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Why Not. Saladino al processo:
"la mia vita rovinata"

Basilicata

Il processo scaturito dall'inchiesta Why Not, è in corso nei confronti di 27 persone, tra esponenti politici e funzionari della Regione Calabria

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Una delle prime frasi che Antonio Saladino (in foto), considerato il principale imputato nell’inchiesta Why Not, ha pronunciato stamattina nel corso del processo è stata: «L'inchiesta Why Not mi ha rovinato la vita». L’imprenditore Saladino è stato sentito dai giudici del tribunale di Catanzaro davanti ai quali è in corso il processo a 27 persone, tra esponenti politici e funzionari della Regione Calabria.
Nel marzo del 2010, Saladino è stato condannato per abuso d’ufficio a due anni di reclusione nel processo con rito abbreviato che si è concluso con 8 condanne e 34 assoluzioni. Nei confronti di Saladino e di altri 15 imputati è in corso il processo d’appello ed il 22 dicembre scorso la procura generale di Catanzaro ha chiesto la condanna dell’imprenditore a quattro anni e due mesi. L’ex presidente della compagnia delle opere della Calabria nel processo in cui è stato sentito stamani si è avvalso della facoltà di non rispondere, per i capi d’imputazione per i quali è in corso il processo d’appello, perchè imputato di reato connesso. Per altri cinque capi d’imputazione l’imprenditore ha risposto alle domande dell’accusa e della difesa.
All’inizio dell’udienza Saladino ha preso la parola per affermare che «con la mia famiglia siamo stati devastati da questa vicenda. Sto cercando di cancellare dalla mia mente tutta questa storia, ma quello che ricordo lo racconterò volentieri».
Successivamente, tra molti «non ricordo», si è svolto l'interrogatorio dell’imprenditore che ha riguardato le vicende relative ai progetti di lavoro interinale affidati dalla Regione Calabria alla società Why Not. L’imprenditore ha più volte ribadito che il suo ruolo era quello di «consulente della Why Not. In quegli anni molti non conoscevano la legge 'Biagi' sul lavoro interinale ed io ho partecipato ad incontri per spiegare cosa comportava la flessibilità nel lavoro. Durante la mia attività ho avuto rapporti con esponenti della Regione Calabria proprio per fare conoscere meglio la legge sugli interinali». Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche due investigatori che hanno compiuto alcune perquisizioni nei confronti degli indagati ed hanno effettuato delle attività di riscontro alle dichiarazioni dei testi.

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