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Processo d'appello Why Not
Loiero condannato ad un anno

Basilicata

L'ex Presidente della Regione Calabria, condannato ad un anno di reclusione per il reato di abuso d’ufficio nel processo d’appello dell’inchiesta Why Not

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La condanna ad un anno di reclusione per abuso d'ufficio, dell’ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, del centrosinistra, l'aumento della pena di primo grado per l’imprenditore Antonio Saladino, ed il non luogo a procedere per intervenuta prescrizioni per l’ex governatore del centrodestra Giuseppe Chiaravalloti, sono tra le principali novità del processo d’appello a sedici imputati coinvolti nell’inchiesta Why Not.
Dopo una camera di consiglio durante oltre due ore la presidente della Corte d’appello, Francesca Marrazzo, ha letto la sentenza nei confronti dei sedici imputati. Per Loiero, che era stato assolto in primo grado, i giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale e lo hanno condannato ad un anno di reclusione per il reato di abuso d’ufficio. E' prescritto invece il reato nei confronti dell’altro ex Presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, assolto in primo grado e per il quale l’accusa aveva chiesto la condanna ad un anno e sei mesi.
Sulla sentenza, Loiero si è detto «esterrefatto» e ha ricordato che l’inchiesta portò ad uno «scontro mai vistro tra procure». L’ex Presidente della Regione si è chiesto se poi alla fine un «cittadino possa davvero sentirsi comunque appagato da un verdetto, specie se di condanna, o piuttosto non sia vittima di un contesto di scontro giudiziario che spaventa i cittadini inermi». Soddisfazione per l’assoluzione è stata espressa da Enza Bruno Bossio. «Sono uscita da un incubo – ha detto – che aveva provato a distruggere la mia vita e quella dei miei figli». L’avvocato Nunzio Raimondi, difensore di Giuseppe Fragomeni, si è detto lieto che «la totale estraneità dai fatti di Fragomeni sia stata confermata anche in appello».
Rispetto alla sentenza di primo grado sono lievitate le pene nei confronti dell’imprenditore Antonio Saladino e di Giuseppe Lillo, condannati rispettivamente a 3 anni e 10 mesi (2 anni in primo grado) e 2 anni (1 anno e 10 mesi), perchè in appello, rispetto al primo grado, i giudici li hanno ritenuti responsabili anche del reato di associazione per delinquere. Ed è proprio su questo fronte che l’accusa ha espresso piena soddisfazione.
Il sostituto procuratore generale, Massimo Lia, ha affermato che «è stato confermato l’impianto accusatorio. C'è soddisfazione principalmente per il riconoscimento del reato associativo per alcuni degli imputati». Il processo di primo grado, svoltosi con rito abbreviato, si era concluso nel marzo del 2010 con otto condanne e 34 assoluzioni. La Procura generale di Catanzaro aveva presentato ricorso contro l’assoluzione di alcuni imputati dal reato di associazione per delinquere mentre per tutti gli altri l’appello riguardava il reato di abuso in atti d’ufficio.
Per altri 55 indagati che decisero di non scegliere il rito abbreviato il giudice per le udienze preliminari, Abigail Mellace, dispose il proscioglimento per 28 ed il rinvio a giudizio per gli altri 27. Per questi ultimi è in corso il processo di primo grado davanti ai giudici del tribunale di Catanzaro.

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