Salta al contenuto principale

Delitto Gianfredi,la rabbia
della famiglia: «Basta, vogliamo giustizia!»

Basilicata

«All’inizio eranosulla buona strada poi le indaginisono deviateperchè qualcuno,pm e forze dell’ordine,volevano colpireMichele Cannizzaro»

«Cossidente dica chi gli ha dato i soldi. Prima di morire P

Tempo di lettura: 
3 minuti 42 secondi

POTENZA - «Vogliamo giustizia, chiarezza. Basta col fumo che alimenta speranze e frustrazioni. Basta chiacchiere. Basta insulti, speculazioni e strumentalizzazioni. Basta. Vogliamo risposte altrimenti preferiamo il silenzio. Intanto grazie a tutti: grazie magistrati, grazie alla polizia e grazie pure a Don Cozzi. Cosa avete fatto in tutti questo tempo? Quindici anni sono serviti soltanto a infangare il nome di un morto e dei suoi figli».
Non è una voce accomodante quella dei parenti delle vittime dell’agguato di Parco Aurora, il misterioso duplice omicidio di Pinuccio Gianfredi e Patrizia Santarsiero, uno dei fatti più cruenti della storia criminale lucana degli ultimi vent’anni, che ha scosso nel profondo la coscienza del capoluogo. Le sorelle di Pinuccio, il nipote e i figli, che erano in macchina con il padre e la madre quella sera maledetta del 29 aprile del 1997 quando un commando si è materializzato sotto la loro casa di via Livorno, hanno scelto di parlare con una voce sola. Sono i Gianfredi e di cose da dire ne hanno tante a partire dalle dichiarazioni degli ultimi collaboratori di giustizia dell’antimafia e all’anno che è trascorso da quando la Procura della Repubblica di Potenza ha chiesto l’arresto di tre persone considerate a vario titolo mandanti ed esecutori del duplice omicidio. Quella richiesta sarebbe stata rigettata e da allora il fascicolo è fermo nelle mani dei pm di Salerno.
«Ci sono troppi punti oscuri in quesa vicenda e mai nessuno è venuto a darci una spiegazione. Perchè non andiamo a chiederle? Una volta siamo andati a prendere una notifica in Questura e per poco non finiva male. Ci hanno detto che lì non si poteva di gridare ma noi siamo i parenti di due vittime senza giustizia. Non abbiamo più fiducia per come sono andate e come stanno andando le cose».
Che idea vi siete fatti delle dichiarazioni di Alessandro D’Amato e Antonio Cossidente? Il primo si è accusato di aver sparato mentre il secondo di aver organizzato l’agguato.
«E come mai non fanno questi arresti? Come mai li hanno messi nella stessa cella? Cossidente dice che l’omicidio è stato fatto per avere la supremazia criminale, ma a noi serve la verità: quanti soldi ha preso? Lo dice D’Amato che aspettavano le valigie di soldi. Chi glieli ha dati? Poco prima di morire Pinuccio temeva di essere arrestato. Un giorno aveva visto troppa polizia attorno a casa sua, lo avevano circondato: in divisa e in borghese. Allora ha prelevato i soldi dalla banca e ha affidato l’oro a una persona di cui si fidava. Quei soldi e quei gioielli non li abbiamo più visti. Gli investigatori lo sanno che fine hanno fatto? Si può sapere che ne pensano?»
Cossidente nelle sue dichiarazioni ha detto che sarebbe stato Carmine Guarino, l’imprenditore che ha fatto condannare per usura Renato Martorano, a prendere l’oro.
«Allora perchè non le ha dette queste cose visto che accusa a destra e a manca? Quando è morto Pinuccio i primi quindici giorni veniva sempre poi non s’è più visto. Era di casa ed è scomparso. Che ne ha fatto con quei soldi? Chi ha pagato? A noi nel ‘97 sono stati sequestrati dei documenti e ancora non ci sono stati restituiti. Abbiamo chiesto di riaverli e non c’hanno nemmeno indicato quelli che hanno e ora la casa in via Livorno è finita in un fallimento e rischiamo di perderla. E le indagini? Si sono fatti la guerra tra pm e tra forze dell’ordine a spese nostre. A un certo punto sembravamo noi i carnefici. Ci hanno usato per accusare il marito del pm Felicia Genovese, il dottor Michele Cannizzaro, ma se era davvero lui il mandante la sera prima dell’omicidio si sarebbe fatto vedere? Era il nostro medico da vent’anni».
Chi vi ha aiutato in tutto questo?
«Nessuno. Ci hanno negato i soldi per l’affido dei bimbi. Anche l’assegno per i parenti delle vittime di mafia, però Pinuccio non era mai stato in carcere. Hanno detto che era un boss ma i mafiosi prima o poi non finiscono in galera. Anche Don Marcello Cozzi. Un ultima cosa: Don Cozzi sappia che per onestà dovrebbe riscrivere il suo libro. La storia dell’acido per sciogliere il corpo di Elisa Claps è stata un’offesa gratuita e se mai ci sarà un processo la sua presenza non sarà gradita. Non si è mai fatto vedere una volta. Forse ci sono vittime di serie A e vittime di serie B?»

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?