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La Basilicata e i dubbi
sul Bambino Gesù

Basilicata

Lo stesso accordo firmato prima in Molise e in Sicilia: siamo andati a vedere i risultati (scoraggianti, a volte preoccupanti) e il dibattito politico nelle altre due regioni

Tempo di lettura: 
5 minuti 23 secondi

di LUCIA SERINO

POTENZA- «Penseranno subito che ho il dente avvelenato»
Per cosa, dottore?
«Per via di mia moglie»
Facciamoglielo pensare e così ci togliamo subito il pensiero
«Comunque a fine mese lascia l'ospedale, va in pensione. E io sono un pediatra libero professionista».
Dunque possiamo continuare?
«In ogni caso avremmo potuto continuare, cosa vuole sapere? Da dove partiamo?»

Partiamo da un presepe. Sì, l'incontro del tutto imprevisto con il dottore Giambattista D'Andrea parte dal presepe che ogni anno costruisce a casa sua. L'ospite occasionale non sa che è una vecchia passione di questo medico, pediatra come la moglie, direttore di dipartimento al San Carlo, o meglio ex direttore, prima della riorganizzazione dovuta alla recente convenzione con il Bambino Gesù.
Terreno minato, dottore, non mi si metta contro sennò l'assessore Martorano dice che non avete una cultura adeguata, che le novità non le digerite, che al meglio non collaborate
«Parliamo del presepe, è meglio...»

In realtà se facciano parlare il presepe è pure peggio, come si può notare dalle foto che pubblichiamo (tutte le foto sono pubblicate sul http://www.ilquotidianoweb.it/it/basilicata/locandine.htmlQuotidiano di oggi in edicola). Basta affacciarsi sulle rocce di cartapesta scavate da D'Andrea per vedere pastori con tanto di cartello eloquente. Gregge senza pastore, genuflessione al potere, deserto delle coscienze.
Altro che San Carlo, dottore.
«La mia Basilicata è una terra piena di ricchezze, ma mi sembra tanto un gregge di pecore circondato da lupi. La sanità è la pecora più grossa. Sono un pediatra, qualcosa saprò dei bisogni e delle priorità che riguardano i bambini di questa terra».

Arrivano altri medici, per lo più pediatri, la discussione si allarga. Allora andiamo alle date. L'8 settembre scorso, viene inviata a tutti i pediatri, come un fulmine a ciel sereno, copia di una delibera e relativo schema di convenzione tra la regione Basilicata e l'ospedale Bambino Gesù di Roma. Il giorno successivo, l'assessore Martorano presenta il progetto e i contenuti della convenzione agli ignari operatori del settore.
«Ci siamo sentiti un po' all'anno zero, come se la sanità pediatrica lucana dovesse partire daccapo. Commissariati. Sempre così....scusi ma lei è lucana?»
No, cambia qualcosa?

La convenzione con il Bambino Gesù in effetti porta a un giovane superpediatra, il dottor Michele Salata, che ha il compito di coordinare tutta la rete padiatrica lucana, ma anche un caposala (dunque personale infermieristico) con l'attivazione di tre unità operative: una di fibrosi cistica e due di cardiologia e chirurgia pediatrica. Il tutto per una spesa di un milione e quattrocentomila euro all'anno. In realtà il centro di fibrosi cistica già opera da tempo. Per quanto riguarda la cardiologia pediatrica al San Carlo operava il dottor Vairo, presidente dei cardiologi pediatri italiani.
«L’abbiamo fatto scappare, un peccato. Comunque al San Carlo ci sono già due cardiologi pediatri di livello»
Sì, però, caro dottore, così non andiamo da nessuna parte e mi sembra che Martorano non abbia tutti i torti. Al San Carlo o le cose funzionano o non funzionano. Se arriva qualcuno da fuori i medici si lamentano che sono trascurate le eccellenze interne, se si valorizzano le eccellenze interne scoppia la gelosia e comincia la recriminazione incrociata. Decidetevi
«Le ricordo che io non lavoro al San Carlo, ma non è questo il punto. Quante volte e per quanti anni abbiamo lavorato senza risorse, solo con la nostra intelligenza e con la raccomandazione di arrangiarci. Volevano un’eccellenza? E dico volevano, perchè - abbia pazienza - una riorganizzazione di questo tipo doveva prevedere o no un minimo di verifica e di consultazione di base? Bene. L'eccellenza deve rispondere a un bisogno concreto? Allora andiamo a vedere - faccio un esempio - se tra le priorità che riguardano i nostri bambini, considerando i numeri, c'era la necessità di occuparsi di neuropsichiatria infantile o di cardiochrurgia. Parliamo di bambini, ripeto. Lo sa quanti bambini ci sono che, in età evolutiva, hanno bisogno di interventi per disturbi del comportamento? Le assicuro, moltissimi, e questa è una vera urgenza. Molti genitori neppure se ne accorgono».

