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Reggio, lapidò la fidanzatina
Condannato a dieci anni

Basilicata

Sconcerto in aula: il nonno stava per consegnare un coltello al nipote imputato. Il tribunale per i minori di Reggio supera la richiesta del pm. Tentato omicidio aggravato da futili motivi

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E' stato condannato a dieci anni e dieci mesi di reclusione A. L., il minore che lo scorso 7 aprile ridusse in fin di vita, a colpi di sassi, la propria fidanzatina C. M., poco più che dodicenne, e, per occultarne il corpo sfregiato, le gettò addosso una lastra di cemento del peso di 74 chili, provocandole ferite gravissime e lasciandola tra la vita e la morte per giorni. Il fatto era avvenuto lungo la “Gallico-Gambarie”. Un tentato omicidio efferato e sconvolgente, punito, ieri, con il rito abbreviato che ha tenuto conto della circostanza dei “futili motivi”, (infatti la ragazzina venne punita per avere insultato la ex fidanzata del giovane) a cui si aggiunge l'aggravante della crudeltà vista l'efferatezza del reato compiuto. Una pena considerata “severa” dal momento che la condanna ha superato di ben un anno e dieci mesi la richiesta del Pm, Francesca Stilla (nove anni). Ma il colpo di scena, ieri in aula al Tribunale dei Minori, è stato un altro. Durante l'udienza, infatti, il nonno materno del giovane, ha consegnato per il proprio nipote imputato un borsone, con all'interno ben occultato, tra gli altri effetti personali, nelle tasche di un giubbino, un coltello a serramanico.
L'arma, immediatamente individuata dal metal detector, è stata sequestrata, l'uomo è stato identificato e per lui procederà la magistratura ordinaria. Un gesto sconcertante e sconvolgente dal momento che proprio il ragazzo, dai drammatici trascorsi familiari, più volte in casa di reclusione a Roma, dove era ristretto, aveva tentano il suicidio, provando, ripetutamente ad impiccarsi, a causa delle vessazioni dei compagni di cella. Sembra infatti che gli altri reclusi, venendo a conoscenza dei gravissimi capi di imputazione nei confronti della giovanissima fidanzatina intendessero punirlo con la “legge del carcere”. Prima di essere giudicato col rito abbreviato, sul giovane è stata effettuata una perizia psichiatrica che lo ha ritenuto capace di intendere e di volere e lo ha anche dichiarato soggetto pericoloso.

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