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Il caso Fenice in Commissione ambiente:
«Aria buona come in campagna»

Basilicata

L'impianto ha funzionato male, monitoraggio carente. Gli ambientalisti chiedono uno studio epidemiologico

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ROMA - L’impianto dell’inceneritore, seppur non tra i più complessi, è stato gestito male. Il sistema di controllo è stato carente. Ma nonostante questo - secondo il parere dell’Istituto superiore di Sanità e sulla base dei dati 2005 -2008 - la qualità dell’aria nella zona di san Nicola di Melfi è paragonabile a quella di zone rurali. Sono queste le conclusioni raggiunti al termine delle prime audizioni sul caso Fenice che si sono tenute ieri in Commissione Ambiente della Camera dei deputati. Presente l’onorevole lucano, Salvatore Margiotta, vicepresidente della stessa commissione, la deputata dei Radicali eletta in Basilicata, Elisabetta Zamparutti, e il collega, pure presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci. I lavori sono solo all’inizio, nelle prossime settimane saranno ascoltati anche Regione, ministero e Ispra. Nella seduta di ieri, invece, voce è stata data alle organizzazione ambientaliste (a eccezione della Ola che ha preferito non prendere parte alla seduta), compreso il comitato per il diritto alla salute di Lavello. Le richieste sono state ribadita anche in questa occasione: spegnere dell’impianto di San Nicola e soprattutto avviare uno studio epidemiologico che dia conto delle eventuali conseguenze dell’inquinamento provocato da Fenice sulla salute delle popolazioni del Vulture e sui prodotti alimentari. Uno studio che si basi, questa volta, su dati nuovi e non su quelli storici che fino a questo momento non hanno portato da nessuna parte. Seppure gli esponenti dell’Iss - pure ascoltati ieri dai membri della commissione - abbiano confermato la buona qualità dell’aria nella zona, sulla base dei dati a disposizione per il periodo 2005-2008, rimane la pesante contaminazione decennale della falda acquifere provocata da problemi di funzionamento alla vasca e alla rete dell’impianto. Mai nessuno fino a questo momento è riuscito a stabilire se ci siano state conseguenze dirette per la salute dell’uomo e questo anche a causa della mancanza di un registro dei tumori regionale ufficiale. Tutti elementi che sono emersi ieri nel corso delle audizioni. «Credo sia stato avviato un lavoro molto importante, che ha trovato anche grande interesse da parte dei colleghi - ha commentato il deputato Margiotta - Che ha visto la fattiva collaborazione delle associazioni ambientaliste lucane che hanno espresso in maniera esaustiva e documentate le proprie ragioni». Un resoconto dal quale sono emerse anche le carenze del sistema di monitoraggio. «In questa fase credo sia fondamentale lavorare a un sistema credibile e trasparente dei controlli pubblici per ristabilire un rapporto di fiducia con i cittadini al momneto fortemente in crisi. E sono sicuro che su questo fronte la Commissione potrà dare un importante contributo». Soddisfatto si è detto anche il presidente del comitato di Lavello, Nicola Abbiuso, accompagnato dal dottor Ferdinando Laghi, vicepresidente di Medici per l’Ambiente: «Abbiamo avuto la sensazione che la Comissione sia ben a conoscenza dell’emergenza ambientale del Vulture. Le nostre ragioni sono state ascoltate con forte interesse. Ora dovremo attendere le conclusioni di questo iter»

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