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Cosenza. Boss finti depressi. Il dottor
Quartucci: «Non ho favorito Pelle»

Basilicata

Il dottore Quartucci si proclama innocente davanti al gip di Palmi e relativamente alla depressione dice: «Ho semplicemente attestato quanto già accertato da altri»

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Ha risposto a tutte le domande del gip, professandosi innocente, il dottore Guglielmo Quartucci, 58 anni di Celico (Cs), che da venerdì mattina si trova in carcere con l’accusa di aver favorito, nella sua qualità di responsabile della “Villa degli Oleandri” di Mendicino (Cs), il boss di San Luca Giuseppe Pelle, alias “Gambazza”. L’operazione di riferimento è la “Reale-Ippocrate”, eseguita dai carabinieri su direttive della Dda di Reggio Calabria.
I fatti contestati a Quartucci risalgono ale 23 febbraio del 2010, periodo in cui Pelle era ricoverato proprio nella sua clinica per una asserita “depressione maggiore con tratti psicotici”.
Nello specifico il dottore avrebbe attestato falsamente, in un certificato destinato all’autorità giudiziaria, che la sintomatologia, soprattutto dopo la morte del padre, si era aggravata. Il tutto, presuppone la Dda, per favorire l’attività della cosca Pelle, operante a Bovalino, San Luca e territori limitrofi. «Gli accertamenti espletati - ha scritto a tal proposito l’Antimafia reggina - hanno permesso di accertare che il Pelle utilizzava una strategia particolarmente scaltra, “aggiornando” periodicamente la documentazione sanitaria in suo possesso, in modo da poterne disporre con facilità in caso di arresto, allegandola a una istanza di scarcerazione per motivi di salute». E secondo l’accusa Quartucci sarebbe stato una delle pedine del boss di San Luca per mettere sotto scacco l’autorità giudiziaria.
Quartucci ieri è stato sentito direttamente nel carcere di Palmi dal giudice Accurso, per un paio d’ore, precisando i suoi rapporti con Pelle ed ha negato ogni coinvolgimento con la cosca. Relativamente alla depressione di cui avrebbe sofferto Pelle l’indagato ha detto di aver semplicemente attestato quello che era stato già accertato da altri prima che il caso del boss fosse messo alla sua attenzione. Quartucci ha cioè detto che Pelle aveva con sè già una copiosa documentazione che attestava quella patologia. Relativamente al certificato ha precisato che di aver scritto di una sintomatologia e non di una patologia: «Non c’è nulla di falso», ha più o meno detto al gip durante l’interrogatorio. «Anche per me - ha aggiunto - era depresso. E comunque quando Pelle è stato ricoverato a “Villa degli Oleandri” ho avvertito i carabinieri e un dirigente dell’Anticrimine». Quartucci è indagato anche per aver attestato il miglioramento delle condizioni di salute di un agente di polizia, che fu ricoverato sempre alla clinica di Mendicino in regime di arresti domiciliari. Era accusato, l’agente, di aver cercato di uccidere la moglie. E il dottore, su “suggerimento” dell’avvocato, e coindagato, Francesco Cornicello di Mandatoriccio (Cs), si sarebbe attivato per certificare “il venir meno della pericolosità sociale” del poliziotto. Il tutto al fine di convincere l’autorità giudiziaria a rimetterlo in libertà.
«Non ho fatto altro - ha detto Quartucci al gip in merito a questa vicenda - che attestare quello che accadeva durante il ricovero». Al termine dell’interrogatorio la difesa si è detta soddisfatta e fiduciosa sull’esito delle indagini: «Siamo certi - ha commentato l’avvocato Manna - che la vicenda sarà ridimensionata». La stessa difesa si è riservata di produrre nuove documentazioni e chiedere la revoca della misura cautelare o la concessione di una misura meno afflittiva.

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