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Acquedotto lucano, dopo la selezione
per un geologo, grane anche per gli avvocati

Basilicata

Il Tar torna sui suoi passi: «Decida il giudice del lavoro»

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POTENZA - Sei milioni di euro di lavori non sono bruscolotti e di questi tempi meno che mai. Tanta è la fame delle imprese di costruzioni che le casse di Acquedotto lucano spa ne avrebbero potuti risparmiare più della metà, se non fosse stato per una serie di sviste che avevano portato all’aggiudicazione dei lavori di «collettamento dei reflui dei Comuni di Avigliano, Pietragalla, Acerenza e Oppido Lucano», e soprattutto «di realizzazione di un depuratore consortile» a favore della ditta sbagliata. Evidentemente è bastata la minaccia di un risarcimento a cinque zeri, fatto sta che a stretto giro Acquedotto lucano ha fatto marcia indietro e se tutto va per il verso giusto le opere potrebbero essere terminate soltanto con un modico ritardo, questione di sei mesi o poco più, per un progetto risalente a più di tre anni e mezzo fa.
E’ deciso dunque che sarà la materana Paeco srl a realizzare le opere previste dalla delibera del consiglio di amministrazione di Acquedotto lucano spa del 7 maggio del 2008. E’ all’epoca che venne approvato il progetto esecutivo dei lavori che prevedevano l’installazione di tubi di ghisa per circa 2 chilometri, tubi in Pvc per circa 31 chilometri, e la realizzazione di un depuratore consortile. Solo per bandire una procedura aperta per la realizzazione di tali lavori, l’approvazione del bando e del disciplinare di gara sarebbe poi occorso un altro anno, più un altro ancora concesso alle imprese interessate per presentare le loro offerte. In quaranta si sarebbero presentati negli uffici di via Grippo a Potenza e a giugno del 2010 sarebbero state aperte le buste con le offerte economiche. La migliore sarebbe risultata quella di una grossa ditta campana la Damato appalti srl con un ribasso del 57,8250%, mentre Paeco si sarebbe collocata soltanto al secondo posto, avendo offerto un ribasso del 56,8660%.
Si sa che poi le imprese nascono e muoiono e di questi tempi le difficoltà spingono a compiere operazioni finanziarie complesse per ristrutturare le proprie esposizione. In sostanza la Damato appalti srl sarebbe uscita di scena per cedere il passo a una società nata da una sua costola, la Costruzioni D’Amato srl. Tutto regolare, per Acquedotto lucano, che ha marzo dell’anno scorso «evidenziava che in seguito ad appositi controlli era stato già accertato il possesso dei requisiti di ordine generale da parte della predetta Costruzioni D’Amato srl», dichiarava efficace il predetto provvedimento di aggiudicazione definitiva e decideva di stipulare il contratto di appalto. Meno per i legali di Paeco e per i giudici del Tar Basilicata che a maggio dell’anno scorso hanno bloccato tutto. Sembrerebbe, infatti, che in realtà quegli «appositi controlli» se mai davvero posti in essere fossero stati come minimo superficiali.
Davanti alla sospensiva del Tar anche negli uffici di Aql si sono accorti che qualcosa non andava per il verso giusto: hanno fatto pressione per avere subito la cauzione chiesta alle ditte prima di iniziare i lavori e la garanzia di un contratto di assicurazione. In pratica l’offerta della Damato appalti srl si era appena dissolta. Per l’avvenire resterà una segnalazione all’Autorità di vigilanza sugli appalti pubblici.

Leo Amato

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