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Insieme possiamo farcela

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 44 secondi

di ANNA MARIA SCARFO’

ECCOMI di nuovo qua. Sono Anna Maria Scarfò, la donna che continua a sopravvivere nonostante gli ostacoli. Oggi ho deciso di scrivervi nel giorno della festa della donna. Avrei tanto voluto essere lì con voi, ma vivo in una posizione delicata.
Oggi ci sono delle donne che festeggiano la festa della donna; invece c'è chi non la vive: non perché non vogliono viverla, ma perché ancora oggi ci sono donne che hanno dentro di sé qualcosa che le distrugge: DONNA è una parola forte e bella, ma che troppe volte ci fa soffrire e fa paura, fa male perché ancora oggi c'è chi non l'apprezza, ma la usa, la distrugge, non la fa sentire importante.
Donne che diventano succubi degli uomini... io che come tutte le donne da piccola sognavo di diventare grande e avere una vita bellissima... sognavo il principe azzurro e credevo nell'amore e nei sogni. Sogni distrutti da chi? Da un uomo che alla tenera età di 13 anni mi ha ingannata con le sue parole, perché a 13 anni non si può pensare alla cattiveria degli uomini, ma si pensa a vivere la propria adolescenza e i primi amori come tutte le ragazzine. Invece no. Da quell'11 marzo del '99 sono cambiate tante cose. Perché io mi sono fidata di quell'uomo che sembrava il mio principe azzurro e invece si è trasformato in un orco. Ha cambiato la mia vita: sono diventata il suo giocattolo da maneggiare quando voleva. Il 4 aprile del '99 è iniziato il mio incubo: sono stata violentata, usata e distrutta. Mi è stato rubato tutto. Dopo tre lunghi anni di sofferenze ho fatto una scelta che mi è costata tanto: avevo 15 anni quando ho detto BASTA. E se ho avuto la forza di farlo, è stato per un'altra donna, mia sorella, che era più piccola di me, e per niente al mondo avrei permesso al branco di rubarle i suoi sogni e la sua adolescenza come è stato fatto a me. E vi posso assicurare che dal giorno in cui ho deciso di ribellarmi e di dire basta, sono stata condannata dal mio stesso paese, perché in Calabria non si sfida l'omertà, e se decidi di farlo succede quello che è successo a me.
Però oggi posso dire di non essere più sola, perché tante donne si stanno occupando di me e intorno a me ci sono tante associazioni che hanno creduto in me.
Io sono diventata la MALANOVA del mio paese, la cattiva notizia. E come tutte le cattive notizie, dovevo pagare. Ma io ho pagato e sto continuando a pagare tutt'oggi; ma una cosa è certa: io non mi sono mai arresa, ho sempre creduto in me e nella mia volontà di andare avanti. Ho creduto nella forza delle donne e soprattutto nella donna che sono diventata, ancora troppo bambina.
Ma io ce l'ho fatta. Oggi ho 25 anni e sono libera di raccontare ad altre donne la mia storia, che non è stata facile. Ma me la sono ripresa, dopo tanti anni, ho ritrovato quello che ormai avevo perso da troppo tempo: ho ritrovato il mio corpo, e vi assicuro che non è stato facile accettarlo. Perché non riuscivo ad accettarmi, lo sentivo ancora rubato e "sbruttato" e cambiato. Ma ho lottato con tutta la mia forza per non farmi prendere dalle paure e dalle vergogne, e ho capito che io come donna ce l'ho fatta.
Oggi ho deciso di scrivervi queste parole perché credo che noi donne tutte insieme possiamo farcela, e non dobbiamo mai farci prendere dalla paura o dalla vergogna di raccontare una violenza subita, perché se entriamo a far parte del mondo in cui dobbiamo stare in silenzio per paura o per omertà, ci portiamo dentro un male che vi assicuro che distrugge giorno dopo giorno, se ci va bene. Perché ogni giorno si sente parlare di donne uccise dall'ex, donne violentate e ammazzate...
Quindi io mi ritengo fortunata per essere viva e libera, così posso continuare la mia lotta per me e per tutte le donne che non hanno avuto il coraggio di denunciare.
Vi dico questo perché vi voglio ricordare che la forza delle donne esiste. Credete in voi, non abbiate mai paura di sfidare l'omertà, perché avrete sempre qualcuno che vi aiuterà.
Fate come me, che oggi sono viva e libera, anche se distrutta da tutto il male che mi hanno fatto. Ma nello stesso tempo sono felice di avercela fatta a dire basta a tutto ciò che mi stava accadendo.
Vi faccio tanti auguri, a tutte voi. Donne possiamo farcela.

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