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Giallo Bergamini, tutti
i testi da sentire

Basilicata

Dalla madre della Internò a Storgato, quelli che sanno qualcosa su Denis. La Procura di Castrovillari ha avviato le verifiche delle persone informate dei fatti

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Isabella Internò avrebbe ribadito la versione del tentativo di fuga dall'Italia da parte di Denis; lei doveva riprendersi la macchina a Taranto, e poi l'improvviso raptus suicida. Sul fronte scientifico i Ris di Messina stanno lavorando sugli effetti personali che sembrano smentire la suggestiva dinamica del suicidio a “tuffo” e il trascinamento per circa sessanta metri del corpo sotto il pesante camion che investì il calciatore di Argenta quel 18 novembre 1989 sulla statale 106 a Roseto Capo Spulico.
Ma ecco l'elenco dei possibili testimoni che potrebbero essere ascoltati durante l'indagine avviata dalla procura di Castrovillari. Persone che in questa fase preliminare potrebbero essere sentite solo per «sommarie informazioni»
ISABELLA INTERNO' - O meglio: Isabella Anna Internò. All'epoca dei fatti ha circa venti anni, ed è sul luogo del “suicidio” per esserci arrivata - così risulta agli atti - con la vittima. Così si identifica ai carabinieri che verbalizzano l'accaduto: «Dal 1985 al novembre 1988 sono stata fidanzata quasi ufficialmente con il calciatore del Cosenza Donato Bergamini. Poi, dal 1988 ci siamo lasciati e ripresi in più volte». Nei verbali del brigadiere Barbuscio resta impressa la frase con la quale rassicura il camionista appena sceso dal mezzo: «È il mio ragazzo. Si è voluto suicidare». Dopo di ciò, con un misterioso mezzo di passaggio va a Roseto Marina, nel bar “da Mario”, per telefonare a Gigi Simoni, a Francesco Marino, e alla madre.
RAFFAELE PISANO - È L'autotrasportatore che quel pomeriggio è alla guida del camion carico di mandarini diretti a Milano. All'arrivo dei carabinieri dichiara, in sintonia con l'altra testimone, che il calciatore si è “tuffato” improvvisamente sotto le ruote del camion e sottolinea di «mettersi a completa disposizione della giustizia». Due volte assolto dall'accusa di omicidio; fino alla scorsa settima è stato creduto morto. Ma in realtà e vivo e abita ancora a Rosarno.
MICHELE PADOVANO - Inizia la sua carriera professionistica in Serie C2 con l'Asti TSC nella stagione 1985/86. Nell'ottobre del 1986 si trasferisce al Cosenza e vi resta per quattro anni, diventando il più intimo amico di Denis. Nel 1990 passa in Serie A con il Pisa e poi a seguire Napoli, Genoa e Reggiana. Dal 1995 al 1997 gioca nella Juventus di Marcello Lippi. Nel 2006 cominciano suoi guai giudiziari che una settimana fa gli portano la condanna a 8 anni e 8 mesi come partecipe dell'organizzazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti.
MARIO INFANTINO - È il titolare del bar di Roseto dove lsabella Internò, accompagnata da un uomo (mai identificato) a bordo di una Ritmo o di una Golf, va a telefonare al tecnico Gigi Simoni, al calciatore Francesco Marino, e alla madre, Concetta Tenuta. All'epoca sottoscrive che l'orario della telefonata poteva essere le 19 e 30. Ma oggi dichiara: «Era ancora giorno, fuori si vedeva bene». Dunque la nuova testimonianza sposterebbe di circa due ore indietro le lancette dell'orologio.
LUCIANO CONTE - Allora è solo un “amico di famiglia”; oggi è il marito di Isabella Internò. In virtù della sua costante vicinanza alla ragazza, il cinquantenne soprintendente di Polizia potrebbe essere sentito come persona informata dei fatti.
CONCETTA TENUTA - È la madre di Isabella Internò. Trentanove anni all'epoca. È una delle tre persone alle quali la ragazza ha telefonato subito dopo la morte di Denis, ma mai nessun magistrato ha voluto sapere perché proprio a lei: una premura della ragazza preoccupata del fatto che la madre avrebbe potuto apprendere della morte del calciatore e preoccuparsi delle condizioni della figlia? Ma perché poi, è la donna a telefonare al presidente del Cosenza calcio, Antonio Serra?
ANTONIO SERRA - Nella sua qualità di presidente del Cosenza calcio dal 1988 al 1990 è certamente persona molto informata: conosce bene Denis “uomo” e le sue qualità sportive,ma anche buona parte della sue frequentazioni .
FRANCESCO MARINO - Il terzino destro è nel Cosenza dall'82. Con i rossoblu, infatti, disputa in tutto undici campionati di cui cinque in Serie B. Successivamente ha intrapreso il ruolo di dirigente, lavorando prima come direttore sportivo per il Cosenza e in seguito come osservatore per la Juventus. Isabella Internò dichiara di averlo incontrato la mattina del 18 novembre prima del ritiro al motel Agip. Ed è una delle tre persone alle quali la ragazza telefona per comunicare la morte di Denis.
RENZO CASTAGNINI - È uno dei più anziani dell’undici rossoblu dell'epoca ma non per questo escluso dalla vita della squadra. È con il collega Marino quando la mattina del 18 novembre, prima del ritiro, i due incontrano Isabella.
MASSIMO STORGATO - Lo stopper cresciuto nella Juventus gioca solo due stagioni nel Cosenza. Ma è con lui che Denis fa tutta la strada da Ferrara a Cosenza il martedì precedente alla morte, di rientro dal giorno libero dopo la partita con il Monza. Chissà se Denis non si sia aperto un po' con quel compagno di viaggio?
GIULIANA T. - È l'amica con la quale Denis trascorre la serata dopo la partita di Monza e la nottata all'hotel Hilton di Milano.
SERGIO GALEAZZI - Centrocampista al Cosenza dall'86 al '90. È con Denis al cinema Garden; ma non viene mai interrogato. «Quando si è spenta la luce ho visto Donato alzarsi. Lo attendevano due persone. Ho visto solo le loro sagome. Non so se sono andati via insieme, ma di certo Donato non è più rientrato». MARIO ROCCO NAPOLI - Quarantasettenne di Roseto, è il teste ascoltato durante il primo processo. Fa la sua comparsa “volontaria” quando sulla stampa (ma è di certo una coincidenza) la versione del suicidio comincia a vacillare. Racconta che passando sul luogo dei fatti, qualche minuto prima, vede un ragazzo fuori dalla Maserati, sul bordo della strada. Tanto basta per screditare l'ipotesi che Denis sia stato ucciso altrove e portato lì per inscenare il suicidio. Oggi è detenuto per una condanna non definitiva a 8 anni inflittagli con l'operazione Skhoder, con la quale la Dda ha scardinato il traffico di stupefacenti tra Albania e Italia. Rocco NapoliAl superteste8 anni per droga Giuliana T.l’amicamilanese

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