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Siano le donne a liberare la Calabria

Basilicata

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di CATERINA SORBARA

ESIMIO direttore, lodevole è la sua proposta di dedicare la giornata della donna a Giuseppina Pesce, Maria Concetta Cacciola e Lea Garofalo. Ancor più lodevole perché viene da un uomo. Essere donna in Calabria è già difficile di per sé, la nostra è una società ancora fortemente maschilista dove la donna deve lottare, lottare e ancora lottare per portare avanti le sue idee, per conquistarsi un ruolo, un posto in qualsiasi ambito. Spesso gli ostacoli più grandi provengono dall'interno delle proprie famiglie, non per niente un filosofo francese diceva: “famiglie io vi odio”. Spesso è la famiglia stessa che ti ostacola, che cerca di tagliarti la strada perché vuole relegarti nell'atavico ruolo di custode del focolare. Se una donna “emerge” secondo l'immaginario collettivo è perché è l'amante di. o la parente di. Tutto ciò si accentua nelle famiglie 'ndranghetiste dove la donna può solo essere moglie e madre, dove la libertà non esiste. Da sempre penso che la donna calabrese è forte, ha una marcia in più rispetto alle altre. La donna calabrese non getta mai la spugna, non si arrende, lotta fino alla fine e se mai dovesse cadere trova sempre un appiglio per rialzarsi, continuare a lottare e vincere. Io non ho mai creduto alla storia della donna calabrese che ingerisce di sua volontà l'acido muriatico e l'ho più volte ribadito apertamente anche attraverso i miei scritti. Maria Concetta Cacciola e le altre donne vittime dello strapotere 'ndranghetista e maschilista non sono morte invano, stanno ancora lottando insieme a noi perché diventeranno il simbolo di una lotta per un futuro migliore, per una Calabria libera dai tentacoli della 'ndrangheta. In ogni angolo della Calabria è giusto che la donna sia finalmente libera si decidere della sua vita, libera anche di ribellarsi, libera di lottare, scrivere, amare. Mi auguro che questo 8 marzo diventi un punto di partenza, di lotta per tutte le donne calabresi, per un futuro veramente rosa, finalmente donna. P.S. Che siano le donne a “dendranghetizzare” la Calabria!

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