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'Ndrangheta. Asse Milano-Reggio
Giglio resta in carcere

Basilicata

Rigettata l’istanza di scarcerazione per il magistrato Vincenzo Giglio. Per la posizione di Morelli, invece, spunta ora anche il ruolo dei servizi segreti

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Il Tribunale della Libertà di Milano ha rigettato l’istanza di scarcerazione avanzata da Francesco Albanese, legale di fiducia del magistrato Giglio, arrestato nell’ndagine della Dda di Milano per favoreggiamento alla cosca Lampada e per corruzione in combutta con il consigliere regionale Franco Morelli, anch’egli tratto in arresto. Dunque Enzo Giglio resta in carcere e se su Morelli, il legale di fiducia, Franco Sammarco, aveva rinunciato a ricorrere al Tdl, Giglio aveva puntato nel sostenere la propria estraneità ai fatti, sottoponendosi all’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Giuseppe Gennari, rendendo dichiarazioni spontanee, al cospetto del procuratore aggiunto Ilda Boccassini nell’ambito dell’udienza davanti al Riesame, ma anche scrivendo, di proprio pugno, due distinti memoriali, di una cinquantina di pagine complessive, in cui spiegava le ragioni dei propri incontri con i Lampada, una famiglia originaria del rione Archi di Reggio Calabria che sarebbe stata “inviata” a Milano come testa di ponte del più potente e blasonato clan Condello.
Giglio, circa tre settimane fa, venne ammanettato con delle accuse gravissime: nel corso di alcuni incontri, almeno cinque, avvenuti all’interno della propria centralissima abitazione a Reggio Calabria avrebbe fornito delle soffiate agli elementi di spicco del clan Lampada circa l’esistenza o meno di indagini giudiziarie sul conto degli affiliati. Discorso analogo per la presunta corruzione con Franco Morelli, cui Giglio avrebbe rivelato l’assenza di indagini sul conto del politico, preoccupato di possibili vicende giudiziarie che ne potessero frenare l’ascesa politica. Un’amicizia, quella tra Morelli e Giglio, che sarebbe stata premiata dagli incarichi regionali ottenuti dalla moglie del magistrato, Alessandra Sarlo. Accuse da cui, ovviamente, il magistrato si è difeso con forza. Una difesa che, però, non ha convinto del tutto il Tdl che ha rimarcato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. cl.co.

MORELLI E LA FUGA DI NOTIZIE SUL GRUPPO VALLE LAMPADA
Nell’ambito dell’inchiesta “Infinito” condotta dalla Dda di Milano, intanto, spunta anche l’ombra dei servizi segreti. Negli ultimi giorni diversi protagonisti dell’inchiesta sono comparsi davanti ai giudici milanesi nel corso dei vari interrogatori di garanzia o come persone informate sui fatti.
I magistrati milanesi hanno in particolare concentrato la loro attenzione sulla fuga di notizie inerenti le indagini sul gruppo Valle-Lampada ed è palese come i destinatari della custodia cautelare sapessero da tempo di essere oggetto di attenzioni da parte degli inquirenti. Lo dimostra l’uso di telefonini ad hoc, intestati ad un cittadino senegalese, che Lampada e Morelli utilizzavano per comunicare, ma anche anche una serie di notizie che Morelli avrebbe fornito ai Valle-Lampada in merito alle indagini. A spiegare ai giudici milanesi come faceva Morelli a sapere delle indagini, è stato uno degli indagati che nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha affermato che il gruppo era a conoscenza di indagini in corso grazie alle entrature di Morelli con i servizi segreti. L’indagato ha parlato di contatti di alto livello che il consigliere regionale avrebbe intrattenuto addirittura con funzionari dei servizi che lo avrebbero regolarmente informato sull’argomento e per il consigliere regionale, sapere se era sotto inchiesta o meno, era di fondamentale importanza. Lo ha dichiarato anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sentito dai pm lombardi come persona informata sui fatti, il quale ha confermato il suo stretto rapporto con Morelli che era il massimo esponente della sua corrente, Destra sociale, in Calabria. Per questo il sindaco di Roma si era attivato presso Scopelliti per chiedere un posto al sole per Morelli, ricevendo però un netto rifiuto dal governatore Scopelliti, che spiego al sindaco di Roma di aver sentito alcune voci circa indagini in corso su Morelli per cui non era opportuno una sua nomina in giunta. Da qui l’attivismo di Morelli e il famoso fax inviatogli dalla moglie del giudice Giglio che attestava l’inesistenza di indagini. Lo stesso fax Morelli esibì ad Alemanno. Il sindaco di Roma ha detto ai giudici di ricordare la circostanza, anche se non saprebbe indicare con esattezza che tipo di documento fosse. Fatto sta che dopo quel momento si convinse che quella di Scopelliti fosse una scusa e il rifiuto ad un ingresso in giunta di Morelli avesse motivazioni di natura politica. Per questo Alemanno decise di “ricompensare” Morelli con un posto nel cda di una delle partecipate del Comune di Roma.

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