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Cosenza. Confidi, la difesa degli indagati

Basilicata

Il gip ha ascoltato Carotenuto e Vecchione che hanno ribadito la liceità della loro condotta: «Mai preso un euro, la legge non vieta di percepire delle commissioni»

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Pino Carotenuto e Giancarlo Vecchione ieri sono stati interrogati dal gip Livio Cristofano alla presenza del loro legale Francesco Locco, e hanno respinto ogni accusa dichiarando la loro innocenza. I due si trovano in carcere a seguito dell’inchiesta della Procura di Cosenza sui Confidi Opus Homini in cui Vecchione ricopre il ruolo di direttore generale e Carotenuto di presidente.
L’ipotesi d’accusa è che i due, unitamente a Giovanni Falanga cui sono stati concessi gli arresti domiciliari, avessero utilizzato i confidi in maniera impropria. Innanzitutto intascando commissioni che secondo legge non erano dovute e secondariamente ealrgendo i contributi in maniera del tutto arbitraria e clientelare.
La versione fornita da Vecchione e Carotenuto è che la legge sull’erogazione dei fondi anti-usura risale al 1996 ed è molto complessa e per certi aspetti farraginosa. Ad esempio la legge non prevede commissioni per i Confidi ma nemmeno le esclude e i due indagati hanno detto che loro chiedevano le commissioni per le spese di gestione dei Confidi e delle singole pratiche. Inoltre la commissione era basata su una scrittura privata fra il Confidi e le singole imprese. L’ammontare della commissione era fissata in media attorno al 5% in base alla durata del prestito e del tipo di garanzia offerte dall’azienda. Su questo punto i due indagati hanno anche presentato un parere legale che si esprime in maniera favorevole ad eventuali commissioni da parte dei confidi. Ancora. I due dicono che le imprese erano perfettamente a conoscenza delle commissioni, al punto che erano loro stesse ad ordinare alla banca di versare sui conti correnti dei Confidi la percentuale relativa alla commissione. Qui c’è un altro punto che l’avvocato Locco ha sollevato con forza. A parere del legale non si può ravvisare una truffa ai danni dello Stato poichè i soldi alle imprese non venivano erogati dal Ministero delle Finanze ma direttamente dalle banche convenzionate. I soldi pubblici intervenivano in un secondo momento, soltanto qualora le aziende dovessero rivelarsi insolventi. Insomma nel corso dell’interrogatorio i due hanno ribadito con forza l’assoluta correttezza e trasparenza dei loro comportamenti. Del resto sui conti correnti personali degli indagati non è stato trovato nemmeno un euro. Dopo l’interrogatorio l’avvocato Locco ha chiesto l’applicazione di una misura cautelare meno afflittiva per i suoi assistiti. Del resto il legale ricorda che già nella fase delle indagini Vecchione a nome degli indagati aveva già reso delle dichiarazioni spontanee per spiegare ogni comportamento. Infine l’avvocato Locco ci tiene a ribadire che Pino Carotenuto non ha nessun precedente penale, ma si trova soltanto sottoposto ad un procedimento penale, ancora in corso, per l’autentica di false attestazioni relativa alle provinciali del 2008.

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