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Caos dei tir. Anche in Calabria
la protesta dei "forconi"

Basilicata

Caos verso i traghetti, anche Villa San Giovanni paralizzata dalla protesta. Oggi previsto un blocco sulla SS 106 nel Crotonese e domani un'iniziativa a Corigliano Calabro, nel Cosentino

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Sono attualmente 160 i camion fermi agli imbarcaderi di Villa San Giovanni, impossibilitati a traghettare per lo sciopero in atto in Sicilia. Entro la mezzanotte di oggi è previsto il termine del fermo deciso dagli autotrasportatori siciliani per la scadenza del termine dei cinque giorni previsti dalle norme di regolamentazione degli scioperi, anche se le difficoltà potrebbero proseguire per la protesta del movimento dei forconi e dei pescatori. Anche ieri al nutrito gruppo di camionisti non è stato consentito di attraversare lo Stretto per via dei blocchi al traffico che la protesta, sempre più decisa, sta causando in Sicilia, dove invece loro desiderano rientrare per continuare a manifestare.
Una stop preventivo, ordinato solo ai tir; via libera, invece, al traghettamento di automobili e pullman, con la Polizia Stradale di Villa San Giovanni che continua a mantenersi in contatto con i centri operativi di Lamezia e Cosenza per scongiurare che altri tir giungano nella città dello Stretto causandone il completo congestionamento.

IL SINDACO DI VILLA: "SISTEMA DELLA VIABILITA' FRAGILE"
Il sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, parla della protesta e dei relativi effetti che «non fanno che mettere in luce, una volta di più, la fragilità del sistema della viabilità e dei trasporti e l’impossibilità di far fronte ad emergenze». «E’ mortificante – così il sindaco ammette che la città non ha potuto fare granché per aiutare gli autotrasportatori - dover assistere inermi ai disagi cui vengono sottoposti gli autotrasportatori, costretti a soste forzate presso aree di sosta autostradali prive di qualsiasi servizio ed assistenza». Una condizione, questa, «non conciliabile con un Paese che vuole definirsi civile e che pretende di proiettarsi verso quella modernità ed efficienza che insieme rappresentano i cardini di un sistema competitivo in grado di far ripartire l’economia». La Valle va poi al sodo del discorso e ricorda: «Da tempo l’amministrazione comunale di Villa si è impegnata, di concerto anche con gli autotrasportatori, per offrire questo modello di efficienza che però si è scontrato con gli infernali meccanismi burocratici che, in più di otto anni, non hanno consentito di portare a compimento nemmeno un’opera tra quelle previste dal Decreto Emergenza Ambientale».
In sostanza il sindaco si chiede perché l’idea del Comune villese di allargare (riqualificandola con tutti i servizi necessari) l’area di sosta in località “Castelluccio” non abbia ancora avuto il via libera dai vertici istituzionali superiori. «Allora viene da chiedersi – conclude quasi sconsolato il sindaco di Villa - se valga ancora la pena continuare a spendere inutilmente energie e risorse, di fronte alla “perfezione” di un sistema in grado di bloccare e ritardare ogni iniziativa attraverso un uso scientifico di strumenti, senza dubbio legittimi, ma che – senza generalizzare – finiscono per nascondere i limiti professionali di un sistema imprenditoriale nei cui confronti le istituzioni non riescono a reagire con la dovuta fermezza ed efficacia».

CAMIONISTI STREMATI E STANCHI
I camionisti hanno il viso tirato dalla stanchezza per una sosta forzata che si protrae ormai da tre giorni e tre notti e sono circa 200 gli autoarticolati che occupano i piazzali antistanti gli imbarcaderi della città dello Stretto: «Non si può più andare avanti così. Noi siamo autisti, non “padroncini” di camion. I rincari sul gasolio e l’aumento generale di tutte le tasse danneggiano pesantemente le imprese per le quali lavoriamo e, di conseguenza, noi. Tutto, infatti, si ripercuote sui lavoratori, basti pensare ai ritardi con cui percepiamo gli stipendi», lamenta Salvatore Lauretta, uno dei numerosi camionisti in sosta a Villa San Giovanni. «Di sicuro – aggiunge Lauretta, che lavora alle dipendenze di un’impresa di Ragusa – fino a quando l’azienda non ci dà l’ok a smettere la protesta, noi resteremo qui. O meglio speriamo di raggiungere gli altri manifestanti in Sicilia. Al momento non ci permettono di traghettare. Speriamo che la protesta serva – auspica l’autotrasportatore siciliano – affinché le istituzioni, nazionali e regionali, diano risposte serie al popolo, altrimenti – minaccia - andremo avanti ad oltranza».

PRESIDIO DI PROTESTA A CROTONE
Un presidio è in atto anche a Crotone, in località Passovecchio sulla statale 106 all’ingresso della città, dove sono presenti alcune decine di persone su un lato della carreggiata. Al momento la Polstrada, che è sul posto con alcune pattuglie, non segnala problemi per la circolazione stradale.

ANCHE A CORIGLIANO SI IMPUGNANO I "FORCONI"
Dalla Sicilia del movimento dei “forconi”, l’ondata di protesta sta iniziando a percorrere, verso nord, lo stivale raggiungendo la nostra regione. L’altro ieri qualche segnale, nella Sibaritide ed a Rende, con gli autotrasportatori sul piede di guerra. Ieri, la prima “dichiarazione” di adesione, da parte del comitato civico “Corigliano in azione”, movimento cittadino apartitico da tempo impegnato sul territorio in ambito sociale.
Annunciano una manifestazione di piazza per domani, rifacendosi ai medesimi valori ed alle stesse istanze popolari del “Movimento dei Forconi”. L’appuntamento è fissato sulla statale 106, nei pressi dei semafori di contrada Santa Lucia alle due del pomeriggio.
«Siamo un movimento di gente comune, apartitico – dice Maria Filomena Russocomponente del comitato – di donne, di giovani, di disoccupati, di agricoltori, commercianti, artigiani, nato per avere più forza per colloquiare con le istituzioni. Siamo stanchi di ascoltare solo parole e promesse”. Per “Corigliano in azione”, insomma, “è ora di dire basta” mettendo da parte appartenenze politiche e personalismi perché “il futuro dei nostri figli non ha colore politico di sorta”. «Protesta contro il caro-carburanti, richiesta di aiuti per l’agricoltura, lotta ai privilegi e alle ingiustizie perpetuate dalla politica e della burocrazia, contro la disoccupazione imperante e l’aumento di tasse e balzelli a carico della povera gente»: questi i motivi della discesa in strada dei “forconi” coriglianesi.

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