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Perquisizioni a Rosarno, armi e gioielli
sequestrate tre aziende d'agrumi

Basilicata

Trovata una cassaforte con un all'interno un vero e proprio "tesoretto". Tre le aziende sequestrate grazie alla collaborazione di Giuseppina Pesce con gli inquirenti

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I Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito alcune perquisizioni nel centro abitato e nelle campagne di Rosarno, finalizzate alla ricerca di armi ed alla cattura del latitante Giuseppe Pesce, detto “testuni”, considerato l’attuale reggente dell’omonima cosca. L’attività sarebbe scattata a seguito delle dichiarazioni rese dalla collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce. Nel corso di una perquisizione effettuata all’interno di un’azienda agrumaricola, sono stati sequestrati un revolver di grosso calibro (Colt Python cal. 357 magnum), una pistola semiatomatica (Mauser cal. 7,65) e numerose munizioni; le armi erano in perfetto stato di conservazione e pronte all’uso (nella modalità di pronto impiego definita “a colpo in canna”).
Nella circostanza, è stato arrestato per concorso nel reato di detenzione abusiva di armi e munizioni, Gaetano Palaia di 35 anni, ed il padre Rocco Palaia di 52, entrambi pregiudicati. Inoltre, sono state poste sotto sequestro tre imprese di trasformazione agrumaria: la "Derivati agrumari Santa Lucia" di Palaia Gaetano, la "T.L.A. di Maduli Teresa s.a.s" e la "Derivati agrumari San Gennaro dei F.lli Palaia Snc" tutte di proprietà dei Palaia, considerati “famiglia satellite” a disposizione della cosca Pesce.
Le verifiche dei militari hanno fatto emergere inoltre, gravi illeciti in materia ambientale, e pertanto sono stati deferiti in stato di libertà Lucia Palaia, di 34 anni; Teresa di 46 e Fortunato Palaia di 55. Le gravi carenze igienico-sanitarie riscontrate hanno portato al sequestro di una vasta area aziendale dell’estensione di quattro ettari e con all’interno attrezzature per oltre 1.000.000 di euro.
Le indicazioni fornite da Giuseppina Pesce, infine, hanno permesso di sequestrare il contenuto di una cassaforte occultata in una casa disabitata nella disponibilità degli affilitati al clan. All’interno dell’armadio blindato, i militari hanno rinvenuto un “tesoretto” del valore di oltre 200.000 euro, composto da numerosi monili in oro tempestati di pietre preziose (anelli, collane, orecchini, bracciali…) e vari orologi – anche in oro massiccio – di prestigiose maisons, quali “Patek Philippe”, “Rolex” e “Cartier”.
Tali oggetti di valore potrebbero essere provento di una rapina messa a segno da soggetti della cosca Pesce qualche tempo fa ad una gioielleria della piana, secondo quanto riferito dalla collaboratrice di giustizia Pesce Giuseppina in un udienza al Tribunale di Palmi nel processo contro la cosca Pesce.

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