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La lettera non è di Lospinoso (Pd)

Basilicata

Scatta la “caccia” al vero autore e nel Pd è di nuovo clima di sospetto tra correnti

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POTENZA - Boom. Un pirata informatico mette a “nudo” i nervi scoperti del Pd lucano. E’ caccia al “colpevole”, ma salta la tregua. Perchè se è vero come è vero che non è stato Arduino Lospinoso a mandare 334868quella lettera che difendeva Restaino, sollevava la questione dei molti indagati nel Pd lucano, e che chiedeva in buona sostanza di mettere un paletto alle candidature (no a chi ha accumulato almeno 20 anni nelle istituzioni) rimane il fragore. Ieri nella sede del Pd lucano a Potenza tutti si chiedevano chi poteva avere interessi a fare un’azione del genere. Non senza “sospetti” reciproci. Di certo è emerso che non è stato il vicesegretario regionale Arduino Lospinoso. Lui stesso ha appreso dell’esistenza di una lettera a suo nome nelle notte tra domenica lunedì. Indiscrezioni parlano di scene di “panico” dello stesso vicesegretario.
Poi ieri mattina, Lospinoso che evidentemente si è confrontato con i big del partito a partire dal suo leader Salvatore Margiotta si è affrettato a smentire «categoricamente ogni parola». Lo ha fatto attraverso il sito istituzionale di Basilicatanet che pure domenica pomeriggio aveva pubblicato la lettera ritenendola autentica. Ma la “reazione” ufficiale non si è conclusa con la pronta smentita. Lospinoso ha immediatamente presentato una denuncia contro ignoti. Ora dal punto di vista delle indagini per capire chi si è preso la briga di crearsi un account falso di posta elettronica (per alzare di nuovo la febbre nel Pd regionale) è tutto nelle mani della Polizia postale. Rimane però il fatto. Qualcuno quella lettera l’ha inviata. Ed è stato uno che le questioni interne al Partito democratico le conosce bene. Molto bene. Perchè al di là della reale mano che l’ha scritta le idee contenute in quel documento sono concetti discussi negli incontri privati tra colonnelli. E quindi al di là del nome dell’autore si possono formulate delle ipotesi. Che sono quelle che ieri pomeriggio venivano avanzate dagli stessi leader. Perchè la questione, al di là, di eventuali tentativi di minimizzare rischia di far “saltare il banco”.
In pratica due sono le ipotesi interne al Pd stesso. Entrambe con un intento più o meno simile: far saltare lo schema che il segretario provinciale Antonello Molinari aveva messo in piedi insieme ad Erminio Restaino e Salvatore Margiotta per stemperare (ma non azzerare) la faida che si è aperta tra una parte del Pd lucano (quella dei francheschiniani) e il resto del partito guidato da Roberto Speranza. Oppure ritardare la ricomposizione della verifica regionale alzando di nuovo il polverone in casa Pd.
In buona sostanza c’è chi pensa che non tutti gli esponenti della corrente che sostenne Restaino al congresso regionale (Margiotta - Molinari - Chiurazzi e Antezza) facciano il tifo per un abbassamento della “febbre”.
Dall’altro lato invece, c’è chi pensa a un “blitz” di qualcuno della Bersani uno per stoppare la volta di Marcello Pittella in giunta. In pratica a un azione di disturbo da parte di non vede di buon occhio l’ingresso del minore dei Pittella nella giunta De Filippo. Intanto nel Pd è tornato il clima di sospetto. Tanto più che nella lettera “corsara” viene messa in gioco tutta la vicenda degli indagati. Non sono pochi. Ed è una materia che suscita nervosismo nel Partito democratico. Tanto che già c’è chi tra l’ironia è il fastidio commenta: «Se si alza ancora il livello del sospetto bisogna presentare il certificato sulle pendenze legali prima di essere nominato in giunta». In realtà ci sarebbe alche una terza ipotesi: la lettera potrebbe essere stata inviata da un esterno del Pd che vuole alzare il livello di polemica per “imballare” ulteriormente la verifica regionale.

Salvatore Santoro

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