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Venosa, botte da orbi
nel circolo privato

Basilicata

I contendenti per picchiarsi hanno usato bottiglie, mazze e palle da biliardo. L’accusa è di rissa aggravata

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VENOSA - Una scena da saloon tipica dei più rinomati film del genere spaghetti-western. Solo che questa volta non si è trattata di finzione ma di una rissa vera e propria consumata prima all’interno di un circolo privato del centro storico di Venosa, per poi terminare fuori il locale. Solo grazie all’intervento dei carabinieri si è evitato il peggio. Ma andiamo per gradi. Sono circa le 2 della notte tra sabato e domenica e all’ interno del locale sito nelle immediate vicinanze del centro storico sono presenti poche persone. A un tratto - sembra per futili motivi - cominciano a volare parole grosse tra un gruppo di persone che si trovava all’inconterno del circolo privato. Alle parole fanno seguito i fatti. Le persone - i carabinieri della locale stazione comandati dal maresciallo Giuseppe De Michele e del Nucleo operativo di Venosa guidati da Vincenzo Variale, ne conteranno in tutto sette - cominciano a darsele di santa ragione. E come succede proprio nei film del genere spaghetti - western i “contendenti” prendono tra le mani ciò che gli capita: dalle palle del biliardo, alle mazze usate per giocare a carambola, ai bicchieri, fino ad arrivare alle bottiglie debitamente rotte per l’occasione. Insomma più che in un locale “moderno” sembrava essere in un saloon del vecchio west. Ben presto la “scena” della rissa si sposta fuori dal locale, anche se cambia poco in termini di “mazzate”. Qualcuno chiama i militari dell’Arma che si precipitano sul luogo della singolar tenzone. Al loro arrivo era in corso la violenta rissa tra i sette uomini, di cui due di nazionalità marocchina e cinque di nazionalità italiana armati di mazze e palle da biliardo, cocci di bottiglie di vetro e strumenti vari atti ad offendere, se ne davano di santa ragione. La violenza della rissa era tale che l'intervento dei primi militari giunti sul posto non è riuscito a farli desistere dal continuare a “picchiarsi” selvaggiamente. Sicchè, per porre fine alla zuffa e scongiurare il pericolo di più gravi conseguanze, si è reso necessario far confluire in loco altri carabinieri, che intervenuti sono riusciti a separare definitivamente i contendenti ed a porre fine all'incresciosa rissa. Pertanto, ricondotta la situazione alla calma, si procedeva ad identificare i partecipanti ed a far giungere sul posto il personale sanitario del 118 di melfi, che sottoponeva a cure coloro che erano rimasti feriti nell'evento. Conseguentemente, acquisiti inconfutabili elementi di colpevolezza in ordine al reato di rissa aggravata, i partecipanti, E.B.D., 26enne pregiudicato di nazionalità marocchina, E.O.M., anch'egli 26enne marocchino, C.R.A., 31enne, operaio della provincia di Padova, B.A.N. 28enne operaio del luogo, A.A., 28enne pregiudicato del luogo, B.V., 30enne pregiudicato del luogo e F.A., 44enne pregiudicato del luogo, sono stati tratti in arresto ed, espletate le formalità di rito, tradotti presso le rispettive abitazioni in regime di detenzione domiciliare. Il gip nella giornata di ieri ha convalidato gli arresti. Le mazze da biliardo, i cocci di bottiglie in vetro e gli atri strumenti di offesa utilizzati dai contendenti sono stati sequestrate. Nel corso della medesima attività , convenzionalmente denominata “operazione weekend”, sempre in Venosa, i militari della locale stazione carabinieri, unitamente a quelli del nucleo operativo e radiomobile, hanno deferito in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria un pluripregiudicato, sorvegliato speciale di p.s., F.L., 40enne di Lavello, per violazione degli obblighi concernenti la citata misura di prevenzione e guida con patente revocata, in quanto sorpreso alla guida della propria autovettura senza patente di guida perché revocata, nonchè in un comune diverso da quello imposto dalle citate prescrizioni. In tale occasione, ad accompagnare il noto pregiudicato lavellese, vi era una giovane donna, C.S. 28enne di Forenza , la quale, conclusi gli accertamenti del caso, veniva anch'essa deferita in stato di libertà alla procura della repubblica presso il tribunale di Melfi per il reato di ricettazione, poiché trovata in possesso di un telefono cellulare provento di furto.

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