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Rifiuti tossici, cosa accade a Lauria

Basilicata

Non ci sono industrie ma la discarica inquinata. Le analisi di due laboratori privati evidenziano la presenza di solventi chimici nelle acque a valle del depuratore. I timori di traffici illeciti

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LAURIA - Solventi chimici pari al 18 per cento, tensioatattivi anionici - ovvero detersivi - al 3,1, quando la legge tollera al massimo il 2 per cento: sono questi i preoccupanti risultati delle analisi delle acque in uscita dal depuratore di località Carroso di Lauria. Dati elaborati da due distinti laboratori, l’Icq srl di Roma e l’Irsaq srl di Potenza (336353guarda i rapporti) e commissionati da privati, cioè i cittadini del comitato “valledelnoce.it”. I risultati non sono stati ancora confermati dal sistema di monitoraggio pubblico. Però proverebbero una cosa grave: l’inquinamento di acque che invece dovrebbero essere state trattate dal depuratore. Il solito problema del cattivo funzionamento degli impianti di trattamento delle acque, che soprattutto nell’area Sud della Basilicata sembra essere abbastanza grave. Lo stato del fiume Noce ne è la testimonianza diretta. Ma non è solo questo. Perché - esito delle indagini alla mano - l’interrogativo più inquietante che nasce è cosa ci facciano concentrazioni così elevate di solventi chimici in un’area come quella di Lauria, che non vanta certo insediamenti industriali tali da giustificare questo tipo di inquinamento. Ce lo chiediamo e se lo chiedono in molti, perché non fa stare tranquilli la presenza nello stesso comune della mega discarica che fino a luglio dell’anno scorso accoglieva i rifiuti provenienti da dodici comuni dell’area, costretta a chiudere dopo poco più di un anno, per una sospetta contaminazione, poi confermata anche dall’Arpab. Dalle analisi relative al periodo compreso tra novembre e dicembre emergono valori di ferro, manganese e toluene oltre le soglie consentite da legge. I veleni dunque ci sono ed è confermato. Ma dove arrivano? Il toluene, a esempio, è generalmente utilizzato come solvente per scegliere resine, colle e vernici. Cosa ci fa in concentrazioni per altro elevate in una discarica di rifiuti solidi urbani è un altro quesito che chiede risposte. Quella dell’impianto di Lauria potrebbe non essere la semplice storia di emergenza ambientale dovuto a un impianto malfunzionante. Ed ecco perché da più parti si chiede di estendere le analisi anche a valle, dove fino a ora di indagini non ce ne sono state. Sospetti ha anche la Procura di Lagonegro, che sta lavorando alacremente per fare luce su tutta la vicenda. Il pm che coordina le indagini, Anna Grillo, ha nominato un consulente tecnico che valuterà il modo in cui è stata realizzata la discarica. Ma le indagini vanno anche più a fondo. A partire da quella complicata gara d’appalto per la sua realizzazione che portò i lavori dritti dritti nelle mani dei fratelli Pisante, personaggi molto discutibili in fatto di business dei rifiuti e ben noti in tutt’Italia. Cosa ci faccia il colosso Emit in un piccolo comune della Basilicata per un appalto in fondo modesto rispetto ai volumi degli affari a cui è abituata la società, saranno i magistrati di Lagongero a chiarirlo. Che nel frattempo tengono sott’occhio non solo la discarica di Lauria ma anche il comprovato inquinamento del fiume Noce. E lo stanno facendo in stretta sinergia con i colleghi della Procura di Paola per individuare responsabilità e cause della “malattia” del fiume. Perché, a volerle mettere insieme, tutte le criticità ambientali della zona del Lagonegrese che in questi mesi sono emerse, anche grazie alla continua attività di sensibilizzazione del comitato “valledelnoce.it”, presieduto dal regista teatrale Ulderico Pesce, si potrebbe addirittura ipotizzare che la zona sia stata ritenuta come ideale per certi tipi di traffici illeciti. L’associazione ambientalista lucana in un intervento di qualche giorno fa titolava “Discarica di Lauria a rischio infiltrazioni mafiose”, facendo riferimento anche un atto intimidatorio di qualche giorno a danno di una ditta che sta eseguendo lavori sulla Salerno Reggio Calabria.
Quel che è certo che il tribunale di Paola ha già chiuso con condanne in primo grado uno dei procedimenti a carico di una società di località San Sarago di Tortora che ha sversato nelle acque litri e litri di sostanza altamente tossiche. In corso c’è anche un altro procedimento, anche in questo caso il letto del fiume avrebbe ospitato percolato di discarica proveniente anche dalla Campania. Nomi che ritornano, anche nella lista delle ditte che eseguirono materialmente i lavori della discarica di Lauria. Ipotesi che ancora non hanno certezze, quelle che ora attendono i cittadini. A partire dai dati relativi alla qualità delle acque a valle del depuratore. Nel frattempo tenere alta l’attenzione è d’obbligo.

Mariateresa Labanca

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