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Milano. Morelli e Giglio davanti
al Tribunale della Libertà

Basilicata

Dopo l’arresto della scorsa settimana entrambi si dissero estranei ai fatti. Le tesi dei difensori del politico e del giudice davanti al Tribunale della libertà di Milano

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Il giudice Vincenzo Giglio, il consigliere regionale del Pdl Francesco Morelli e Leonardo Valle, tre delle nove persone finite in carcere lo scorso 30 novembre nel blitz coordinato dalla Dda milanese, hanno chiesto al Tribunale del Riesame di Milano la revoca degli arresti. L’udienza si svolgerà domani e per la prima volta le posizioni dei tre indagati saranno valutate da un “giudice terzo”.
Per Morelli e Giglio, i due rappresentanti istituzionali più in vista, le accuse sono pesantissime.
La difesa di Francesco Morelli, che durante l’interrogatorio di garanzia ha respinto ogni accusa dicendosi estraneo ai fatti, proverà probabilmente, a dimostrare come il politico calabrese avesse con i Lampada rapporti esclusivamente politici, tra l’altro non conoscendo le reali attività e, tantomeno, le mire criminali dei boss milanesi.
Una posizione non semplice quella del consigliere regionale, che dovrà riuscire a convincere i giudici del Tdl della bontà, o quanto meno, dell’inconsapevolezza dei suoi comportamenti. Morelli accusato di essere in affari (con alcune quote azionarie) con i boss, è anche indicato come una delle fonti che passava informazioni riservate sulle inchieste che riguardavano il gruppo criminale dei Lampada-Valle.
Diversa la posizione del giudice Giglio (in foto) la cui difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Albanese, proverà a scardinare le accuse a partire da alcune incongruenze presenti nelle informative delle forze dell’ordine. Giglio, presidente della Corte d’assise di Reggio Calabria, nonché della sezione misure di prevenzione, era finito nei guai in quanto individuato come possibile fonte di informazioni giudiziarie che riguardavano sia Morelli che Giulio Lampada e la sua famiglia. La difesa, come prima cosa, proverà a dimostrare come tali informazioni non erano in suo possesso in quanto custodite in un registra a cui si accede soltanto attraverso la rete e solo con password. Un’operazione che non tutti possono fare (comunque non Giglio) e che, comunque, lascia una traccia. Tanto è vero che anche gli operatori autorizzati ogni volta che accedono a tali informazioni sono tenuti a registrare sia il momento dell’accesso che le ragioni. Ora, se ciò è vero, gli eventuali accessi per scoprire eventuali procedimenti nei confronti di Lampada e Morelli dovrebbero essere registrate e sarebbe dunque semplice scoprire attraverso un normale controllo. Per quanto riguarda le verifiche patrimoniali e le eventuali attività preventive, l’ufficio di Giglio era solito espletare ogni formalità nel giro di 24 ore, tempo massimo nel quale comunque i colpiti dalle misure (siano essi i Lampada o chiunque altro) erano messi a conoscenza dei provvedimenti attraverso le notifiche. Ci sono poi altre questioni. La difesa di Giglio proverà a dimostrare che le visite a casa del magistrato da parte dei Lampada siano state due e non cinque, come annotato dalla Squadra Mobile. E che queste due visite non erano al magistrato ma alla moglie per questioni elettorali. In una di queste in particolare era presente il consigliere regionale Luigi Fedele, esponente politico per il quale i familiari di Lampada a Reggio si stavano spendendo in campagna elettorale. La signora Alessandra Sarlo in altri termini aveva ricevuto Fedele e Lampada che le avevano chiesto il sostegno per Fedele. Tanto più che la famiglia Sarlo è considerata una delle più blasonate della città, e sarebbe quindi ovvio pensare che ogni politico è ben lieto di poterla vantare tra i propri sostenitori. Tesi che saranno valutate dal Tdl.

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