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Banzi, interdetta docente accusata
di maltrattamenti agli alunni

Basilicata

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POTENZA - E’ stata interdetta dall’insegnamento M.G., 56 anni, docente di italiano nella scuola media di Banzi, accusata di maltrattamenti, ingiurie e lesioni ai danni degli alunni della seconda classe della scuola media del comune del Potentino. La misura cautelare dell'interdizione dall'insegnamento è stata eseguita dai Carabinieri della compagnia di Venosa, diretti dal capitano Vincenzo Varriale. La misura interdittiva è stata emessa, al termine delle indagini, dal sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Potenza, Anna Gloria Piccininni. L’insegnante diù dallo scorso 8 novembre era stata sospesa dal servizio.
Le indagini, che hanno preso il via all’inizio dell’anno scolastico, sono state condotte dai militari della stazione carabinieri di Banzi, al comando del maresciallo capo Giulio Cicciomessere e coordinate dal sostituto procuratore Piccininni.
La vicenda ha preso il via quando, lo scorso settembre, quando 19 settembre, assistiti da un legale, i genitori di oltre 20 alunni della scuola media statale di Banzi, hanno presentato, a carico dell’insegnante - oggi accusata di maltrattamenti continuati e lesioni personali - un esposto alla magistratura. Secondo l’esposto l’insegnante, da ben due anni, era solita, tra le mura della classe, maltrattare fisicamente e verbalmente oltre 20 alunni di una prima e una seconda media, agendo indisturbata. Gli alunni, evidentemente intimoriti, hanno taciuto a lungo, ai genitori, quanto accadeva a scuola.
Poi, però, il disagio è pian piano venuto fuori. Spesso i ragazzini dicevano di non sentirsi bene in modo da saltare le lezioni. Qualche altro, invece, ha manifestato la volontà di essere trasferiti, o addirittura di non volere rimettere più piede a scuola. I genitori, stanchi di questa situazione e preoccupati dalle reazioni dei loro figli, mai immaginando quello che stava accadendo, hanno in un primo momento deciso di segnalare la situazione alla direzione scolastica ma nulla è cambiato. E così un gruppo di genitori ha deciso di rivolgersi all’avvocato Maria Teresa De Florio, sperando di risolvere la cosa senza mettere di mezzo le forze dell’ordine. Anche questo tentativo non è andato a buon fine. Visto il perpetrarsi della situazione, il maresciallo Giulio Cicciomessere, comandante della locale stazione dei Carabinieri di Banzi, ha deciso di avviare un’indagine. È stato così aperto un fascicolo a carico dell'insegnante, dando corso ad un azione legale suffragata da una serie di elementi circostanziati. Contestualmente è stata presentata istanza, di esonero dalle lezioni per gli alunni interessati alla vicenda.
I genitori di nove bambini, infatti, decidono di incaricare l’avvocato De Florio di “ritirare” i propri figli durante l'ora di lezione tenuta dall’insegnante sospettata di utilizzare metodi didattici poco ortodossi. Secondo le denunce dei genitori, infatti, la donna insulterebbe e deriderebbe i bambini e, in alcuni casi, avrebbe anche usato le mani.
E così ogni mattina alle 11, l'avvocato Mariateresa Di Florio, grazie alla delega con cui i genitori le hanno trasferito la potestà genitoriale, prelevava dalla classe i nove alunni e li teneva nell'androne dell'istituto fino a mezzogiorno, orario in cui terminava la lezione dell’insegnante di italiano. Poi i ragazzini rientravano in classe. I genitori attendono l'arrivo di qualche ispettore dell'Ufficio scolastico provinciale a cui avevano chiesto di assegnare ai propri bambini un insegnante diverso . Nonostante i solleciti, però, la loro richiesta non è stata mai presa in esame .
L’attività investigativa degli uomini dell’Arma - che hanno anche ascoltato i racconti dei ragazzini - ha fatto sì che la verità venisse a galla: maltrattamenti, percosse, ingiurie e lesioni perpetrati dalla docente nei confronti di diversi suoi alunni, sia nel corso del precedente che dell'attuale anno scolastico. Man mano che le indagini procedevano, la collaborazione di genitori e degli alunni diveniva sempre più rilevante, fino ad arrivare all'epilogo: ovvero il ricorso alla misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio dell’insegnante nei cui confronti l'autorità giudiziaria ha ipotizzato i reati di maltrattamento continuato verso gli alunni e lesioni personali continuate.

al.g.

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