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Locri, nuove indagini all’Asp
per le protesi sessuali

Basilicata

A Locri in 15 ancora coinvolti nell’ipotesi di danno erariale. Almeno sette persone, tra dirigenti medici e amministrativi dell’Asl di Locri non hanno causato un danno erariale all’azienda sanitaria

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Approfondimento d'indagine per 15 soggetti chiamati in giudizio e una prosecuzione dell’iter dibattimentale davanti al Tribunale amministrativo. E’ quanto ha stabilito la sezione giurisdizionale per la Regione Calabria, presieduta da Luciano Coccoli, per una presunta truffa all’ex Asl di Locri per forniture di materiale sanitario pari a oltre 2 milioni di euro.
Quando la Guardia di Finanza fece scattare i controlli era il 2008 e la bufera giudiziaria colpì 22 tra dirigenti medici e amministrativi dell’ospedale di Locri. Sullo sfondo presunte fatture gonfiate e ordinativi fuori controllo. La lista della spesa incriminata parlava di confezioni di protesi peniene per 82 mila 495,30 euro, pagate, secondo la Guardia di Finanza, quasi dieci volte in più di quanto costano. Il danno erariale procurato dai dirigenti sanitari in meno di un anno e mezzo sarebbe stato di 2 milioni e 348,033 euro. I 22 indagati, medici, economi, direttori sanitari hanno presentato memorie difensive davanti alla Corte dei Conti di Catanzaro.
La Corte dei Conti non ha rilevato nessun ruolo accertabile nella partecipazione al danno erariale nei confronti di Angela Parpiglia, Antonio Previte, Vincenzo Garreffa e Immacolata Monteleone, Michele Giordano e Natale Marcianò e per Vincenzo Strangio, dell’ex Asl di Locri. Per queste sette persone coinvolte nella vicenda si chiude dunque con una ammissione di non responsabilità la vicenda.
Ma per altri 15 indagati è stato richiesto un supplemento di indagini da presentare durante la prosecuzione del giudizio. L’indagine del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria aveva avanzato l’ipotesi di fatture gonfiate sotto la compiacenza dei dipendenti dell’ospedale di Locri. Tra le forniture sospette c’erano appunto le protesi peniene e testicolari alcune comprate a quasi 2 mila euro l'una ma con un valore di mercato non superiore alle 220 euro da una società che a sua volta sosteneva di averle acquistate da un' altra ditta del Nord Italia. Difficile per gli investigatori risalire alla provenienza di alcune centinaia di suturatrici, che pare arrivassero dalla Cina. Infine per gli uomini delle Fiamme Gialle fu da evidenziare il prezzo pagato per una scatola di cerotti, che rispetto al contro valore di mercato all’Asl arrivava a costare cento volte di più. Pochi giorni fa la Corte dei Conti ha messo un primo punto sulla vicenda del buco da oltre 2 milioni di euro scagionando di fatto sette persone e chiedendo agli investigatori di approfondire la posizione degli altri 15 indagati.

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