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Costa Concordia. La crociera da incubo
La paura dei calabresi

Basilicata

La drammatica telefonata dalla nave Concordia di un cosentino a suo fratello nel cuore della notte: «Pronto, stiamo affondando»

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Diversi i calabresi a bordo della nave affondata vicino all’Isola del Giglio. Tra questi Walter Cosentini, che nei momenti successivi all'urto della nave contro uno scoglio, nel mare dell'Isola del Giglio, ha telefonato al fratello, Luigi: «Stiamo affondando». Era sembrato uno scherzo mentre invece era il drammatico racconto in diretta di un viaggio di piacere che si stava trasformando in tragedia. Sulla Costa Concordia Walter, 44 anni di Aprigliano (Cs), era salito a bordo insieme alla moglie Christina Rende, 36 anni e ai figli Antonio di 9 e Chiara di 4, per una breve vacanza. Per fortuna per la famiglia Cosentini e per un'altra coppia di Fuscaldo, tutto si è concluso per il meglio, ma è stata una notte di vera paura.
La telefonata a Luigi è arrivata poco prima dell'una. Walter ha telefonato al fratello raccontando che al momento del boato e del buio loro erano a teatro, tutti insieme. Walter, Christina e i piccoli stavano assistendo all'esibizione di
alcuni artisti, ma all'improvviso hanno avvertito un botto; poi le luci si sono spente, la moquette del teatro completamente inzuppata d'acqua e ovunque la gente in fuga. La famiglia ha avuto il tempo di correre verso il punto di ritrovo, ma sulla prima scialuppa sulla quale erano riusciti a salire - sempre secondo quanto ha raccontato il fratello Luigi - si era rotta una cima, rendendo necessario trasferirsi di nuovo sulla nave che stava affondando. Ancora paura e urla, ma Walter ha tenuto i nervi saldi per tutti, ha afferrato la figlioletta più piccola tenendola salda sul busto, si è preso cura della moglie e dell'altro figlio ed è finalmente riuscito a salire su un'altra scialuppa assieme ad altri 400 naufraghi. Hanno capito di essere in salvo solo alle 4.30 del mattino quando, finalmente, hanno toccato terra a bordo del loro mezzo di salvataggio.
In mare, l'enorme carcassa della lussuosa Costa Concordia, accasciata su un fianco. La famiglia Cosentino e la coppia di Fuscaldo sono stati ospitati per tutta la giornata di ieri all'Hilton Garden di Fiumicino, in attesa di un volo
che li ripoterà oggi a Lamezia o forse a Palermo, dove avevano lasciato la loro
automobile prima di partire.

LA TESTIMONIANZA DEL MARESCIALLO
DEI CARABINIERI DI PAOLA, ROMANO'
Tra i passeggeri presenti nella nave Costa Concordia affondata all’Isola del Giglio, erano diversi i cosentini. Tra questi, Giuseppe Romanò, 57 anni, di Paola. «Abbiamo vissuto scene da apocalisse - ha detto il militare - C’è stato un forte stridio seguito da un botto e, nel ristorante, solo volati piatti e bicchieri. In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli». Romanò ha ricevuto dai figli il regalo della crociera dopo che nelle settimane scorse è deceduta sua madre. «I miei ragazzi - ha aggiunto - mi hanno regalato questo viaggio per farmi trovare un poco di serenità dopo che nelle settimane scorse è morta mia madre. Proprio per questo motivo ero da solo in viaggio».
Il naufrago ha deciso di rientrare a Paola utilizzando il treno. Dopo la prima tratta da Civitavecchia a Roma Termini nella serata di ieri è rientrato in Calabria. «Voglio rientrare il prima possibile - ha detto Romanò nella mattinata di ieri - dalla mia famiglia per riabbracciare tutti i miei cari. È stata una situazione bruttissima e ora avverto la stanchezza fisica perchè a bordo della nave ho fatto di tutto per mettere in salvo il maggior numero di persone».
Il maresciallo dei carabinieri è originario di Paola, nel cosentino, ma presta servizio al Comando provinciale di Cosenza. «Dopo il primo botto - ha ricordato Romanò - il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c’è stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo che in quell'istante lo scafo ha urtato nuovamente gli scogli. Poi è andata via la luce e il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo».
«Un ufficiale della nave - ha concluso - mi ha chiesto di aiutare le persone. Subito dopo, con altri uomini, mi sono dato da fare per portare via il maggior numero di persone. In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli».

LA STORIA DEGLI SPOSINI DI CUTRO
Un rapporto d'amore già messo alla prova dalla vita, dalla sorte. E' la storia di una coppia cutrese reduce dal naufragio del Costa Concordia. Francesco Frio e Caterina Sestito si trovavano a bordo della nave da crociera, partiti per trascorrere la loro luna di miele. Doveva essere una settimana da sogno per loro ma si è trasformata in una notte da incubo, panico: «E pensare che l’avevamo prenotata un anno prima e attesa con tanta ansia», dice Caterina, che non sa se sarà rimborsata. Ma questa è l'ultima preoccupazione, commenta a caldo il marito, Francesco. La loro testimonianza segue l’ondata di polemiche sui soccorsi: «Perché non è possibile - dice il giovane di 33 anni - che a bordo di un’imbarcazione del genere non vi sia personale qualificato ad assistere i passeggeri».
Racconta: «erano tutti marocchini, tunisini, orientali. Nessuno di loro sapeva darti indicazioni su come agire. E non dico in italiano, ma neanche in inglese. Ti facevano segno con le mani di andare a destra, sinistra o di stare calmo».
Incredulo, soprattutto di stare ancora al mondo, Francesco come altri naufraghi accusa il personale di bordo di non aver saputo gestire l'emergenza: «Continuavano a dire di stare tranquilli, che era tutto sotto controllo. Che si
trattava solo di un black out - dice - nonostante fosse evidente la gravità della situazione. Addirittura - aggiunge - la gente è stata invitata più volte dagli altoparlanti a tornare nell’area ristorante, mentre tutti si affollavano agli imbarchi delle scialuppe per trarsi in salvo».
Caterina, si chiede «chissà che fine ha fatto chi li ha ascoltati. Noi abbiamo fatto di testa nostra». Solo alle 23,30 sono riusciti a montare a bordo di una
scialuppa. C’erano altre persone della provincia di Crotone sul Costa Concordia: tutti salvi. Due famiglie di Isola Capo Rizzuto, Tritto e Abate, una coppia di Cirò Marina, e altre due famiglie di Crotone, Adamo e Scicchitano. Gli Adamo erano insieme ai cinque figli, il primo di 20 anni, l’ultimo di 8 anni.
Momenti di terrore per le 4200 persone, che viaggiavano sul Costa Concordia.
Gli sposini cutresi, freschi di nozze dal 28 dicembre, hanno messo piede sull’Isola del Giglio alle 4 del mattino. Qui hanno ricevuto una coperta e
del the caldo.
Due coniugi cirotani, Nicodemo Scilanga e Teresa Urso,38 anni lui, 35 lei, si sono imbarcati sulla nave “Costa Concordia” per soddisfare il desiderio inappagato. La coppia, che risiede a Roma, è salita a bordo a Civitavecchia, portandosi dietro il figlioletto, Pasquale, due anni appena compiuti. Non l’avessero mai fatto: il bambino è ancora sotto choc, continua a rivivere l’incubo e a “sentire” le urla dell’equipaggio e dei passeggeri. Per fortuna, i coniugi cirotani e il loro bambino, indossati i giubbotti salvagente, sono riusciti a salire su una scialuppa e a raggiungere la terraferma.

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