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Gli strozzini del Vallo.
Chiedevano interessi fino al 1000%

Basilicata

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LAGONEGRO - Militari della Guardia di Finanza di Lauria e del Nucleo Investigativo dell’Arma dei Carabinieri di Lagonegro, nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Lagonegro, Francesco Greco, hanno tratto in arresto, all’alba di ieri, in Nemoli, Padula, Lauria e Capaccio, quattro soggetti ritenuti responsabili dei reati di usura ed associati presso la casa circondariale di Salerno e Sala Consilina, una quinta persona a Lauria è risultata irreperibile. In particolare, le misure cautelari eseguite ieri hanno riguardato i seguenti indagati per usura: Mario Garofalo 44enne di Nemoli, Felice Balsamo 58enne di Padula, Pietro Maio 58enne e Antonio Russo 66enne, entrambi di Capaccio. Le indagini hanno avuto inizio nello scorso mese di maggio da parte dei carabinieri di Lagonegro, a seguito di una denuncia di un professionista del lagonegrese, che hanno portato così alla luce un pericoloso sodalizio criminale, dedito all’usura.
Alla conferenza stampa tenutasi ieri mattina presso il Tribunale di Lagonegro erano presenti il Procuratore capo Vittorio Russo, il sostituto Francesco Greco, il colonnello della guardia di finanza di Potenza, Antonio Granata, il capitano della compagnia carabinieri di Lagonegro, Luigi Tanagro Salvati e il capitano della compagnia della GdF di Lauria, Salvatore D’Elia. Il Procuratore capo di Lagonegro, Vittorio Russo, ha sottolineato che grazie «all’importante sinergia tra i carabinieri di Lagonegro e i militari della guardia di finanza di Lauria è stato possibile raggiungere il buon risultato dell’operazione». Il pm Francesco Greco oltre a rivolgere un appello a tutte le persone, che potrebbero essere coinvolte, di collaborare ha messo in evidenza che «la particolarità delle indagini è che è venuto fuori uno spaccato della società, un tessuto sociale che è in grande difficoltà e che si tratta di una pratica molto diffusa nella realtà lagonegrese». Ancora il colonnello Granata alla luce dei risultati ottenuti ha ribadito dopo averlo sostenuto circa due anni fa al suo arrivo al comando provinciale di Potenza che “la Basilicata non è proprio quell’isola felice che si è soliti pensare”.
Alla conferenza ha partecipato anche don Marcello Cozzi, dell’associazione antiusura “Interesse uomo”, a cui è stato riconosciuto il merito di aver avvicinato agli investigatori numerose vittime che si erano rivolte ai suoi centri d’ascolto nella zona. La sinergica attività posta in essere dai militari dell’Arma, ha consentito di raccogliere numerosi elementi probatori, scovando un’organizzazione criminosa, operante nel territorio del lagonegrese con ramificazioni nel Cilento, del Vallo di Diano e nell’alto Tirreno cosentino, che praticava prestiti di somme di denaro per i quali sono stati riscontrati tassi usurari superiori anche al 1000% annuo e mediamente pari al 100% mensile. Le attività investigative scaturite dalla denuncia di una nota commercialista che esercitava proprio a Lagonegro sono state confermate da venticinque vittime costrette nella morsa dei loro aguzzini, che hanno trovato il coraggio di confidare ai militari il loro dramma, hanno fornito fondamentale contributo per debellare il sodalizio criminoso e porre le necessarie premesse per avviare gli ulteriori accertamenti. Ma in totale i soggetti presi di mira sarebbero quasi il doppio, una cinquantina.
L’usura praticata si è concretizzata prevalentemente nella concessione di prestiti mediante consegna all’usuraio di un assegno bancario con la corresponsione di un valore già decurtato dell’interesse mensile anticipato. Per tale meccanismo, ma anche per la più semplice erogazione di prestiti in denaro - non garantiti da un assegno – gli usurai hanno impiegato oltre un milione di euro capitalizzando interessi pari a oltre due milioni di euro, per un valore economico totale di tre milioni di euro.
Gli ingenti profitti dell’usura, venivano garantiti dagli usurati con immobili, polizze assicurative sulla vita, conti bancari, rapporti postali, investimenti in titoli finanziari che alla fine diventavano patrimonio degli usurai.
In concreto sempre a partire dalla denuncia della prima vittima che ha scelto di rivolgersi alle forze dell’ordine, a maggio dell’anno scorso, si è sviluppata una serie di accertamenti, eseguiti mediante intercettazioni telefoniche oltre alle tradizionali tecniche investigative, come appostamenti, osservazioni e controlli bancari e documentali, che hanno permesso di appurare come gli indagati sopra menzionati fossero dediti a traffici loschi. Il risultato ha confermato l’esistenza di un mercato usuraio particolarmente esteso e diffuso al punto da presentarsi come valido e tempestivo sostituto agli istituti bancari, capace di fronteggiare le esigenze di liquidità dei commercianti applicando tassi notevolmente superiori a quelli di soglia.
Le attività investigative, coordinate dalla locale Procura, hanno quindi permesso di ricostruire le modalità di concessione dei finanziamenti, nonché gli effettivi rapporti tra gli usurai-finanziatori, gli usurai-intermediari e vittime finali. Secondo un modus operanti gli usurai finanziatori per evitare di essere individuati non avevano mai avuto contatti diretti con le vittime se non tramite membri dell’organizzazione che fungevano da intermediari e/o procacciatori di clienti. Le articolate e complesse indagini avrebberp consentito anche di individuare in particolare due persone considerate molto pericolose, che sarebbero state a capo di una vera e propria organizzazione criminale, e operavano, quali centri di finanziamento, servendosi di solidali, che, in qualche caso, erano a loro volta oggetto di usura, quindi si incaricavano di procurare i clienti tra piccoli imprenditori, professionisti e pensionati che, nell’attuale momento storico, si vengono a trovare in momentanee difficoltà economiche, sperando di alleviare la loro stessa situazione.
La Procura di Lagonegro ha quindi formulato la richiesta di applicazione di misure cautelari in carcere nei confronti dei cinque indagati, richiesta accolta dal Gip del Tribunale, e ha già annunciato che a parte le ultime formalità il grosso dell’indagine è già chiuso. Per il solo indagato Balsamo è stata disposta la detenzione presso il carcere di Salerno – Fuorni, mentre gli altri saranno ospitati a Sala Consilina. Le ordinanze eseguite all’alba di ieri, vanno dunque ad integrarsi con le altre undici ordinanze già eseguite nei mesi di luglio e ottobre dell’anno appena trascorso, accertando altre venticinque vittime usurate. Quindi il bilancio salirebbe in totale a 16 ordinanze eseguite a fronte di cento vittime accertate, ma sembra che in realtà il conto andrebbe aggiornato perchè è stato dimostrato che spesso in più usurai si “accanivano” sulla stessa preda. L’operazione costituisce un’ulteriore indagine di rilievo in materia di usura portata a termine dal Procuratore Vittorio Russo e dal sostituto Francesco Greco, anche grazie alla professionalità ed alle competenze specialistiche che l’Arma e dei carabinieri e la Guardia di Finanza, quale Corpo di polizia economica finanziaria, ha apportato con efficace determinazione all’esecuzione delle indagini. Con tale determinazione, l’ufficio giudiziario di Lagonegro si è detto pronto a continuare la sua attività di contrasto a tutte le attività delittuose, in particolare quelle tipiche della criminalità economica, anche per l’insidia che portano al tessuto economico locale con l’immissione di capitali di origine illecita.

Emilia Manco

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