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Escluso dall'appalto
perchè ha fatto il ‘68

Basilicata

Accolto il ricorso contro i vincitori della gara per il progetto delle opere di “Maratea Terramare”. Il Tar: gli architetti Zaccara e Maroscia hanno omesso le loro vecchie pendenze giudiziarie

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POTENZA - Oggi è uno stimato professionista, per di più presidente del Rotary club “Potenza ovest”, ma da giovane era un incendiario. Un «blocco stradale» e una «radunata sediziosa» - a Firenze nel 1975 - gli sono valsi la condanna della Corte d’appello a 9 mesi di reclusione e 2 di arresto sospesi per la condizionale. Potrebbero incidere questi trascorsi vecchi di quasi quarant’anni sull’«affidabilità morale e professionale» dell’architetto Fedele Zaccara? Difficile a dirsi. Nel dubbio, dal momento che ha omesso di dichiararlo, non farà più il progetto delle opere infrastrutturali del piano “Maratea Terramare”.
Così ha deciso il Tar Basilicata che ha annullato l’aggiudicazione della gara indetta a febbraio dal Comune di Maratea. Nè lui nè gli altri dell’associazione di professionisti capeggiata dall’architetto Antonio Maroscia potranno più dedicarsi allo sviluppo del nuovo concetto di attrazione turistica per la “perla del Tirreno”. L’«arte della vacanza» per dirla con uno slogan: i sentieri per gli escursionisti; il nuovo impianto di risalita della montagna di Madonna del Soccorso di Trecchina; la riqualificazione del chiostro del convento di San Antonio di Rivello; le aree pedonali; i percorsi gastronomici e la nuova rete di punti d’informazione. Un affare da 180mila euro per la progettazione di quasi due milioni e mezzo di opere da cantierare.
Al posto loro ci sarà una società di ingegneria e servizi integrati di Taranto, la Techin srl, che è arrivata seconda ma ha proposto ricorso al Tribunale amministrativo. Alla fine l’ha spuntata grazie a una rara operazione di intelligence messa in campo. Ed è così che è venuta fuori quella vecchia magagna per il giovane studente di architettura Fedele Zaccara, assieme a una serie di pendenze più recenti, si fa per dire, sul conto del mandatario della loro associazione di professionisti.
Antonio Maroscia nel capoluogo è un nome molto noto. Suo il progetto per la riqualificazione di piazza Mario Pagano assieme all’archistar Gae Aulenti. Suo il progetto delle scale mobili da via del Popolo a Viale Marconi, e così tante altre realizzazioni. Ma lavora e ha lavorato in tutta la Regione, dove molti conoscono la parentela con Domenico, ex commissario dell’azienda sanitaria di Matera. Gli investigatori di su di lui hanno recuperato una quantità di informazioni giudiziarie. Come ci siano riusciti non si sa, perchè anche al casellario non vengono fornite a meno che non sia una pubblica amministrazione a farne domanda. Un bel mistero.
Oltre a una condanna dello scorso dicembre per non aver versato le trattenute previdenziali degli operai della sua officina, che Maroscia non aveva nascosto al momento di presentare l’offerta per la gara di “Maratea Terramare”, i segugi tarantini ne hanno scovate altre tre: una del ‘99 per evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi per fatti risalenti al 1994; e altre due del 2000 sempre per omesso versamento dei contributi dei suoi operai - entrambe col beneficio della “non menzione” del casellario - per le quali nel 2008 il Tribunale di sosorveglianza aveva disposto la riabilitazione dell’architetto dal momento che era rientrato del debito con l’Inps.
Per il Tar bene avrebbe fatto Maroscia a dichiarare la prima, che è la più recente, e a omettere le ultime due. Il problema è che non ha fatto menzione di quella del ‘99 per evasione fiscale. E comunque il Comune di Maratea avrebbe dovuto motivare il perchè una condanna per omessi contributi non incide sull’«affidabilità morale e professionale» dell’architetto. Il Tar Basilicata «aderisce a un orientamento giurisprudenziale» che lo prevede. Altrove si regolano in maniera diversa ma a meno di ricorrere in Consiglio di Stato una sentenza è sempre una sentenza e va sempre rispettata. A maggior ragione, spiegano i togati del Tribunale amministrativo lucano, non si può domandare «al singolo concorrente il giudizio circa l’incidenza sull’affidabilità morale e professionale di eventuali reati commessi dal medesimo concorrente commessi», escludendo «che possa qualificarsi come falsa dichiarazione una valutazione soggettiva dello stesso». Per farla semplice: non può coincidere il controllato con il controllore. «La mancata dichiarazione delle sentenze penali di condanna riportate costituisce - quindi - una causa autonoma di esclusione dalla gara». Sia la dichiarazione dei redditi di dieci anni prima o la protesta dei tempi dell’università non fa differenza. Non fa differenza nemmeno chi si sia preso la briga di spulciare nell’archivio delle sentenze della Corte d’appello di Firenze del 2005. Da un terminale informatico autorizzato sarebbe stato molto più facile. Chi potrebbe aver avuto l’autorizzazione per farlo però è un’altra storia. Se no che razza di intelligence sarebbe?

lama

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