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Il COMMENTO
Non ci resta che sperare nella Befana

Basilicata

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di ETTORE JORIO
Che delusione i regali sotto l'albero! Un Natale triste e preoccupante. Triste perché ci ha lasciato una delle più belle penne del Paese, ma non solo. Giorgio Bocca è stato, infatti, in stretta armonia con il proprio cognome, anche la voce della verità. La sua, che però spesso corrispondeva a quella della stragrande maggioranza degli italiani. Quella verità pronunciata con il piglio tipico di comandante partigiano di Giustizia e libertà, rimasto integro nelle sue considerazioni, a prescindere da chi e per chi lavorasse. Su tutto, ha dato lezioni sul significato dell'etica pubblica, sul suo valore e su come sia stata trascurata dalla politica, in senso lato. Preoccupante perché, nonostante la grande novità dell'abbandono dal governo nazionale dei politici di mestiere, i tecnici sopravvenuti non abbiano prodotto alcunché. Meglio, ancora non lo hanno fatto. Fino ad oggi sono state vecchie le metodiche utilizzate, nel senso che le idee che sono venute fuori a seguito di una fitta negoziazione tra i partiti, che sono pertanto apparsi più forti di ieri. Antiche le misure, in quanto fondate esclusivamente sugli incrementi di tasse e imposte, con la grande (!) novità del differimento dell'accesso alle pensioni. Ma quello che è sembrato più grave è stata la perdurante assenza di un progetto di sviluppo complessivo. Di riforme strutturali neppure l'ombra, fatta eccezione per la miniriforma previdenziale. E dire che il governo Monti si sarebbe dovuto caratterizzare per le iniziative mirate alla crescita, nel senso del cambiamento radicale. In proposito, si è assistito al degrado delle ipotesi più credibili. Persino le liberalizzazioni auspicate si sono ridotte alle minibattaglie dichiarate ai taxi e alle farmacie, senza toccare i grandi interessi che stanno dietro le 675 società degli enti locali che gestiscono in esclusiva l'energia, i trasporti e i servizi pubblici locali. Ma, dico io, come si fa a pensare di salvaguardare gli interessi del Paese, in termini di crescita del prodotto interno lordo e occupazione liberalizzando le licenze dei taxisti e concedendo la vendita dei farmaci di fascia C alla grande distribuzione organizzata? Le grandi malattie (e la crisi in atto è la più grande malattia vissuta dal sistema Repubblica italiano) hanno bisogno di interventi seri e di svolte radicali. Entrambi assenti nel programma di governo, nonostante il premier vi abbia fatto riferimento nelle numerose interviste rese prima della sua nomina a senatore a vita. Il nuovo anno, si spera, porti qualcosa di nuovo a cominciare dai parlamentari che, abboffati dai privilegi, potrebbero prima di tutto dare quell'esempio abilmente eluso fino ad oggi multipartisan. Necessitano le riforme costituzionali non solo nominalistiche, esse vanno estese sul piano legislativo alle componenti istituzionali, per l'appunto, della Repubblica, che dovranno in ogni modo rispettarle. Mi riferisco al pareggio di bilancio, oramai prossimo ad essere inserito nella Carta. Ad un tale importante evento di revisione costituzionale dovrà, infatti, seguire un chiaro intervento del legislatore ordinario che ne sancisca la corretta applicazione nelle regioni, nelle province (per quel poco che rimarranno) e nei comuni. Tutti ossessionati dai debiti che ci sono e che, spesso, si nascondono e che tardano ad apparire. Debiti che dovranno necessariamente far parte del patrimonio conoscitivo dei cittadini. Di coloro i quali saranno tenuti ad estinguerli, pena le sanzioni dell'Unione Europea. Per finire, il federalismo fiscale. Esso è legge dello Stato. A valle, è sconosciuto ai più. In una combinazione corretta con le misure governative, che di certo troveremo nella calza della Befana, la migliore delle promesse: che i partiti, pieni zeppi di cenere e carbone, riescano ad impegnare le migliori energie fresche. Le risorse umane più sane.

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