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Monti e l'anno che verrà

Basilicata

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di VITO BUBBICO

MONTI alla televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione che tutti quanti stiamo già aspettando. Che passerà dagli “atti dovuti”, quale sarebbe stato il cosiddetto “decreto salva Italia”, agli “atti voluti” da lui e dal suo governo, quelli che si appresta a mettere in campo da ora in poi con cui ha assicurato: "Faremo una politica di crescita che avrà come leva l'equità". Bene. Comunque una cosa è certa, nell’anno che verrà, in tanti saremo più poveri e in pochi saranno ancora più ricchi. Non è certo un governo tecnico che può invertire questo consolidato iniquo copione sociale che già si sta affermando negli Stati Uniti. Le vicende di cronaca del Paese ci dicono che rischia di cadere in una brutta deriva non solo la condizione economica della società quanto pure quella delle relazioni umane. Con un abbruttimento generale. Che comprende anche ciò che si è consumato a Genzano di Lucania, con una ingenerosa coda polemica nei confronti di questo giornale. Che avrà tanti limiti e difetti ma che indubbiamente assolve ad un compito prezioso per consentire in modo estremamente capillare e aperto alla società lucana di guardarsi allo specchio impietosamente, di analizzarsi e volendo anche di migliorarsi. Nel mentre si sta sviluppando una delle tante singolari quanto stucchevoli querelle nel PD nazionale tra chi chiede di rivendicare “come proprio” il governo tecnico in carica e chi intende considerarlo per quello che è (un governo di emergenza). Nel mentre in Basilicata si aspetta che si vari una nuova giunta regionale che già non alimenta grandi speranze, si sviluppano grandi manovre di singoli consiglieri navigati e naviganti tra opposizione e governo e si promuovono nuove associazioni di leader che si ripropongono di fare quello che spetterebbe fare ai propri partiti di appartenenza. In quella Europa che è la chiave di volta per l’uscita dalla crisi la realtà si sta premurando di smentire clamorosamente la spiritosa teoria (una contraddizione intermini non solo lessicale) della”contrazione-espansiva” di Christine Lagarde (ex ministro dell’economia ed ora presidente del Fondo Monetario Internazionale). Quella che di fronte ad una contrazione di debiti pubblici e di governo credibili sarebbero corrisposti da parte dei privati maggiori investimenti e consumi. Dopo anni di questa cura i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora non si parla più di una recessione bensì di una “grande depressione”, si proprio di una “crisi stile anni 30” il cui epicentro sarebbe proprio l’Europa. Brutta notizia per tutti, soprattutto per tutti quegli operai che ancora in questo scorcio di 2011 al freddo ed al gelo hanno perseverato nella loro strenua difesa di posti di lavoro in bilico e per chi un lavoro sperava prima o poi di trovarlo. L'anno che sta arrivando tra un anno passerà (profezia dei Maya permettendo) ma sarebbe bene che tutti ci preparassimo ad affrontarlo con l’intenzione di dedicarci un po’ di più a quello che ci accade intorno, alle forme della partecipazione democratica, alle decisioni della politica. Nelle società occidentali ci sono tante attività che non vogliamo oramai più svolgere e delle quali si occupano oramai prevalentemente extracomunitari e badanti. Anche nel nostro povero sud dove non è che ce la passiamo poi tanto bene. Stiamo avendo lo stesso atteggiamento nei confronti della partecipazione democratica che è un affare faticoso, richiede studio, approfondimento, tempo da dedicarvi. Oramai prevale essenzialmente la delega agli eletti. Ma stiamo verificando quanto ciò sia insufficiente per avere una buona politica che si occupi delle nostre cose. Ebbene prima lo capiamo e meglio è. Per accudire i nostri anziani possiamo delegare le badanti. Ma per la partecipazione democratica non può sostituirci nessuno. Se vogliamo continuare a vivere in una vera democrazia funzionante ed efficace ci tocca fare questa fatica individuale e collettiva. Ecco riprendere questa pratica non potrà che alleviare di molto quello che ci aspetta e renderlo meno peggio di quello che si paventa. L’anno che verrà, potrebbe essere questa la vera novità.

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