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Unibas, rappresentante studenti:
«Siamo molto delusi da chi ci governa»

Basilicata

Simona Morlino, rappresentante degli studenti, nel suo intervento ha sottolineato i disservizi dell’Ateneo lucano.

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«Siamo molto delusi da chi ci governa, e cresce sempre più lo scollamento tra chi sta nelle stanze del potere e i cittadini»: è quanto ha detto stamani, a Potenza, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2011-2012, la rappresentante degli studenti universitari, Simona Morlino, citando nel suo intervento criticità e disservizi registrati nell’Ateneo lucano.

La sede universitaria di Matera, secondo Morlino, «viene isolata e dimenticata, e cosi sussiste, biascia, stenta», con lo sportello Ardsu e la segreteria «aperti solo due giorni a settimana», nessun alloggio universitario, «anche se in teoria i lavori per il Campus sono in corso», ed edifici che ospitano l'università «sporchi e al limite dell’agibilità, e persino i bagni non sono fruibili».

Per quanto riguarda le strutture potentine, Morlino ha poi evidenziato che «nè il comune di Potenza, nè la Regione Basilicata ci danno ascolto o si interessano alle condizioni degli studenti universitari», citando alcuni disservizi, tra cui «la mancanza di parcheggi nel campus di Macchia Romana» - con «frequenti multe e rimozioni» da parte dei Vigili urbani - «un piano di trasporto urbano ed extraurbano assolutamente inadeguato», e «l'avventura» a cui si sottopone chi deve raggiungere il campus a piedi», con strade «impraticabili e non illuminate». La rappresentante degli studenti ha infine ricordato il fenomeno di affitti «in nero» e i costi di alloggi privati «pari a quelli di città che ospitano grandi atenei», e la difficoltà di interlocuzione con la Regione, oltre a fondi regionali «utilizzati quasi esclusivamente per coprire le spese fisse di docenze e personale»: per questi motivi, ha concluso Morlino, «non lasciamo che tutto ci scorra addosso, non permettiamo all’indifferenza di prevalere, ma reagiamo, non facciamoci sottrarre anche l’unico patrimonio che ci rimane, quello della cultura».

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