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Se finisce a "Pane patta e pace"
Quando c'è feeling tra Matera e Potenza

Basilicata

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E va bene che se si fa base al Cibò, l’aria di casa è normale. Con un oste come Peppone Calabrese e un altro padrone di casa come Rocco Catalano, ci vuole poco a trasformare un’idea in una serata da replicare. Di quelle che solo a pensarci ti viene da ridere. E sì che per settimane, sul tema, in Basilicata hanno costruito una profonda polemica. “Pane, patta e pace”, hanno chiamato così l’appuntamento. Che suona anche come «ma siamo sicuri che Potenza e Matera non riescano a dialogare?».

Con ordine, si parte da una locandina pubblicata su Facebook alcuni giorni fa. Se a far carte è un materano doc, che però di Potenza è innamorato (e ogni tanto Giuseppe Tralli lo ammette anche), basta un giro di telefonate per organizzare un evento delizioso. Appuntamento, in un sabato sera, tra i tavoli della vineria di Santa Croce, quella dove ti danno le coperte se vuoi andare fuori a chiacchierare, ché sempre nel capoluogo più alto di Italia ci si trova. Giornalisti, avventori abituali, un po’ di amici, un deputato che la vicenda l’ha fatta propria in parlamento - Salvatore  Margiotta - e pure il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero. Peccato mancasse l’omologo materano, impegnato in precedenza. Ma dalla città dei Sassi, la spedizione era di quelle importanti. Pasquale Di Pede cantautore e cantastorie l’ha inserita proprio  tutta la Basilicata nelle sue canzoni. Racconta in materano stretto, che se non sei del posto potresti aver bisogno di un aiuto (ma, in fondo, dove non accade?). Canta il terremoto di Balvano, le montagne arroccate, come la cena tra i Sassi e lo struscio di piazza Vittorio Veneto. Il pane, invece, quello buono per davvero, lo aveva portato Gianni Schiuma, direttore del consorzio del pane di Matera. L’onore del taglio al sindaco del capoluogo: Santarsiero ne ha guadagnato un pezzo in dono, il resto è servito a cucinare. Se serata di pacificazione doveva essere, prevedibile un menu bipartisan: ciambotta potentina, ciauledda materana. La chiusura? Versione homevideo di “Se Matera avesse il mare”, il corto che ha spopolato su You Tube nei giorni dello scontro politico tra le due città: con la Provincia di Matera da sopprimere, secondo il decreto del governo Monti, c’è chi ha pensato che fosse meglio chiedere asilo alla Puglia, piuttosto che passare sotto insegna potentina. Il video di  Vito Cea, con Antonio Andrisani nel ruolo del protagonista, ne parla con ironia, giocando su «quell’atteggiamento un po’ dimesso che spesso non consente ai lucani di costruire davvero».   O quanto meno lascia troppo spazio al potere. In attesa del sequel (annunciato per lunedì, si intitolerà “Se Matera avesse le montagne”), prima di riderci ancora su, resta il bilancio (positivo) di una serata particolare. Imprenditori, giornalisti, amici, politici, hanno discusso delle due città, della classe dirigente, di quotidianità e tessuti sociali, di modi diversi di vivere – se non altro per contesto – la presenza dei palazzi del potere.  Sarà stato l’Aglianico - che da queste parti accomuna un po’ il sangue e un po’ la storia - ma di scontro non c’era traccia. E se di identità si doveva discutere, la verità è che l’identità è stata vissuta, raccontata e condivisa. E twittata per tutta la sera. Il bilancio? Spetta, ma solo per caso, a Santarsiero. «E sì, una piacevole lezione di civiltà».  

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