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Protesta a Cosenza contro il trasferimento
degli ex pazienti del "Papa Giovanni"

Basilicata

La Regione vuole trasferirli in una Rsa a Catanzaro. La Cgil: «Sulla sanità privata non si programma, si ascoltano solo i gruppi di potere»

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Hanno protestato questa mattina, davanti alla sede dell’Asp cosentina, i dipendenti di Villa Igea e dei parenti degli ex pazienti dell’Istituto Papa Giovanni XXIII, che sono ricoverati adesso nella clinica privata che si trova a San Fili (Cosenza). I 32 ammalati dal 1° febbraio, come annuncia una circolare della Regione Calabria, saranno strasferiti in una clinica RSA convenzionata di Santa Caterina sullo Ionio (Cz). I pazienti dell'istituto, vennero fatti sgomberare dalla struttura di Serra D'Aiello il 19 marzo del 2009 e la loro odissea sembra non avere fine.
Sconcerto tra i vertici della clinica del cosentino, che avevano investito per accogliere i pazienti quando, nel 2009, questi furono ricoverati a seguito della chiususa della clinica di Serra d’Aiello. Per il loro paventato trasferimento, rischiano il posto di lavoro una trentina di infermieri. Si lamentano anche i parenti dei pazienti, che temono per l’equilibrio psicologico degli ammalati, a causa del secondo trasferimento, e anche perchè molti, del cosentino, avrebbero difficoltà ad essere raggiunti di frequente dai congiunti. Dalla Regione, si sottolinea che la soluzione trovata era solo momentanea e che la clinica di San Fili, oltre a non essere convenzionata, non avrebbe i requisiti richiesti per legge per l’accoglienza dei pazienti.
Sulla vicenda è scesa in campo anche la Cgil: «Denunciamo alle forze politiche, agli amministratori e alla società civile - si legge in una nota a firma di Franca Sciolino, segretaria generale Fp Cgil Cosenza e Piero Piersante, Coordinamento Sanità - l’assoluta mancanza di un progetto per dare una missione definita alla sanità privata della nostra regione, che ne sappia valorizzare le capacità imprenditoriali e premiare le eccellenze, in sinergia coi servizi gestiti dal pubblico. È ora di dire basta a questo modo di procedere, che accontenta parzialmente e temporaneamente ora questo e ora quel gruppo di potere, scaricando conseguenze gravissime sui lavoratori, utilizzati come strumento di ricatto per sollecitare le rimesse regionali o per ottenere nuovi accreditamenti di posti letto». «A distanza di tre anni dalla deportazione dei ricoverati dell’istituto di Serra d’Aiello, l’Asp di Cosenza si appresta a nuove deportazioni, con l’aggravante che in tutto questo tempo non sono stati mantenuti gli impegni presi: di aprire finalmente delle case famiglia, più economiche e più adeguate alle necessità dei ricoverati; e di ricollocare il personale in cassa integrazione. Proprio gli “ex Papa Giovanni”, attualmente presenti in alcune strutture cosentine, nei prossimi giorni saranno spostati in una Rsa della costa ionica di Catanzaro, al confine con quella di Reggio. Una struttura, dunque, lontanissima dai parenti e dai tutori, ma per nulla diversa dalle precedenti: infatti è stata accreditata nel 2008 per dare assistenza fisiatrica e neurologica a disabili e vittime di incidenti e ictus».

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