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Fiom Sata, il grande esodo

Basilicata

Dopo le tre ex rsu altri 200 lavoratori lasciano la sigla della Cgil per confluire nella Fim Cisl. De Nicola : «Nessuna disdetta». Genovesi: «I lavoratori non sono più liberi di iscriversi»

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MELFI - Dal sindacato più ostile alla linea Marchionne, dal no all’accordo di Pomigliano, al nuovo metodo di organizzazione del lavoro denominato Ergo Uas, e alla firma del contratto aziendale sostitutivo di quello nazionale, al sindacato degli accordi e delle intese. Quando non ci sente più rappresentati dalla sigla di riferimento il salto ci può stare e pace. Ma quando il passaggio ha i numeri di quelli del grande esodo che c’è stato alla Sata di Melfi, la questione diventa di una certa rilevanza: ben 200 lavoratori nella grande fabbrica di San Nicola hanno abbandonato il sindacato di Landini per confluire nella Fim Cisl. Il tutto era cominciato, solo qualche giorno fa, con una lettera di tre ex rsu della Fiom che annunciava la rottura. «Non condividiamo più la linea del “no” a priori», avevano scritto per motivare la propria scelta. Solo che i tre delegati si sono tirati dietro 200 lavoratori. La Fim di Antonio Zenga catanta vittoria. «Si tratta di un importante e inequivocabile segnale politico - commenta a caldo il segretario - E di scelta che premia il senso di responsabilità e la coerenza che la Fim ha dimostrato in questi difficili mesi per salvaguardare il futuro della Fiat in Italia e della Sata di Melfi e mettere in condizioni il Lingotto di realizzare il nuovo piano industriale senza cedere nulla sul piano dei diritti acquisiti». Per il leader lucano della Cisl le motivazioni sono chiare: la posizione sugli accordi di Pomigliano e Mirafiori non hanno pagato. Anche perché la Sata di Melfi non sarebbe l’unico campo di sconfitta della Fiom. Segnali analoghi arrivano anche dall’Ilva di Taranto. In casa Fiom, sempre più lontana e isolata, si riflette. Qualche giorno fa il segretario lucano, Emanuele De Nicola, commentando la contestazione delle tre ex rsu, aveva parlato di normali dinamiche sindacali. Ma certo, ora le cose cambiano. Perché i numeri non possono essere sottovalutati. E allora passa all’attacco, innanzi tutto, une verifica dei numeri: «A noi non risulta nessuna disdetta». Ma, nel frattempo, le accuse all’azienda e alle altre sigle sindacali sono gravi: «La Fiat, con la complicità delle altre organizzazioni sindacali nel nuovo accordo, ha previsto l'esclusione della Fiom sia dalle Rsu che dal tesseramento, iniziativa sulla quale si stanno definendo le azioni legali a tutela della democrazia nei luoghi di lavoro contro l'attività antisindacale».
Per la Sata - aggiunge De Nicola -non è stato annunciato alcun piano industriale. Anzi, da gennaio sta aumentando la cassa integrazione.
Il neo segretario della Cgil di Basilicata, Alessandro Genovesi ribadisce: «In primo luogo, dovremo verificare la consistenza e i numeri. E’ chiaro che alcuni delegati hanno fatto una scelta con chiare implicazioni politiche. Certo è che fa più notizia quando chi passa dalla Fiom ad altri sindacati, e non il contrario». «C’è poi da considerare anche che dal primo gennaio sono decadute le rus Fiom della Sata come conseguenza della mancata firma del contratto collettivo aziendale». Insomma, un discorso di convenienza? «No, non dico questo - precisa il segretario. Ma certo scatta anche un meccanismo individuale di tutela».
Eppure la linea perseguita dalla Fiom fino a questo momento non sembra aver premiato. «Non credo proprio che sia così. Ma certo oggi la questione non è più confrontarsi sull’Ergo Uas e o i 17 turni. Il vero problema è solo uno: Fiat non ha ancora fatto capire quali siano in termini pratici quali investimenti preveda il progetto Fabbrica Italia. Il Governo Monti, per la prima volta, ne ha chiesto conto all’Ad. Ma Fiat snobba le legittime chieste. E mentre accade questo, si permette che nel più grande gruppo industriale italiano un lavoratore non abbia più la libertà di iscriversi al suo sindacato. In questo quadro è chiaro che è necessario rivedere il metodo della rappresentanza all’interno delle fabbriche, perché la deriva potrebbe essere molto pericolosa. Sono questi i temi su cui tutti sono chiamati a confrontarsi. Certo Fiat sembra veramente poco interessata all’ascolto». Quel che è certo è che l’11 febbraio la Cgil sarà insieme alla Fiom nello sciopero proclamato per il prossimo 11 febbraio.

Mariateresa Labanca

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