Ci informiamo del numero di interventi di cardiochirurgia infantile presso l’azienda ospedaliera. In effetti se ne fanno pochissimi, per lo più si tratta di bambini stranieri. Nessuno, neppure all’Asp, è stato in grado di fornirci le cifre dei piccoli pazienti che vanno fuori. Per quanto riguarda la neuropsichatria infantile è vero che al San Carlo e in tutta l’Asp questo servizio essenziale manca, fu l’ex direttore generale Cannizzaro a stipulare una convenzione con il dottore Calzone, eccellenza dell'ospedale di Matera, poi risolta. Attualmente a Potenza la valutazione e i controlli neuropsichiatrici, che hanno uno spettro vastissimo, sono affidati alle psicologhe.

Quello con la Basilicata non è il primo modello di convenzione tra il Bambino Gesù (sanità cattolica) e una regione. Altre convenzioni sono già state sottoscritte con la Sicilia e il Molise, con risultati in verità non entusiastici. Un articolo di Sabrina Varriale su La Voce del Molise (consultabile on line http://www.lavocenuova.com/Articolo.aspx?Id=537) è piuttosto scoraggiante. Il Bambino Gesù funziona non solo come centro di intervento ma anche di decisione centralizzata. In pratica un gradino superiore rispetto alla pediatria di base. Del 24 marzo scorso, in Sicilia, sono alcune forti perplessità espresse, proprio su quest’aspetto, dal sindaco di Taormina. Inoltre una free press di giornalismo investigativo siciliano “Sud”, ha messo in rete un video sufficientemente terrificante (http://www.sudpress.it/reportage/ospedale-di-taorminail-video-degli-orrori/) accompagnandolo con questo commento: «Le immagini che state per vedere sono sconcertanti. Il video girato negli interni del blocco operatorio del centro di eccellenza del Mediterraneo dell’ospedale di Taormina è un documento che denuncia sulla gestione operata dal Bambin Gesù. La Regione Siciliana con grandi proclami aveva annunciato di aver firmato con il centro di eccellenza di Roma una convenzione per l’attivazione del Centro di riferimento di terzo livello di Cardiologia e Cardiochirurgia pediatrica. Dall’8 novembre 2010 la convenzione si è resa pienamente operativa, ma da febbraio a marzo, una telecamera anonima ha seguito da vicino la nuova gestione barbara: neonati operati a cuore aperto tra sangue rappreso e spazzatura; bambini intubati sopra letti sporchi; incubatrici, che costano quanto un suv, inutilizzate dentro locali tecnici, ed ancora molto altro, che le parole non possono descrivere.
Tutto ciò accade da 6 mesi senza che nessuno controlli, la politica ha messo la sua firma perché i nostri bambini, i nostri neonati, venissero trattati da questi medici illustri di Roma come fossimo un popolo del terzo mondo se non peggio».

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