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Nel Reggino 281 attentati agli amministratori in tre anni

Basilicata

Il bilancio degli ultimi tre anni formulato dal comandante provinciale dei carabinieri, Pasquale Angelosanto: «C'è una crescita del fenomeno intimidatorio rispetto all'anno precedente»

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Negli ultimi tre anni sono stati 281 gli attentati, danneggiamenti e intimidazioni contro gli amministratori pubblici della provincia di Reggio Calabria. I dati sono stati resi noti dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Pasquale Angelosanto, nel corso del suo intervento al convegno sulla zona grigia a Reggio Calabria. «Lo studio del fenomeno – ha detto Angelosanto – evidenzia un’evoluzione complessiva crescente tra il 2008 e il 2010, per poi subire un’inversione di tendenza nell’anno 2011. Il picco più elevato si è registrato nel 2010 con 88 attentati-danneggiamenti». Nel suo intervento Angelosanto ha citato diversi casi di intimidazioni subite da amministratori pubblici. Ad esempio la lettera ricevuta dal sindaco di Rosarno e firmata dal detenuto Rocco Pesce, esponente dell’omonima cosca. Nelle conclusioni, il Comandante provinciale dei carabinieri ha sostenuto che «gli attentati, le pressioni, le minacce e le più diverse forme di intimidazione possono essere motivati da diverse finalità, tra cui la necessità di vincere la resistenza degli amministratori ai tentativi di condizionamento, controllo e ingerenza; esercitare ritorsioni per il mancato rispetto degli accordi tra politici e mafiosi». «A seconda delle causali, diversi sono gli atteggiamenti - ha proseguito – del pubblico amministratore, il quale ha davanti a sè diverse opzioni: denunciare il fatto e collaborare con le forze di polizia e con la magistratura; presentare formale denuncia senza offrire alcuna collaborazione, non potendosi sottrarre alla presentazione alle forze di polizia, sia per il clamore dell’accaduto sia per gli aspetti relativi al risarcimento del danno; non denunciare il fatto, soccombendo alla pressione mafiosa egli stesso e con lui l’ente di appartenenza». «La valutazione che mi sento di trarre – ha concluso Angelosanto – riguarda l’unica soluzione che il pubblico amministratore può praticare, allorquando si trova di fronte a fatti come quelli prima esaminati: la 'denuncia e la collaborazione con le forze dell’ordine e con la magistratura. Altre scelte non pagano perchè rendono l’amministrazione schiava, asservita alla 'ndrangheta per sempre e quindi assoggettabile a provvedimento di scioglimento».

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