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La Calabria si ferma per tre ore
contro la manovra del Governo

Basilicata

Sindacati calabresi uniti nel proclamare lo sciopero di lunedì. Iniziative in tutte le province. Dure critiche alla Regione: «Gli enti locali non si nascondano dietro la Finanziaria»

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Le sigle sindacali calabresi unite nel puntare il dito, seppur con toni diversi, contro il governo regionale. I tre segretari regionali (Paolo Tramonti della Cisl, Sergio Genco della Cgil, Roberto Castagna della Uil) hanno annunciato le tre ore di sciopero proclamate per lunedì con iniziative previste davanti alle Prefetture sparse sul territorio, preludio di un calendario di azioni previste fino a Natale per protestare contro le prime indicazioni del governo Monti.
Attenzione alta, promette anche Roberto Castagna nei confronti della Regione, reputando che «la vertenza è sempre aperta, non vogliamo che gli enti locali si nascondano dietro alibi derivanti dalla manovra finanziaria».
Sergio Genco non risparmia critiche all’ente guidato da Scopelliti: «valuteremo insieme la bozza del bilancio regionale, emanando delle proposte condivise da tutte le sigle sindacali. C'è il rischio che non vengano pagati nella pubblica amministrazione regionale sia il mese di dicembre che la tredicesima, dopo che ad ottobre e novembre sono state date liquidazioni accessorie milionarie a consulenti, manager, dirigenti apicali».
Tornando alle tematiche nazionali Castagna, in merito alla manovra del Governo Monti, precisa: «non ci aspettavamo un salasso di questa entità, ma avremmo voluto un'equità e crescita con la lettera maiuscola, perché i poveri son rimasti tali, i ricchissimi son rimasti fuori dalle richieste dei sacrifici. La manovra ricade per lo più sulle spalle dei lavoratori dipendenti e pensionati, cancellando le pensioni di anzianità che già erano state messe in dubbio nelle precedenti manovre».
La proposta del segretario della Uil è di «portare a 2.000 euro la soglia per l'indicizzazione delle pensioni, aumentando poi la pressione fiscale sui più abbienti piuttosto che sui proprietari di prima casa», perché «l'aumento delle tasse non può che voler dire recessione, dato che l'80% delle aziende italiane produce solo per il mercato interno alla nazione».
Per Castagna «lo sciopero è una scelta mirata e ponderata, evitando il modello greco, chiamando a raccolta tutte le forze interessate, sociali come politiche. Ora che abbiamo ritrovato l'unione sindacale, dobbiamo avere una visione europea».
Critiche alla manovra di Monti arrivano anche da Tramonti della Cisl: «ci saremmo aspettati qualcosa di migliore, e non un ritorno, per alcuni versi, alle manovre della prima repubblica. Monti da professore della Bocconi condannava quanto oggi sta portando avanti da Primo Ministro, facendo pagare il prezzo maggiore al ceto medio, oggi sempre più spinto verso la povertà».
Tramonti reputa così che «i costi della politica non si taglino solo diminuendo i consiglieri provinciali e le relative giunte, ma con uno snellimento burocratico generale. A questo si aggiunge che poco si sta facendo per rilanciare l'economia, specie del Mezzogiorno, con il caso della nostra regione che è tra le più povere e paradossalmente tra le più tassate, fornendo servizi inadeguati».
Fortemente preoccupato anche Sergio Genco della Cgil: «siamo a rischio di default da qui a 3 mesi, che vorrebbe dire impossibilità di pagare pensioni o stipendi, e questa è solo una delle eredità del governo Berlusconi. Mancano le politiche di sviluppo, anche nell'attuale governo, non si vede la discontinuità, ma anzi si sta portando avanti un'operazione indiscriminata che andrà a colpire tutti». Infatti secondo Genco «manca una tassazione sui grandi patrimoni, che non avrebbero sconvolta la vita pagando 22.000 euro di tasse annuali su ogni milione di patrimonio posseduto. Altro discorso per i capitali “scudati”, tassati meno che in altre nazioni europee».
A Cosenza, l'appuntamento è in piazza 11 Settembre dalle 11 alle 14 e per il 19 dicembre è prevista una seconda manifestazione.

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