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Claps, 1500 firme
per riaprire la Trinità

Basilicata

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POTENZA - Sono già 1.500 le firme, altre se ne stanno aggiungendo, di alcuni parrocchiani della Santissima Trinità, consegnate all’arcivescovo di Potenza Agostino Superbo. I 1.500 chiedono una sola cosa: la riapertura della chiesa posta sotto sequestro dalla magistratura di Salerno nel marzo del 2010, all’indomani del ritrovamento dei resti del cadavere di Elisa Claps.
A quasi due anni dalla chiusura della chiesa, e dopo che Danilo Restivo è stato condannato prima in Inghilterra per l’omicidio della sarta Heather Barnett e poi a Salerno per quello di Elisa, per i parrocchiani è giunto il momento che la Trinità venga riaperta al culto, perché quei portoni - quello che affaccia su via Pretoria e quello che dà sullo slargo che porta lo stesso nome della chiesa - non hanno più ragione di rimanere sbarrati.
In quasi due anni un’intera città si è interrogata sull’opportunità di riaprire o meno quello che per molti potentini è sempre stato il luogo di culto per antonomasia, quello da sempre frequentato dalla borghesia cittadina. Due anni che hanno visto contrapposte due diverse correnti di pensiero. Da una parte quelli che «la chiesa deve rimanere chiusa per sempre», dall’altra quelli che «vogliamo riavere la nostra parrocchia».
Parrocchia che non è mai stata sconsacrata e che in ogni caso non lo sarà mai perché mancano tutti i presupposti, stando al codice di diritto canonico, per considerarla un luogo profanato.
Ancora oggi, nonostante a Elisa sia stata data degna sepoltura, la Trinità è diventata una specie di “zona rossa” da non valicare. Una sorta di “monumento alla vergogna”, solo perché per 17 anni nel suo sottotetto è rimasto il corpo, privo di vita, della sedicenne potentina. Per altri, invece, quel luogo dovrebbe essere restituito alla comunità dei fedeli non fosse altro che per il fatto che, se il corpo di Elisa fosse stato ritrovato, a esempio, nei piloni della scale mobili - questa una delle tante ipotesi che circolavano dopo che della ragazza si erano perse le tracce - allora cosa si sarebbe dovuto fare? Chiuderle per sempre al pubblico?.
La Trinità potrà mai riaprire? Per il momento i parrocchiani hanno raccolto già 1.500 firme e altre se ne andranno ad aggiungere nonostante quelli che possono essere definito una sorta “partito del no” non hanno alcuna intenzione di mollare la presa: quel luogo di culto deve continuare a rimanere chiuso. Per sempre. Addirittura, nei mesi immediatamente successivi al ritrovamento dei resti del cadavere di Elisa, molti cittadini aveva sottoscritto una petizione con cui chiedevano alle autorità ecclesiastica che la chiesa venisse sconsacrata e i suoi spazi messi a disposizione della collettività per la creazione di una struttura polifunzionale, gestita da una Fondazione costituita intitolata proprio ad Elisa Claps, e destinata a ospitare un centro per la prevenzione dei maltrattamento e degli abusi sulle donne e sui minori.
E al “partito del no” si è sempre contrapposto quello del “sì”. Partito del “sì” che, ben prima delle firme dei parrocchiani recapitate all’arcivescovo Superbo, era sostenuto da una ventina di associazioni cattoliche della città.
Per loro la Trinità doveva assurgere a luogo della memoria di Elisa, della sua lotta contro il male, del suo sacrificio. Quindi non un luogo simbolo del male, ma bensì la testimonianza della fede della ragazza. Il luogo che ha sì visto l'epilogo tragico della sua breve vita e che ne ha conservato i resti che, però, non può e non deve essere considerato un posto “maledetto”.
Perché se da una parte è vero che in quel sottotetto per 17 anni sono rimaste le tracce di Danilo Restivo, condannato in primo grado a 30 anni di carcere per l’omicidio di Elisa, dall’altra c’è, e vi rimarrà, la memoria di una vittima innocente: Elisa.
Per quanto riguarda le firme già consegnate all’arcivescovo di Potenza da ambienti vicini alla Curia si apprende che Superbo continua a ribadire quello che ha sempre sostenuto da quel 17 marzo del 2010, ovvero massima fiducia nella Magistratura e nelle sue decisioni.
Magistratura che, ricordiamo, l’otto novembre del 2011, respinse la richiesta di costituzione di parte civile avanzata dalla diocesi di Potenza. Alla base della decisione il fatto che il corpo di Elisa Claps sia rimasto per tanto tempo nel sottotetto della Trinità di Potenza sarebbe la dimostrazione che la Chiesa è stata negligente.
Secondo quanto riferito quel giorno dal legale della diocesi di Potenza, Donatello Cimadomo, il gup Elisabetta Boccassini ha chiamato in causa la «mancata diligenza nel controllo e gestione dei locali» della chiesa della Santissima Trinità di Potenza.
«Da qui - spiegò il legale - l'impossibilità di far derivare un danno perchè non si può dolere delle conseguenze dannose di una condotta delittuosa colui il quale non ha in cura i locali dove il corpo è stato ritrovato».
Il giudice «ha riscontrato - aggiunse Cimadomo - una potenziale conflittualità con le nuove indagini in corso sul ritrovamento del cadavere. I pubblici ministeri non avevano manifestato alcuna opposizione alla richiesta di costituzione e hanno dato atto delle nuove indagini in corso».
Il pm Rosa Volpe, infatti, non si era opposta alla richiesta del vescovo, accettando che la Curia in quanto istituzione abbia subito un danno dalla morte e poi dal ritrovamento del corpo di Elisa nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità.

Alessia Giammaria

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