Salta al contenuto principale

De Filippo bis, tra ottimismo
e consenso

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 22 secondi

di PARIDE LEPORACE

IL verdetto finale di martedì sera dice che Vito e Vincenzo, i due presidenti del Partito - Regione, hanno vinto. Hanno vinto loro. Conoscono bene uomini e partiti dello schieramento di riferimento. Hanno dilazionato la crisi evitando purghe e insolenze, adoperando una grande duttilità di relazione. Scontri diretti con nessuno. Ognuno è stato isolato dall'altro: i tre disertori, gli avventori della Tettoia, i franceschiniani, Area democratica e Restaino, 336080dirottato su Cuba al momento giusto. Ogni debolezza è stata riconosciuta, accolta, anche compresa ma alla fine respinta, come in quel capolavoro di gesuitismo che De Filippo ha compiuto con l'ultima dichiarazione su Sel. Vi confesso che a me manca un dato, che pur circola nella vulgata: cioè se la Basilicata sia stata adoperata come scacchiere di prova per consolidare alleanze al centro ed emarginare la sinistra, per vedere l'effetto che fa. Non avendo riscontri diretti sui baffi di D'Alema stretti al cellulare di De Filippo non confermo la lettura ma resta il dato di una sinistra lucana priva di poltrone che comunque si è spesa molto nel proporre idee e contenuti al documento programmatico.
I giornali servono anche per ricordare. E ogni tanto hanno anche il compito di rivendicare quello che hanno fatto, non per ricevere medaglie ma per dare senso e ragione a quel denaro che il lettore spende ogni giorno in edicola.
All'indomani dei fatti di Fenice, che a distanza di tre mesi restano intatti nella loro gravità, questo giornale ha iniziato una forte campagna d'informazione accompagnata da alcuni punti fermi. L'accertamento dei fatti penali e politici, la revisione della gestione dei rifiuti e il ripensamento della politica industriale lucana, le immediate dimissioni dalla giunta degli assessori Restaino e Mancusi. Il Partito Democratico sulle prime ha cercato di far muro per non farsi imporre l'agenda. Ma in un partito di massa dirigenti e militanti non sono automi e quel senso comune alla fine è passato. Sono stati giorni lunghi come mesi. Con Restaino abbiamo duellato ma abbiamo anche dialogato fornendo luogo di discussione. Abbiamo fornito atout e formule. Ci siamo persino permessi l'azzardo utopico di adoperare il centrodestra come risorsa aperta di un’eventuale giunta istituzionale, il moderato Pagliuca non si è sottratto alla discussione e oggi ne trae le sue amare conclusioni. Per ruolo e gravità del momento abbiamo pigiato spesso i pistoni sulla tromba della fretta, adoperando colorite espressioni che hanno conquistato consenso.
Ora chi doveva ha scelto. Che dire? La beatificazione del Restaino dirottato fa parte della liturgia. Margiotta aspetta e liquida con una battuta velonosa “i quarant'anni di impegno istituzionale” di Vincenzo Viti che da abile attore consumato ringrazia in un perfetto copione da oratorio di Santa Dorotea.
La questione è che ai nastri di partenza, Viti, anziano cancelliere del regno e umanista di buone scritture e letture, come assessore alla cultura lucano non si discute. Non teme polvere di accademia, per Matera capitale può essere un ulteriore valore aggiunto, senza dimenticare che il suo penultimo impegno istituzionale all'agricoltura ha lasciato buoni ricordi. A Lauria invece sono ore di giubilo tra Rocco Papaleo che trionfa a Sanremo e Marcello il germano dei Pittella che finisce un insopportabile purgatorio, messe di consenso lo portano al governo su fronti cruciali e determinanti di progresso e si spera che non fallisca gli scopi che si prefigge.
Poi le conferme. Su Rosa Mastrosimone mi tocca far autocritica. Ne diffidavo sulla cultura e invece è stata proprio lei a recepire la proposta partecipata sui Beni culturali formulata dall'avvocato De Ruggeri che attraverso il Quotidiano ha preso forma di legge regionale. Paradossalmente, la volitiva assessore-segretario ha impattato abbastanza male nel complesso mondo della formazione. Ora la prova dell'Agricoltura e della montagna sono decisivi in momenti che regolamenti europei e crisi di sistema hanno bisogno di chi, come lei, ama avere relazioni corte e dirette con gli utenti. Vilma Mazzocco, a quanto pare, è miracolata dalle circostanze. L'ambiente è una ferita aperta che ha bisogno di gran cure e di nuova pace sociale. Conserva delega e blasone l'assessore Martorano alle prese con le razionalizzazione delle vacche magre. Un assessore politico e che non fa mistero di voler guidare il capoluogo di Regione deve portare al suo partito di riferimento (il Pd) buoni risultati, costi quel costi. Resta in squadra Agatino Mancusi, che tra Pertusillo e Fenice non ha mostrato di aver le idee molto chiare. Un equilibrio centrista poggiato su qualche coetaneo di Speranza, che pur c'era, meglio avrebbe inquadrato le attese. Unico consigliere crociato, ora Agatino avrà le infrastrutture. Nonostante l'ottimismo del governatore il quadro è fosco. A leggere i report europei dei 50 miliardi stanziati per il nostro Sud ci sono solo briciole. Fino al 2030 non c'è nessun progetto sotto Napoli. Si parla di project bond ai privati che alle nostre latitudini significa il nulla, tranne che il Memorandum si palesi nella sua forma di Golem montiano ben pagato dalle compagnie. L'ora è difficile, due giovani lucani su tre non hanno lavoro, circa un terzo dei nostri paesi rischia di scomparire nei prossimi trent'anni.
Alla nuova giunta buon lavoro e buona fortuna. Noi, speriamo che siano idonei a creare una nuova èlite capace di osare e lasciare qualcosa, persone per le quali, come scrive un pensatore di successo: “La parola testimonianza non evoca il processo penale, ma la capacità di fare onore alle proprie idee”.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?