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Fenice, in Regione arrivano gli esperti

Basilicata

Si insedia il comitato di sorveglianza composto da professori e rappresentanti di Iss e Ispra che stabilirà l’incidenza inquinamento sulla salute. Domani in Commissione ambiente si tornerà a chiederne

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POTENZA - E’ una settimana importante, quella che si apre oggi, per il caso Fenice e ancor di più per le popolazioni del Vulture. Martedì si riunirà la commissione Ambiente della Camera nel quale verrà trattato il caso dell’inceneritore di Melfi. In particolare verranno ascoltati, a partire dalle 14, i rappresentanti dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dell’Istituto Superiore di Sanità. Voi sarà la volta delle associazioni ambientaliste lucane: esporranno le proprie ragioni i rappresentanti di Legambiente, del Movimento Azzurro, del Wwf Italia, dell’Organizzazione lucana ambientalista (Ola Basilicata) e della Comunità lucana Movimento No Oil; Camera: Commissione Ambiente. Annunciano battaglia i componenti del Comitato per il diritto alla salute di Lavello che saranno anche loro a Roma domani, e che torneranno a chiedere ai membri della commissione parlamentare lo spegnimento dell’inceneritore di San Nicola, che, lo ricordiamo, ha provocato una pesante contaminazione delle falde acquifera e che, con un piano presentato lo scorso 18 ottobre, si è impegnata in un piano di bonifica che dovrebbe essere attuato in circa otto mesi. Ad accompagnare i membri del comitato guidati dal presidente Nicola Abbiuso, ci sarà anche il dottor Ferdinando Laghi, da sempre impegnato nel campo della ricerca scientifica sanitaria e ambientale, di recente nominato vicepresidente di Medici per l’ambiente. E sempre per la giornata di martedì è stata annunciato l’insediamento del Comitato di alta sorveglianza voluto dalla Regione Basilicata che dovrà occuparsi dello sviluppo di modelli di controllo epidemiologico delle popolazioni del Vulture e del monitoraggio dei sistemi di controllo sul territorio. E’ composto da docenti universitari e da esponenti dell’Istituto superiore di Sanità e dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale e opererà in affiancamento del sistema di monitoraggio pubblico. Illustri esponenti del mondo della ricerca nel settore che in pratica dovranno stabilire se e in che quantità l’inquinamento decennale di Fenice Ambiente ha provocato danni alla salute delle popolazioni residenti nell’area. Una connessione che fino a ora gli enti proposti quali Arpab e Asp non sono stati in grado di stabilire. L’auspicio è che questa volta si possa arrivare a conclusioni chiare sull’incidenza epidemiologica. Anche se questo richiederà di andare ben oltre i dati attualmente a disposizione delle istituzioni preposte. E poi, quello che chiedono i cittadini del Vulture, è che le analisi vengano estese anche alla catena alimentare. Proprio in queste ero fa riflettere per l’inceneritore di Parona, in provincia di Pavia. Il Comune ha avviato un’indagine parallela a quella dell’Asl che ha accertato l’avvelenamento da diossina di uova e carni di pollame. Questa volta la volontà è andare fino in fondo.

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