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Disoccupazione giovanile,
dati shock per la Basilicata

Basilicata

Un ragazzo su due non ha un posto o non lo cerca

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UN dato che fa rabbrividere e che porta la Basilicata dritta dritta al secondo posto, subito dopo la Campania con la differenza di soli tre punti percentuale, nella classifica della disoccupazione giovanile: la Lucania ha toccato la vetta del 48,3 per cento, seguita dal Lazio che raggiunge il 42,5 per cento.
È quanto emerge da un’analisi della Cgia di Mestre che ieri ha diffuso i dati relativi alle regioni italiane La Cgia ha individuato il tasso di disoccupazione corretto in ragione dell’incremento degli inattivi, ovvero dei soggetti che per effetto della crisi hanno deciso di non cercare più un lavoro. Nella fascia di età tra i 15 ed i 24 anni, ai disoccupati ufficiali sono stati sommati quelli che a causa della difficile situazione economica hanno deciso di non cercare più attivamente un posto di lavoro. La sommatoria di queste due componenti, poi, è stata rapportata al numero di forze lavoro (disoccupati più occupati), più la variazione degli inattivi avvenuta dall’avvio della crisi al secondo semestre 2011. I dati, sottolineano dalla Cgia, sono riferiti al secondo trimestre 2011 (ultimo dato disponibile a livello regionale). «In pratica, il tasso di disoccupazione ufficiale a livello nazionale – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – è mediamente inferiore di 11,3 punti rispetto alla disoccupazione reale: questo dimostra che il problema dei senza lavoro tra gli under ventiquattro costituisce una priorità che il Governo deve affrontare immediatamente. Tuttavia, ci sono anche delle situazioni regionali dove il quadro generale si capovolge. In Sicilia, in Sardegna, in Calabria ed in Umbria il tasso di disoccupazione, al netto degli scoraggiati, è superiore al tasso di disoccupazione reale da noi calcolato. Ciò vuol dire - ha continuato il segretario della Cgia di Mestre - che in questi territori gli sfiduciati sono diminuiti perchè sono tornati a cercare attivamente un lavoro o, nella migliore delle ipotesi, hanno trovato un’occupazione».

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