vinci a doppio senso di circolazione: il risultato comunque è sempre lo stesso. Le macchine sono ovunque, nella curva arrivano anche alla terza fila. I clienti, ormai abituati ai larghi e comodi parcheggi dei centri commerciali, difficilmente si arrischiano a prendere una multa se possono trovare lo stesso servizio da un’altra parte. Così ha chiuso il fotografo e ci ha provato un’agenzia di consulenza. Sul vetro c’è ancora l’adesivo con il nome e il numero di telefono. Ma la serranda è rimasta abbassata. Dall’altra parte della strada, sotto il porticato, non c’è più l’autoscuola, così come non c’è più il fruttivendolo. Ora, l’uno accanto all’altra ci sono due negozi che vendono prodotti tipici. «Due alimentari praticamente attaccati - spiega uno dei commercianti della zona, andato in pensione da qualche anno - ed è questa una stortura del sistema attuale. Prima delle liberalizzazioni di Bersani c’era un certo numero di licenze. E quando il commerciante andava in pensione vendere quella licenza gli consentiva di avere una specie di buona uscita. Non era così facile avere una licenza, però non ti trovavi nella stessa via due bar o due alimentari o due parrucchiere. Ora si fanno la guerra l’uno con l’altro, perché già i clienti sono pochi e quei pochi se li devono dividere. E infatti spesso vedi che dopo un mese o due cambiano gestione». Sotto lo stesso porticato anche uno storico negozio di giocattoli già al terzo trasloco. E non sembrano salvarsi dalla chiusura anche le pizzerie: lungo via Vaccaro, poco più giù della farmacia, ha chiuso i battenti anche il piccolo locale gestito da due giovani. «Lui era sardo - spiega un passante - forse se ne sono tornati a casa». Altri giovani andati via. In un rione che negli anni non ha fatto che invecchiare.

Antonella Giacummo

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