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Reggio: processo "Meta", diciassette
condanne fino a 15 anni

Basilicata

Regge l’impianto accusatorio della Dda contro le cosche egemoni a Reggio Calabria. Carcere per 17 imputati, un’assoluzione e risarcimenti milionari alle parti civili

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Sono diciassette le persone condannate su diciotto imputati nel processo scaturito dall’inchiesta “Meta”, culminata con un’operazione del Ros dei Carabinieri del giugno 2010. Il Gup di Reggio Calabria, Adriana Trapani, ha condannato quasi tutti i soggetti alla sbarra nel processo celebrato con rito abbreviato infliggendo 8 anni di reclusione a Demetrio Condello, 15 a Pasquale Buda, 9 ad Antonino Cianci, 10 anni e 4 mesi a Domenico Barbieri, 13 anni e 4 mesi a Rocco Zito, 9 anni a Domenico Corsaro, 13 anni e 8 mesi a Santo Le Pera, 10 anni a Francesco Priore, 9 anni a Domenico Cambareri, 2 anni e 4 mesi a Francesco Condello, 2 anni e 4 mesi a Domenico Francesco Condello, 9 anni a Francesco Rodà, 5 anni a Giuseppe Greco classe 1960, 9 anni e 8 mesi a Vitaliano Grillo Brancati, 3 anni a Salvatore Mazzitelli, 2 anni (pena sospesa) a Giovanni Canale e 9 anni a Giandomenico Condello. Unico assolto Rocco Creazzo.
Il Gup Trapani ha dunque avvalorato l’impianto accusatorio messo in piedi e portato avanti dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore della Dda reggina che da anni indaga sulle nuove gerarchie criminali a Reggio Calabria.
L’accoglimento dell’impianto accusatorio è dunque un primo punto messo a segno dalla Dda di Reggio Calabria, che con il pm Lombardo sta anche affrontando il difficile e lungo processo ordinario, in cui vi sono imputati soggetti del calibro di Peppe De Stefano, Pasquale Libri, Giovanni Tegano e Pasquale Condello, il “Supremo”. E proprio dalle investigazioni messe in atto per catturare Condello nasce l’indagine “Meta”, che ha svelato un sistema criminale molto articolato: i reati contestati agli imputati dei due tronconi, infatti, vanno dall’associazione a delinquere, all’estorsione, passando per l’intestazione fittizia di beni patrimoniali e la turbativa d’asta. Dure condanne, dunque, quelle inflitte dal Gup Adriana Trapani. La pena più severa è stata comminata per Pasquale Buda, punito con 15 anni di reclusione. Dure condanne anche per Rocco Zito (13 anni e 4 mesi) e Santo Le Pera, che affrontava il giudizio a piede libero. L’uomo, condannato a 13 anni e 8 mesi di reclusione, è stato tratto in arresto in aula, dopo la lettura del dispositivo.
Condannato anche Salvatore Mazzitelli, il “Barone”, il gestore del lido-discoteca “Calajunco”, che sarebbe stato, in realtà, nella piena disponibilità del boss Cosimo Alvaro, uomo venuto da Sinopoli per allacciare rapporti proficui con imprenditori e politici. Il Gup Trapani ha anche liquidato dei maxirisarcimenti nei confronti delle parti civili costituite: due milioni di euro ciascuno per lo Stato Italiano, la Regione Calabria e la Provincia di Reggio Calabria, due milioni per il Comune di Reggio Calabria, cinquecentomila euro ciascuno per il Comune di San Roberto e per il Comune di Fiumara di Muro, un milione di euro per il Comune di Villa San Giovanni. L'associazione antimafia “Libera”, verrà invece risarcita con cinquecentomila euro.

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