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Sudan, Francesco Azzarà liberato
dopo 124 giorni è arrivato a Roma

Basilicata

Il volontario calabrese di Emergency era stato rapito il 14 agosto in Darfur. La gioia di Gino Strada. Dubbi su un eventuale riscatto, la Farnesina: «Non sappiamo»

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Francesco Azzarà è arrivato a Roma stamane con un volo speciale ed ora sarà sentito dal magistrato che aveva aperto il fascicolo sul suo rapimento. «Mio figlio – ha dichiarato il padre di Francesco – è arrivato stamane alle 6 a Roma con un volo speciale. Ora sarà sentito dal magistrato e poi si vedrà come organizzare il suo rientro». Il papà di Francesco inoltre ha dichiarato: «Voglio ringraziare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la sua vicinanza. Rivolgo un ringraziamento – ha aggiunto – a tutte le istituzioni ed allo staff della Farnesina. In questo mesi ci sono stati tutti vicini. Voglio ringraziare anche Emergency e Gino Strada oltre ai sindaci italiani che ci hanno sempre espresso tutta la loro vicinanza».

FERVONO I PREPARATIVI A MOTTA SAN GIOVANNI
PER ACCOGLIERE FRANCESCO
Il sindaco di Motta San Giovanni, Paolo Laganà, l'ha definita la «grande festa per il ritorno di Francesco». Tra Natale e Capodanno sarà organizzata una grande iniziativa per «esprimere – ha detto Laganà – la nostra gioia per la liberazione del nostro concittadino. Stamane sono stato a casa dei genitori di Francesco che ho abbracciato e saluto con una gioia immensa». «La gente è entusiasta – ha concluso il sindaco – ed ora attendiamo di poter rivedere al più presto Francesco passeggiare per le vie del nostro paese. Da noi c'è comunque una grande aria di festa».

UN INCUBO FINITO PER AZZARA'
E' ufficialmente terminato, dopo 124 giorni è finito ieri l'incubo di Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency originario di Motta San Giovanni (Rc) rapito lo scorso 14 agosto a Nyala, nel Sud Darfur. Azzarà è stato liberato dalle autorità sudanesi dopo quattro mesi.
Il rilascio di Francesco Azzarà, 34 anni, nato in Calabria ma cresciuto in Toscana, era stato dato più volte per imminente, sin da quando lo scorso 14 agosto il cooperante era stato prelevato da una banda di uomini armati mentre si recava con altri due colleghi all’aeroporto. Azzarà lavorava da logista nel Centro pediatrico aperto nel 2010 da Emergency nella capitale del Sud Darfur. Ieri pomeriggio, il Sudanese Media Center, agenzia d’informazione vicina al governo di Khartoum, annunciava «la liberazione di un ostaggio italiano da parte delle autorità del Darfur dell’Ovest» senza dare ulteriori informazioni. La conferma che si trattasse proprio di Azzarà è giunta poco dopo. L’italiano è in buone condizioni ed è poi atterrato a Khartoum, secondo quanto ha reso noto Emergency in serata. Nei prossimi giorni rientrerà in Italia.
«Per noi di Emergency è finito un incubo, questo è un giorno di festa. Vogliamo condividerlo con Francesco, con la sua famiglia che per 124 giorni ha dimostrato grande forza e fiducia nel nostro operato, nel lavoro delle autorità sudanesi e con tutti coloro, privati cittadini e istituzioni, che in questo lungo periodo hanno manifestato la loro solidarietà», ha affermato l’organizzazione di Gino Strada ringraziando le autorità di Khartoum per «la costante collaborazione». Molto soddisfatto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, che ha ricordato «l'impegno congiunto dell’unità di crisi e degli organismi che si sono occupati della vicenda ma anche il grande lavoro di Emergency».
E parole di gioia sono giunte anche dai sindaci di Roma e Firenze Gianni Alemanno e Matteo Renzi, che nei mesi scorsi avevano fatto esporre sulla facciata del Campidoglio e di Palazzo Vecchio una grande foto dell’ostaggio con la scritta “Liberate Azzarà”.
«Rimuoverla ora non può che renderci estremamente felici» ha dichiarato Alemanno, mentre il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, ha auspicato di incontrare Francesco, «magari proprio a Palazzo Marino dove è stata esposta la sua foto e l’appello affinchè gli fosse restituita la libertà».
Del resto, la storia del lungo sequestro ha vissuto momenti di grande apprensione. Azzarà era stato rapito il 14 agosto, alle 17 ora locale, mentre andava all’aeroporto per prendere un nuovo volontario che avrebbe lavorato nell’ospedale pediatrico dove Francesco era impegnato. Dopo le prime rassicurazioni da parte delle autorità locali su un rilascio imminente già in agosto, sul caso era tornato il silenzio. Poi ieri pomeriggio la notizia e i familiari di Azzarà e tutta Motta San Giovanni hanno avuto il regalo di Natale più bello.

CAMPANE A FESTA A MOTTA SAN GIOVANNI
A Motta San Giovanni, paese natale di Francesco Azzarà, la notizia della liberazione del cooperante di Emergency è stata accolta con il suono delle campane a festa. Il parroco, don Severino, è emozionato e trattiene a stento le lacrime. «In questi mesi – ha detto all’ANSA – abbiamo pregato intensamente. La liberazione di Francesco è davvero il più bel regalo di natale». Il sacerdote preparandosi per la messa serale durante la quale, ha annunciato, «una preghiera di ringraziamento per la liberazione di Francesco».

GIOIA A PALAZZO CAMPANELLA, RIMOSSO LO STRISCIONE
«La liberazione di Francesco Azzarà è una notizia che ci riempie di gioia. Speriamo di riabbracciare presto nella nostra terra il giovane volontario di Emergency rapito ad agosto». Lo dichiara il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti. «A nome di tutti i calabresi – aggiunge Scopelliti – voglio esprimere un sentito ringraziamento alle autorità italiane che hanno operato con grande professionalità e discrezione per raggiungere questo importante obiettivo. Il mio pensiero va anche ai familiari di Francesco, alla comunità di Motta San Giovanni ed a tutti coloro i quali sono stati vicini al giovane volontario». Anche il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, ha espresso la sua soddisfazione per la liberazione avvenuta nel Darfur: «Quella della liberazione di Francesco Azzarà è una bellissima notizia che i calabresi aspettavano con trepidazione dal mese di agosto - ha affermato Talarico -. Il suo nome campeggia da settembre sulla facciata di Palazzo Campanella, sede del nostro Consiglio regionale, ed ora finalmente possiamo togliere quello striscione con enorme soddisfazione, in attesa di poter abbracciare Francesco, accogliendolo nella sua terra d’origine».

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